Home / Recensioni / Festival / ROAD TO RUINS 2014: l’arte che cambia il mondo

ROAD TO RUINS 2014: l’arte che cambia il mondo

logoRTR2014E’ iniziato il 9 maggio, il Road to Ruins, festival musical-cinematografico tra i più interessanti d’Italia. Cinque i documentari in programmazione per la prima giornata e, tra una proiezione e l’altra, le presentazioni di due volumi, Lo stivale è marcio, di Claudio Pescetelli, che affronta in maniera approfondita gli eventi che hanno caratterizzato il periodo punk-rock che va dal 1977 al 1980 e Noi conquisteremo la luna, di Federico Guglielmi, nel quale sono riproposti tutti gli articoli, le recensioni e le interviste, firmate dall’autore del libro, che riguardano il post-punk italiano nel periodo 1980-1985.

La kermesse è iniziata con la proiezione del documentario di Upendo Hero & Dr Farasi, Twende Berlin, del 2011.

Grazie alla collaborazione del gruppo musicale keniano degli Ukooflani e dello stesso Upendo Hero [una sorta di supereroe dalla testa a forma di cuore che diffonde il suo messaggio di amore per gli spazi pubblici], il regista esplora Berlino alla ricerca dei quartieri e degli spazi creativi occupati, interagendo con artisti, attivisti e anche semplici cittadini, cercando di capire come è perché il fenomeno della gentrification [traducibile come imborghesimento] è dannoso per le città e come potrebbe essere risolto.

Un documentario divertente per un viaggio, scandito dalle melodie degli Ukooflani, nelle svariate facce di Berlino.

Comrade Couture è stato il primo dei due documentari di Marco Wilms proiettati ieri. Il film, del 2008, ruota intorno al tema della creatività come elisir di lunga vita. Attraverso un salto nel passato, neanche poi così tanto lontano nel tempo, Marco Wilms ci riporta nella Germania est, all’ombra di quel muro che separava non solo la Germania ma un mondo intero, e ci racconta il fenomeno Chic, Charmant und Dauerhaft, etichetta della stilista Sabine von Oettingen, e della natura anticonformista di coloro che gravitavano intorno a questo fenomeno. Il fine era quello di provocare per poter conquistare quella libertà personale limitata, e spesso completamente negata, dalle severe regole del sistema socialista.

art warIl secondo documentario di Marco Wilms presentato è Art War. Il film è una anteprima italiana e, per l’occasione, era presente anche il regista. Art War è un incredibile viaggio nel cuore della rivoluzione egiziana, dalla caduta di Mubarak fino agli eventi del 2013, attraverso la street art e la musica. Il regista ha seguito per le strade del Cairo,da piazza Tahir al quartiere di Zamelek, diversi artisti tra i quali Ammar, uno street artist,  la cantante electro-punk Bosaina, il graphic designer Ganzeer e il cantautore Ramy Essam.

E’ stato lo stesso Marco Wilms a raccontare della nascita casuale del documentario. Inizialmente il regista era interessato a documentare gli avvenimenti politici che si stavano susseguendo in Egitto quando, ad un certo punto, si è accorto del fatto che gli artisti partecipavano diversamente alla rivoluzione; lo facevano attraverso quello che sapevano fare meglio e, soprattutto, attraverso i graffiti che, come ha detto Wilms, sono lo specchio della rivoluzione, realizzati nei luoghi della rivoluzione.

Marco Wilms ha rivelato inoltre come e perché, verso la fine delle riprese, ha deciso di fermarsi: ad un certo punto, il regime che ha sostituito quello di Mubarak ha iniziato a prendere di mira gli artisti che non si sono scoraggiati e anzi sono stati ancora più motivati nel portare avanti la loro forma di protesta, anche a costo della vita. Più volte hanno provato a rubare la camera e almeno in tre occasioni il regista è stato bersaglio di sparatorie nel quale, ci dice Wilms, non puoi mai sapere se sono proiettili veri o di gomma. In quel momento ha deciso di fermarsi.

A chiudere la prima delle tre giornate del Road to Ruins, due documentari italiani: Viva le Rock di Alessandro Valenti e Situazione di Alessandro Piva.

Viva le Rock è una sorta di fiction presentata come documentario; Alex, il protagonista, ha trentacinque anni e sta per uccidersi. A salvarlo la proposta di seguire una indie-rock band brasiliana scelta per aprire il concerto di Lou Reed. E’ grazie a questa possibilità concessagli che Alex riesce a rivivere un mondo immaginario anni ’70. Un viaggio costellato da Sex Pistols, Sid Vicius e Johnn Thunders. E’ la musica, il rock, che alla fine salverà Alex.

Diverso il documentario di Alessandro Piva. Situazione, presentato al BIF&ST, racconta di un fenomeno culturale e musicale che prende vita nel 2002 in Salento, il Farfly. Un fenomeno che da essere una sorta di raduno per pochi si è trasformato ed evoluto in quello che è tutt’ora, un rave, una festa organizzata nei minimi dettagli che riunisce tantissimi giovani che si ritrovano a vivere una situazione diversa da quella che è la realtà quotidiana meridionale. Con SituazioneAlessandro Piva conferma il suo feeling con la Puglia; dopo La capa gira e Mio cognato, ambientati entrambi a Bari, l’autore di Pasta nera torna a parlare pugliese.

Ma il Road to Ruins è soprattutto musica, e musica è stata con i live set di Christian Rainer  e Holiday Inn. Christian Rainer ha presentato Turn Love to Video, progetto che ha visto la realizzazione di 13 opere video da parte di 10 video artist provenienti da tutta Europa da usare per i brani del suo album Turn Love to Hate. Rainer ha presentato inoltre, in anteprima, il suo nuovo album in uscita Any Kind of Drug Just for One Kind of Love. Il duo composto da Bob Junior e Gustav Gabor Barlenbach [Holiday Inn] fa del minimalismo acido il proprio punto di forza, una musica aggressiva e d’impatto, Una musica del futuro che sembra venire dal passato. Una perfetta colonna sonora per una vacanza di merda.

”L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo ma un martello per forgiarlo.”

Filippo Pugliese

 

InGenere Cinema

x

Check Also

MILIONARI di Alessandro Piva

Milionari è la storia dell’ascesa fino al declino del boss camorrista Marcello ...