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HOSTEL e HOSTEL 2 di Eli Roth

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Molte sono le voci che, in questa estate 2011, accennano ad una ormai vicina uscita, in USA e poi nel resto del mondo, di Hostel III [questa volta ambientato a Las Vegas, e non più nell’est Europa], il film dovrebbe, però, essere diretto da Scott Spiegel [Dal tramonto all’alba 2: Texas, sangue  e denaro, 1999]. I precedenti capitoli furono firmati da Eli Roth [Cabin Fever, 2002], che, nel 2005, anno di uscita del primo Hostel, entrò in un dualistico tunnel di reazioni, in cui il film venne allo stesso modo esaltato e bistrattato da pubblico e critica, e a cui si aggiunsero gli attacchi da parte dei cittadini della repubblica ceca dove vennero effettuate le riprese del film].

Con grande sorpresa, Hostel, nonostante tutte le critiche rivoltegli a causa dei contenuti eccessivamente splatter, considerati disturbanti e troppo estremi, ebbe un ampio successo, forse anche a causa del nome di Tarantino, che produsse entrambi i capitoli, insieme con Boaz Yachin e con lo stesso Spiegel, e che, se verranno confermate le voci di corridoio, non produrrà il terzo, che dovrebbe uscire direttamente in home video.

Si tratta di un horror/splatter, Genere preferito da Roth, già toccato in Cabin Fever [2002], Hostel è un film che si veste di una trama assolutamente originale, anche se contornata da elementi fin troppo abusati.

Paxton [Jay Hernandez] e Josh [Derek Richardson] sono due ragazzi americani in viaggio per l’Europa dell’est. In treno conoscono un loro coetaneo, Oli [Eythor Gudjionsson], islandese. Decidono insieme di raggiungere Amsterdam e poi proseguire per la Slovacchia, dove, si dice, risiedano le più belle ragazze del mondo, per giunta molto facili. Durante il viaggio in treno conoscono un uomo sulla cinquantina [Jan Vlasàk], di origine olandese, dai comportamenti molto strani, che prende posto accanto a loro. L’uomo manifesta subito il suo interessamento nei confronti di Josh, e per questo motivo, verrà allontanato.

Amsterdam e la Slovacchia si rivelano davvero due città controcorrenti: le strade delle due città brulicano di ragazze provenienti da varie parti del mondo assolutamente trasgressive, che, più che propense ad abbandonarsi ad avventure sessuali, occupano anche gli ostelli locali, condividendo le stanze con turisti sconosciuti. Lo stesso vale per i tre ragazzi, che, giunti in un grigio ostello slovacco, dovranno dividere una camera con Natalia [Barbara Nedeljakova], Svetlana [Jana Kaderabkova]e Vala [Jana Kaderabkova], tre ragazze molto seducenti. I giovani troveranno per una notte ciò che cercavano, ma il piacere, si sa, è un vento passeggero.

La mattina seguente, infatti, Josh scompare nel nulla, e tutto, compresi i comportamenti del personale dell’hotel e l’ambiguità delle ragazze, rendono sospettosi Paxton e Oli. Le ricerche non portano a nulla, e il panico ha la meglio, nel momento in cui anche Oli si rende irreperibile. Paxton capisce che è in atto una congiura contro i suoi amici, che, malauguratamente, lo assoggetterà. Un tetro edificio, indicatogli dalle tre ragazze come il luogo dove si troverebbero Josh e Oli, è la meta prescelta da uomini in cerca di brividi forti: martirizzare poveri malcapitati a pagamento. Un vero e proprio mercato umano è all’opera, e le vittime, per la maggior parte, sono americane.

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Se la prima mezz’ora di Hostel fa pensare ad un film molto leggero, dove i piaceri del sesso e della droga la fanno da padrone, risultando fastidioso, in seguito il film si arricchisce di una tematica non solo sorprendente, ma anche ansiolitica per le giuste dosi con cui è gestita la suspense [davvero ben calibrata]. Lo spirito sarcastico, che smorza gradatamente la drammaticità del film, per godere anche di momenti molto beffardi, è il pilastro principale su cui si basa l’intricata faccenda, potente avversario della violenza perpetrata da squilibrati. Le ambientazioni molto offuscate, che siano interni o esterni, sono una componente di duplice impatto: da un lato aiutano a calare l’attenzione su una realtà oscura, dall’altro, paradossalmente, si caricano di un’atmosfera quasi da fiaba.

Non solo la sceneggiatura, ma tutto l’impianto circostante, dalla scenografia alla fotografia, dalle luci alle inquadrature piene di soggettive, segue uno stesso schema, che consiste nel far emergere un’enigmaticità di fondo che pare mossa da una moralità, secondo la quale non tutto ciò che può sembrare appagante ha davvero le potenzialità per esserlo, ma spesso si nasconde una doppiezza, inquietante quanto mostruosa. Compare per una breve parte anche Takashi Miike [The call – Non rispondere del 2003; 13 assassini, del 2010], a cui Roth e Tarantino di sono ispirati per i loro lavori, e da cui hanno ripreso i caratteri scabrosi e, a dirla tutta ripugnanti [ma, a dispetto di quel che si può pensare, divertenti], che nel film indica a Paxton il museo degli orrori dove sarebbe in atto una “fatale mostra”. La banda di baby criminali, chiamata Bubble Gum Gang, arricchisce il tutto, e singolare è la scena in cui ai piccoli scugnizzi, il sopravvissuto Paxton, chiede, sotto pagamento, di distruggere la macchina appartenente ai complici del complotto.

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Hostel 2, girato in Italia, Praga e Islanda, a differenza del primo, si rivela più completo. Intanto ha un impianto narrativo, che, consapevole del fatto che l’effetto sorpresa, a differenza del primo, non era più sorprendente, e, venendo a mancare l’effetto novità, si copre perciò di nuovi dettagli, quali l’attenzione verso i criminali, che avranno un ruolo chiave nella seconda parte del film, e verso i loro complotti. Anche il personale della reception è meglio caratterizzato, e soprattutto è un secondo capitolo ancora più cattivo del primo, e molto più splatter. Pensiamo ad una scena di forte impatto visivo, che vede protagonista Lorna, appesa a testa in giù e colpita con una roncola da una nuda psicopatica che freme di poter fare una doccia rossa. Se nel precedente, poi, alla psicologia del cattivo non è data possibilità di integrazione, qui invece la scelta è opposta, in quanto ci si dilunga proprio sulla causa che porta Todd [Richard Burgi] e Stuart [Roger Bart], il primo più cattivo, il secondo represso e in cerca di vendetta per l’abbandono della moglie, a commettere questi crimini così spietati.

Beth [Lauren German], Whitney [Bijou Phillips] e Lorna [Heather Matarazzo], sono tre ragazze italiane, studentesse di storia dell’arte. L’estate è alle porte, e, come molti, decidono di concedersi una vacanza a Praga. Durante il viaggio in treno, sono persuase da una giovane slovacca [Vera Jordanova] a raggiungere Praga, per seguirla proprio nella sua terra madre. Nel frattempo Paxton, pur se scampato alla morte, non riesce ancora a trovare stabilità. Le sue notti sono sempre minacciate da sogni orribili, a causa dei quali ricorre ai sedativi. La conoscenza avvenuta in treno da parte delle tre ragazze con un gruppo di delinquenti, farà temere il peggio, ma solo l’arrivo nel fatidico ostello, e la partecipazione delle stesse ad una festa rionale, nella quale sono presenti i seguaci della loggia sanguinaria, e i neo acquisiti Todd e Stuart, sottoporrà la ragazze ad un infimo gioco dal quale non faranno più ritorno. Solo Beth, come Paxton, scavalcherà la morte, ma la sua vita cambierà rotta.

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In Hostel 2, in fin dei conti, si fa luce sull’alone di mistero che aleggiava nel primo, ed è in atto una vera e propria indagine destinata a fare chiarezza sull’organizzazione criminale, e sul processo di selezione delle vittime, schedati a loro insaputa nel computer della reception dell’ostello. L’elemento comico è vivo, e stravagante è la scena in cui Beth apre la camera segreta di Sasha, capo dell’organizzazione, e si trova, suo malgrado, in una stanza circondata da teste mozzate, tra cui figura anche quella di Eli Roth. Hostel 2 è molto dinamico, tutto procede a ritmi vertiginosi, e, come il finale, si avvale di un finale splatter strabiliante.

Se nel primo Hostel, sia Roth che Miike apparivano in due camei, anche nel sequel c’è spazio per due sintomatici camei, che vedono protagonisti nientemeno che Edwige Fenech e Luc Merenda.

Hostel e Hostel 2, entrambi distribuiti da Sony Pictures Italia in formato DVD e Blu-Ray, presentano un pacchetto di contenuti speciali molto ricco.

Gilda Signoretti

 

Hostel

Regia: Eli Roth

Con: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjionsson, Jan Vlasàk

Durata: 95’

Formato: 2,35:1

Audio: Italiano, Dolby Digital 5.1 – Inglese, Dolby Digital 5.1

Distribuzione: Sony Pictures Italia [www.he.sonypictures.it]

Extra: Commenti tecnici, Dietro le quinte [making of], Sequenze multiangolari

 

Hostel Parte II

Regia: Eli Roth

Con: Lauren German, Bijou Phillips, Heather Matarazzo, Richard Burgi, Roger Bart

Durata: 96’

Formato: 2,35:1

Audio: Italiano, Dolby Digital 5.1 – Inglese, Dolby Digital 5.1

Distribuzione: Sony Pictures Italia [www.he.sonypictures.it]

Extra: Commenti tecnici; Dietro le quinte [making of], Scene inedite in lingua originale,Interviste, Errori

InGenere Cinema

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