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IL CIELO SOPRA BERLINO di Wim Wenders

ilcielo1“Quando il bambino era bambino se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere bambino. Per lui tutto aveva un’anima,e  tutte le anime eran tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo”.

È così che ha inizio Il cielo sopra Berlino, anno 1987, di Wim Wenders, con un primo pensiero, il primo di tanti, rivolto all’infanzia, quella fase in cui l’animo umano è puro, estraneo al peccato e al dolore, perché stupito e inebriato da tutti quegli elementi, cose, sapori, odori, persone, animali, gusti, che gli girano intorno, e dalla curiosità di venire a conoscenza del “tutto”. Ed è proprio a causa di questa loro attitudine che alcuni di loro riescono a vedere gli angeli, pur ignorandone le generalità.

ilcielo2Poi, una volta grande, ecco che il bambino sparisce, e al suo posto c’è un adulto, che ha perso l’equilibrio di cui aveva goduto, e si è fatto sormontare dagli eventi, da cui ha estrapolato solo le negatività, commiserandosi fino allo stremo. Eppure, “quando il bambino era bambino”, tutto aveva un senso, come anche chiedersi perché si sta al mondo, e darsi una risposta, pur stramba.

Il cielo sopra Berlino valse a Wenders il premio per la miglior regia al 40° Festival di Cannes, e a questo premio se ne aggiunsero altri, pur se di minor rilevanza.

Dopo un lungo periodo, durante il quale diede spazio alla sua creatività in America, Wenders scelse di dare adito ad una nuova avventura cinematografica ambientandola in Germania, precisamente a Berlino. Il motivo di questa scelta sta nella particolare personalità che contraddistingue Berlino, succube non solo della pesante sconfitta di una seconda guerra mondiale, da cui erano state tratte, inevitabilmente, tutta una serie di conseguenze, ma anche della guerra fredda, con l’elevazione del muro di Berlino. È per effetto della storia, come dello stile architettonico della città, unito al clima gelido, che Wenders proietta chi osserva in un viaggio metaforico dentro Berlino, convinto che, alla fine del film, ogni buon spettatore  non sarà più lo stesso, perché arricchito di quelle preziose considerazioni filosofiche che fanno bene alla coscienza. Berlino è spiata anche nei suoi luoghi sconosciuti, periferici, dove gli angeli e gli uomini si sentono più soli, ma anche più in pace con sé stessi, sicuri di non essere disturbati dagli assordanti ronzii e impellenze quotidiane del centro. Eppure, anche il suo punto principale ha una sua forte intimità: la colonna che ospita l’imponente Statua della Vittoria, sulla quale si poggiano gli angeli a scrutare il mondo terrestre, la Biblioteca di Stato, così anonima esteriormente e così esclusiva all’interno, ritrovo di studiosi, o semplicemente di solitari, ed anche di angeli, o i semplici marciapiedi, attraversati da tante persone pensierose, i cui ragionamenti sono intercettati dagli angeli, che condividono gioie e dolori.

Damiel [Bruno Ganz] e Cassiel [Otto Sander] sono due angeli. Vagano quotidianamente per la città di Berlino, osservando gli uomini, scrutandone i pensieri più nascosti, e osservandone le debolezze, spesso cause di drammatici episodi. Damiel, reduce da uno spettacolo circense, è rimasto folgorato dalla bellezza, esteriore e interiore, di Marion [Solveig Dommartin]. Sente già di amarla, ma è consapevole del fatto che, essendo un angelo, non ha una vita terrestre. Non riuscendo a dimenticarla, decide di abbandonare la sua condizione di angelo, e  a rinunciare all’immortalità. Proprio come ha fatto Peter Falk [il vero Peter Falk, qui nel ruolo di sé stesso] che, ex angelo, ha scelto di diventare un uomo. Ha conservato, però, alcuni doni dalla sua passata condizione di angelo, riesce infatti a percepire la presenza degli esseri ultraterreni, e  a parlare con loro. Falk è a Berlino, dove sta girando il suo ultimo film, sulla propaganda nazista.

Divenuto uomo, Damiel cerca disperatamente Marion, ma non la trova. Lo assiste

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Cassiel, che, con taccuino alla mano, trascrive i pensieri degli uomini, affiancandoli ai suoi, e sostiene, negli ultimi anni che lo aspettano, Homer [Curt Bois], un vecchio molto arzillo, dall’animo nobile. È un sognatore, il cui desiderio è quello di vedere abbattuto quell’orribile muro divisorio, pieno di graffiti, nella speranza che tutti i sacrifici da lui e da molti uomini compiuti per raggiungerla, non siano stati vani. Intanto Damiel, con entusiasmo, sperimenta pienamente tutti gli aspetti della vita da uomo, e anche quanto sia doloroso e trascinante soffrire per amore.

Pur non essendo il protagonista, il personaggio di Homer affianca Damiel e Cassiel, e il suo turbamento, espresso al culmine nel momento in cui, con Cassiel, finalmente identifica Potsdamer Platz, distrutta dagli eventi e ora irriconoscibile, perché trascurata. Stanco del lungo cammino, si siede su una poltrona, abbandonata lì, insieme con altri oggetti, e si rianima. Commovente l’incontro di Damiel e Marion. Non c’è bisogno di presentazioni: Marion lo conosce da sempre, ne ha sempre avvertito la presenza, e, delicatamente, si ritrovano.

Il cielo sopra Berlino è un film strabiliante, perché poeticamente e concettualmente perfetto, intelligentemente costruito, sia dal punto tecnico [splendida la fotografia di Henri Alekan] che da quello narrativo [il soggetto è di Wenders, che ha scritto la sceneggiatura con Peter Handke e Richard Reitinger].  La poetica del film, ispirata in gran parte alle poesie di Rainer Maria Rilke, è preziosa perché autentica e singolare. Il cast è eccellente, ed ogni attore dà un’ autorevole prova.

Tra le intenzioni di Wenders vi era quella, come si evince dal contenuto extra del dvd, di rendere anche Cassiel un uomo, e infatti cominciò a girare una prima scena che attesta questo mutamento, che lo vede bere malamente una birra, tanto da rovesciarsela addosso. Poi Wenders cambiò idea, e ragionevolmente [sarebbe risultata scontata].

Il cielo sopra Berlino offre molti spunti interpretativi, e può considerarsi, a buon ragione, una lezione pluridisciplinare di alto livello.

Dallo scorso 21 settembre, distribuito da RHV, Il cielo sopra Berlino è disponibile in una preziosa edizione in dvd e blu-ray, ricca di contenuti speciali, da non perdere.

Gilda Signoretti

 

Regia: Wim Wenders

Con: Bruno Ganz, Otto Sander, Curt Bois, Solveig Dommartin

Durata: 128’

Formato: 1,66:1 PAL (1920X1080)

Audio: Dolby TrueHD – 2.0 Tedesco, Inglese, Italiano

Distribuzione: Ripley’s Home Video [www.rhv.it]

Extra: Commento al film di Wim Wenders e Peter Falk; Ciak e scene tagliate commentate da Wim Wenders; Wim Wenders e Curt Bois; Trailer cinematografico

InGenere Cinema

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