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CONAN THE BARBARIAN di Marcus Nispel

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A distanza di quasi trent’anni ritorna sugli schermi il barbaro più intermediale della storia. Conan, forte di un’eredità culturale lunga otto decenni, da quel 1932 che vide la sua nascita letteraria dalla penna di Robert E. Howard, può vantare una esperienza trans-culturale unica, che lo ha visto combattere le sue battaglie, oltre che sulle pagine di racconti del padre letterario, anche su quelle dei fumetti Marvel [dal 1970] e sui fotogrammi del cult fantasy-epico di John Milius [1982], che riuscì a lanciare il poco espressivo culturista Schwarzenegger, ora governatore della California, come icona tutto muscoli e testosterone del cinema a stelle e strisce.

Come tutti i film generazionali, Conan il barbaro [quello targato Milius] divise il pubblico, creando schiere di sfegatati sostenitori folte, almeno, quanto quelle dei suoi detrattori. Quel che è certo è che il primo viaggio cinematografico di Conan raccoglie al suo interno momenti importanti, come la trasformazione in serpente del malvagio Thulsa Doom [James Earl Jones], il funerale cimmero della guerriera Valeria [Sandahl Bergman], bruciata su un rogo di sterpi, o la lotta di Conan, tra la vita e la morte, assaltato da demoni notturni.

Parallelamente, però, Conan 1982 soffre di un’atmosfera pesante, di ritmi difficilmente equiparabili alle gesta di un combattente.

Conan the barbarian [2011] è di certo un film più facilmente digeribile. A firmarlo, il veterano del remake Marcus Nispel che, a onor del vero, con quelli di Non aprite quella porta [2003] e Venerdì 13 [2009] non può certo vantare grandi momenti di creatività, ma che, nonostante le comprensibili reticenze, riesce stavolta a colpire nel segno, proponendo un valido ritorno all’era hyroboriana [subito dopo la scomparsa di Atlantide e dodici millenni prima della nascita di Cristo].

Come il suo predecessore, anche il Conan del nuovo millennio ci viene presentato giovanissimo: Donnelly, Oppenheimer e Hood, alla sceneggiatura, si soffermano in maniera intelligente sulla nascita del barbaro e, subito dopo, sulla sua infanzia, dipingendo lo strutturarsi dell’indole del guerriero fino al tragico sterminio del popolo cimmero, ad opera di Khalar Zym [Stephen Lang], e alla shockante costrizione del dover assistere, impotente, alla morte del proprio genitore.

Sempre durante questo primo blocco, di presentazione, si assiste ad una delle meglio strutturate scene dell’intero film, con il giovanissimo Conan che scalcia per diventare guerriero e che, durante un allenamento, si trova a dover affrontare, da solo, un’intera squadra di feroci assassini.

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Dopo il salto temporale ritroviamo un Conan ormai adulto e vaccinato, che nello scolpito fisico di Jason Momoa [Stargate: Atlantis, 2005/2009] ritrova nuova forma, decisamente meno impacciata di quella anni ’80, anche se, vuoi per l’apparenza sorniona da belloccio hawaiano, vuoi per un evolversi del personaggio in gagliardo tombeur de femmes in abiti sdruciti, qualche punto inizia a perderlo.

Poco male, Nispel vira tutto il lavoro di adattamento seguendo due vie maestre: innanzitutto abbandona lo stile realistico per esaltare toni e colori da dipinto, in secondo luogo riempie il mondo di Conan di personaggi fuori dal comune.

Se il primo punto può dirsi raggiunto grazie alla fotografia di Thomas Kloss [Paura, di James Foley, 1996], il secondo sobbalza tra alti e bassi. I personaggi ci sono, e sono tanti, ma non tutti riusciti e alcuni un po’ fuori luogo, come il pirata Ela-Shan [Saïd Taghmaoui], amico fraterno del barbaro.

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Tra serpenti giganti e uomini di sabbia, i personaggi meglio delineati e più convincenti sono i due malvagi antagonisti, un padre con manie di potere e una figlia con chiarissime brame incestuose. Il primo, Khalar Zym, tiranno vedovo che, pur di far tornare in vita la sua deceduta compagna, non si fa scrupoli di sorta nel radere al suolo villaggi e far trascinare fitzcarraldiane navi all’interno di foreste nordiche, pur di recuperare le diverse parti della maschera di Acheron, che gli avrebbe garantito poteri ultraterreni; l’altra, Marique [la Rose McGowan di Grindhouse] è la figlia fattucchiera, dall’aspetto punk.

Da emulo di un grande classico, per compiere il rito c’è bisogno di una ragazza pura [Rachel Nichols], bramata dai cattivi, ma protetta dal barbaro, che trova anche il tempo per scaricare su di lei un po’ del suo maschilismo da macho.

Carico di action dalle tinte forti, ma placido nell’abbandonarsi a momenti ironici, Conan the barbarian potrà di certo far avvicinare le nuove generazioni al personaggio di Howard, ma riesce comunque ad intrattenere con piacere chi ha conosciuto il barbaro nelle vesti del biondo governatore della California.

Luca Ruocco

 

Regia: Marcus Nispel

Con: Jason Momoa, Rachel Nichols, Stephen Lang, Rose McGowan, Saïd Taghmaoui

Uscita in sala in Italia: giovedì 18 agosto 2011

Sceneggiatura: Thomas Dean Donnelly, Joshua Oppenheimer, Sean Hood

Produzione: Millennium Film

Distribuzione: 01 Distribution

Anno: 2011

Durata: 105’

InGenere Cinema

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