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IL CARRETTO FANTASMA di Victor Sjöström

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Körkarlen, titolo originale de Il carretto fantasma, anno 1921, firmato dalla mano del regista svedese Victor Sjöström [tra i tanti, ricordiamo C’era un uomo, del 1917; Il vento, del 1927], uno dei  massimi rappresentanti del cinema delle origini, nonché responsabile [con George Klercker e Mauritz Stiller] della nascita di un particolare cinema svedese [contrassegnato dalla descrizione di un dramma molto dilatato, sospeso tra individualismo e conflitti psicologici, e sorretto da un vivo pessimismo, il tutto ornato da pratiche tecniche d’avanguardia] e celebre sperimentatore, è un celebre film fantastico, corroborato da una forte ossatura drammatica e da principi morali.

Tratto dal romanzo omonimo [pubblicato nel 1912] di Selma Lagerlof, famosa scrittrice svedese, il film di Sjöström, se da un lato non rinnega i principi cardine su cui si basa il racconto della scrittrice, che si è cimentata alla scrittura di romanzi inerenti alla descrizione dei fatti storici che hanno coinvolto la Svezia, dall’altro trova spazio anche per ricerche, idee e propositi che da questo si erigono.

David [Victor Sjöström], falegname, vive ormai da anni come un vagabondo. Le negative amicizie frequentate, in particolare quella stretta con Georges [Tore Svennberg], delinquente e alcolizzato, lo hanno portato sulla cattiva strada. L’uomo ha, infatti, abbandonato sua moglie [Hilda Borgström] e le sue bambine, alle quali non risparmiava atti di violenza, e vive ormai di espedienti. È un uomo cinico, privo di sensibilità. Eppure, prima che la sua indole fragile prendesse il sopravvento, era un uomo onesto, rispettato da tutti. È il 31 Dicembre, la notte di San Silvestro, e David la trascorre davanti al cimitero, con due suoi amici [Nils Elffors e Simon Lindstrand]. Insieme ricordano quello che è avvenuto, esattamente un anno prima, in una locanda. Qui conobbero George che, in evidente stato di ebbrezza e in condizioni pessime di salute, si chiedeva se sarebbe stato lui a guidare il carretto dei morti. Una leggenda svedese, infatti, narra che chi muore allo scoccare della mezzanotte, è obbligato a guidare il carretto dei morti tutto l’anno. Chi lo guida presta servizio alla Morte, che si appropria delle anime. La sorte scelse lui come prossimo vetturino. Tra pochi minuti il suo incarico finirà, e sarà lui a recuperare l’ultimo defunto dell’anno. Quella notte, Edit [Astrid Holm], una giovane suora, fondatrice di una casa di accoglienza istituita dall’Esercito della Salvezza, sta per morire. È ammalata di tubercolosi, che le ha trasmesso proprio David mesi prima, quando, in cerca di un letto su cui dormire, aveva chiesto soccorso proprio all’istituto. Dopo averlo accolto, Edit si accorge delle cattive condizioni in cui versa la giacca di David. Per questo motivo, mossa da uno spirito di commiserazione, decide rattoppargliela, trascorrendo così molte ore della notte. La mattina seguente, David, per dispetto, rompe la giacca e lascia la casa d’accoglienza.

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Edit, prima di morire, chiede di poterlo rivedere, e lo manda a chiamare. Ma David, ridacchiando, respinge la richiesta, e rimane al cimitero con i suoi amici. Nel momento in cui le campane della chiesa suonano la mezzanotte, una stupida lite con i suoi compagni, lo manderà all’altro mondo. Sarà quindi David il prossimo carrettiere, e a lui George cede le redini del carretto. David si oppone, e lotta per impedire che questa sorte possa toccare proprio a lui, ma è troppo tardi. Questa condizione gli permette però di riflettere sulla caducità della sua vita, ed ecco che il senso di colpa gli devasta l’anima. Il suo pensiero va alla famiglia, che ha bistrattato, e a Edit. George, che vuole esaudire il desiderio di Edit, convince David a giungere al suo capezzale. Il tormento di David è così grande che la vita gli offre un’ultima opportunità: avendo preso coscienza della sua cattiva condotta, ed essendosi ravveduto, merita di godere dell’affetto dei suoi cari, e di infondere loro amore.

Sjöström, che ne Il carretto fantasma veste anche i panni, oltre che di regista e sceneggiatore, anche di attore, ha realizzato un film eccezionale, per l’epoca. Non è solo l’aver preso spunto da un romanzo così progressista ad avergli dato il successo, ma è il sapiente uso della tecnica registica, che dà lustro al film, soprattutto grazie all’utilizzo delle prime tecniche di sovrimpressione, espediente curioso per dare l’illusione di vedere qualcosa d’indefinito, perché non appartenente al mondo reale ma al mondo dell’ignoto, e tese a fomentare la paura e un’attrazione magnetica sullo spettatore. La componente tecnica è la chiave del successo del film. Il carretto fantasmaè un film bello da vedere soprattutto grazie alle scelte registiche: una complessa struttura portante esterna, in cui l’uso della macchina da presa che alterna primi piani a campi lunghi, e spesso confonde la luminosità di alcuni ambienti con la nebbiosità di altri. La morale del film, espressa attraverso frasi dal sapore cattolico [ “Signore, fa che la sua anima venga a maturazione prima del raccolto”] è il massimo esempio delle note distintive di un cinema svedese in cui i valori, il romanticismo e il patetismo, sono gli assi portanti. Il carretto fantasma ebbe straordinari consensi ovunque, e il successo del film consacrò così Sjöström a rappresentante illustre del cinema anni ’20, e gli valse anche fortunate collaborazioni con importanti case di produzioni americane, tra tutte la Metro Goldwyn-Mayer, che gli produsse L’uomo che prende gli schiaffi, nel 1924.

Il DVD, distribuito da Ermitage Cinema, si giova di alcuni contenuti extra: Biografia, filmografia e curiosità su Victor Sjöström; Sinossi del film; L’età d’oro del cinema svedese.

Gilda Signoretti

 

Regia: Victor Sjöström

Con: Victor Sjöström, Hilda Borgström, Astrid Holm, Tore Svennberg

Durata: 106’

Formato: 4:3

Audio:

Distribuzione: Ermitage Cinema [www.ermitage.it]

Extra: Biografia, filmografia e curiosità su Victor Sjöström; Sinossi del film; L’età d’oro del cinema svedese

InGenere Cinema

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