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BEN HUR – La serie di Steve Shill

BENHUR1Quando un film, tratto da un romanzo, riscuote un successo straordinario, tanto da venir inserito nella categoria dei grandi capolavori della storia del cinema, è molto difficile che, in seguito, un altro regista sappia ripeterne il successo. È il caso di Ben Hur di William Wyler , del 1959, prodotto dalla Metro Goldwyn Mayer, tratto dal romanzo di Lew Wallace, Ben Hur – A tale of the Christ, del 1880.

Prima di Wyler, Sidney Olcott aveva diretto un cortometraggio, Ben Hur, del 1907, seguito poi da Fred Niblo che nel 1925 aveva diretto il film muto Ben Hur. Il capolavoro di Wyler è indimenticabile perché ricercato, minuzioso, attendibile, e molto fedele alla storia. Cimentarsi di nuovo in un’impresa simile è davvero complicato, poiché, in ogni caso, il paragone con il celebre film di Wyler ci sarà sempre, e tenderà a smorzare la fatica spesa da chiunque verrà dopo.

A vestire i panni dello sfidante di turno è Steve Shill, regista televisivo [Obsessed, I Tudors, Dexter, Law & Order], che ha diretto un telefilm dedicato alla figura del celebre combattente, a metà tra un servo forte e ubbidiente e un gladiatore astuto e conquistatore.

I secolo dopo Cristo, in Giudea. Judha Ben Hur [Joseph Morgan]è un nobile ebreo ancora bambino. La sua infanzia è arricchita dalla presenza di Messala [Stephen Campbell Moore], destinato a diventare tribuno romano. Gli anni passano, e Messala ricopre il suo ruolo di tribuno con autorità, mentre Giuda conosce la sua promessa sposa, Esther [Emily VanCamp], la figlia di Simonide [Simón Andreu]. L’ingenuità e la spensieratezza dell’infanzia sono solo un ricordo. Un giorno Valerio Grato, console dell’impero romano, viene colpito da una tegola staccatasi da una grata di un balcone sulla quale era poggiato Giuda. Messala, ora comandante delle legioni, accusa subito il vecchio amico, che verrà arrestato, e, con lui, la madre Miriam [Alex Kingston] e la sorella, Tirzah [Kristin Kreuk], tutti e tre condannati a morte.

BENHUR2Giuda, però, sarà risparmiato, ma verrà obbligato ai lavoratori forzati. Durante un viaggio in nave, dove con altri schiavi è costretto, a denti stretti, a fare il vogatore in catene, la nave viene attaccata dai pirati, e affonda. Giuda, a cui non sono stati legati i piedi ai remi, si salva, e si ritrova a salvare la vita anche al console romano Quinto Arrio [Ray Winstone], caduto in mare. Una volta a terra, il console, per riconoscenza, prima lo assume come schiavo, e poi lo adotta, destinandogli tutti i suoi beni. Qui Giuda conoscerà Athene [Lucía Jiménez], una bellissima prostituta, nonché spia, con la quale conoscerà la sessualità. Alla morte di Quinto Arrio, divenuto ricco, Giuda decide di tornare in Giudea. Qui incontra suo suocero Simonide e Esther, che lo ha aspettato, nonostante la proposta di matrimonio di David [Mark Warren], un ricco mercante di Antiochia. Giura vendetta a Messala, per aver condannato sua madre e sua sorella, e infatti lo affronterà nella corsa delle bighe. Ben presto però scoprirà che sua madre e sua sorella sono vive…

Scritto da Alan Sharp e prodotto nel 2010 dalla Alchemy Television Group e Drimtim Entertainment, Ben Hur è un telefilm che pecca di troppa fedeltà agli schemi televisivi [è stato trasmesso da La7 nel settembre 2011] che impongono il massimo del sentimentalismo anche quando non dovrebbe trovarne spazio. Judha Ben Hur non dà l’idea di un dominatore, e non è né violento né particolarmente tenace. Sarà per i lineamenti delicati di Morgan, lontanissimi dal profilo squadrato e rude di Charlton Heston, per il suo viso troppo pulito [non certo alla Russel Crowe, per intenderci] per immaginarcelo spietato e assassino, e sarà perché, volente o nolente, il paragone con Charlton Heston viene da sé, e notiamo come anche nella recitazione, per niente naturale, ci siano lacune. Il problema qui non sta tanto nel muscolo in più o in meno [anche se va sottolineato che, in quanto lottatore, Ben Hur debba avere un fisico possente, che qui non c’è] ma nella capacità di raccontare una storia prescindendo da ciò che c’è stato prima e che verrà dopo. Insomma, Ben Hur non ha niente di originale, perché purtroppo vedendolo si assiste ad una rivisitazione in chiave un po’ moderna [i baci appassionati tra Ben Hur ed  Hester nel finale, come a chiudere una telenovela, con tanto di luce divina che spesso intercorre per ricordare, nelle vesti di Gesù, che gli uomini vanno perdonati perché non sanno quello che fanno, ad esempio] di una storia che andrebbe trattata con molte limitazioni. Come prodotto televisivo certamente risulta ben fatto, ma non ha la stoffa per essere apprezzato al di fuori degli ambienti pregni di fiction e telenovele di ogni sorta perché troppo striminzito. Non si avverte la voglia di rischiare, insomma, né di provare quantomeno a fare il salto.

Il film è stato girato in Marocco, e si avvale di un cast per la maggior parte emergente. Certamente si distinguono alcuni attori, ad esempio Stephen Campbell Moore nel ruolo di Messala, o Lucía Jiménez, attrice spagnola, molto brava nel ruolo della prostituta ammaliatrice, o Mark Warren, nel ruolo di David

Beh Hur è distribuito in DVD dalla Sony Home Entertainment, e si arricchisce di un contenuto speciale dedicato alla realizzazione del film.

Gilda Signoretti

 

Regia: Steve Shill

Con: Joseph Morgan, Stephen Campbell Moore, Emily VanCamp, Stephen Campbell Moore

Durata: 184’

Formato: Schermo panoramico 1.78:1 Anamorfico 16:9

Audio: Italiano Dolby Digital 5.1 – Inglese Dolby Digital 5.1

Distribuzione: Sony Pictures Television [www.he.sonypictures.it]

Extra: La realizzazione di Ben Hur

InGenere Cinema

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