Home / Recensioni / In sala / FRANKENSTEIN di Bernard Rose

FRANKENSTEIN di Bernard Rose

Frankenstein01Bernard Rose, il regista di Candyman – Terrore dietro lo specchio [1992], torna all’horror con Frankenstein, ennesimo rifacimento del classico della letteratura gotica di Mary Shelley, riletto – in questo caso – in chiave contemporanea e decisamente horror.

Ambientato nella Los Angeles dei nostri giorni, il Victor Frankenstein interpretato da Danny Huston è uno scienziato che, al culmine di una vita di ricerche, è riuscito a coronare il suo fantascientifico sogno di creare la vita dal nulla.

Non ridare la vita ad un corpo morto o accendere la scintilla vitale in una sorta di puzzle di parti anatomiche debitamente sezionate e ricucite insieme, ma creare dal nulla un essere vivente senziente. L’assolutezza della creazione di Frankenstein trova il suo mezzo ideale in una sorta di stampante 3D, attraverso cui Victor, sua moglie Elizabeth [Carrie-Anne Moss] e il suo assistente riescono a “produrre”, a “realizzare”, un giovane dall’aspetto dolce e pulito, quasi angelico [Xavier  Samuel di The Twilight Saga: Eclipse].

La creatura è in tutto e per tutto un neonato che deve apprendere dalle uniche tre persone con cui ha contatto: non sa parlare, muoversi, né cibarsi autonomamente. Ed è attraverso lo stretto legame che verrà a crearsi con Elizabeth, madre acquisita della creatura, che il nuovo arrivato inizierà a rapportarsi con il mondo esterno che, per lui, si non si estende oltre qualche stanza pseudo-ospedaliera e un corridoio.

L’esperimento di Victor, però, dimostra dopo poco una grave contro-indicazione: il tessuto epiteliale della creatura viene colpita da un piccolo sarcoma che quasi subito degenera, donando al ragazzo un aspetto mostruoso. Mentre gli scienziati rispondono freddamente alla cosa pianificando di togliere la vita alla loro creatura per ricrearne una tutta nuova e ricominciare tutto da capo, l’essere creato in laboratorio, ormai del tutto consapevole del suo “esistere”, si ribella, uccidendo uno dei suoi creatori e scappando via.

Il Frankenstein di Rose segue pedissequamente i punti salienti di altre rielaborazioni della storia originale, diventati caposaldi del Genere horror, come l’omonimo film di James Whale [del 1931]: si va dal pericolo incontro della creatura con una bambina, all’amicizia nata con un non vedente, qui addirittura interpretato proprio dal Tony Todd di Candyman.

La storia, raccontata in prima persona dalla voce del mostruoso protagonista – con una struttura sintattica fin troppo “alta” e letteraria, che davvero stona sia con un protagonista che da poco ha imparato le basi del linguaggio e della comunicazione, sia con le immagini a cui il voice over fa da cornice.

E assai problematici, in alcuni casi imbarazzanti, sono i dialoghi [per lo meno quelli riadattati nell’edizione italiana del film], che in più di un punto rasentano il ridicolo involontario, arrivando purtroppo un po’ a smontare tutta una serie di collegamenti con tematiche serie come i rapporti tra morale e scienza in materia di genetica.

Peccato, perché per il resto il calare l’avventura del “moderno Prometeo” negli sporchi e pericolosi sobborghi di Los Angels, abitati da senzatetto, prostitute e delinquenti, riesce a donare alla storia una veste assolutamente credibile e centrata, pur spogliandola della sacralità del gotico. E assolutamente godibili sarebbero stati i toni splatter e gore con cui Rose decide di vestire la sua versione di Frankenstein, un senso dell’orrido strabordante, che rimanda a produzioni di serie B tipiche delle annate ’80 e ’90, che trovano poi coronamento nel deforme e ormai inumano corpo del mostro, dotato di una forza sovra-umana che quasi lo rende simile ad un eroe da cinecomic.

Così come vincente risulta la trovata di sommare all’originale mito di Prometeo, quello di Edipo, martirizzando anche l’anima della creatura con un desiderio [inizialmente solo emotivo] di una madre in verità mai avuta.

Tante le frecce all’arco di Rose, quindi, ma in definitiva il suo Frankenstein si dimostra, per chi scrive, un esperimento riuscito solo in parte.

Luca Ruocco

FRANKENSTEIN

2.5 Teschi

Regia: Bernard Rose

Con: Xavier Samuel, Carrie-Anne Moss, Tony Todd, Maya Erskine, Danny Houston

Uscita in sala in Italia: giovedì 17 marzo 2016

Sceneggiatura: Bernard Rose

Produzione: Summerstorm Entertainment, Eclectic Pictures

Distribuzione: Barter Entertainment

Anno: 2015

Durata: 90’

InGenere Cinema

x

Check Also

DYLAN DOG – SOGNI

Dall’8 marzo in libreria e fumetteria il volume che raccoglie tre storie ...