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FICO D’INDIA di Steno

Fico d’india [1980] merita di essere ricordato perché segna l’incontro tra Steno e un mito della commedia sexy come Gloria Guida, inserita finalmente nel cast di una commedia erotica alta. Il 1980 è il solo anno in cui la bella attrice di Merano interpreta una sola pellicola, perché seleziona le offerte che dopo il successo de La liceale [1976] di Michele Massimo Tarantini le arrivano da ogni parte.

Un bel salto di qualità per Gloria Guida interpretare un film di Steno dopo aver lavorato con registi pessimi come Narzisi o Liverani.

 

Fico d’india è una buona commedia all’italiana diretta con consumata esperienza da Steno, ben recitata dalla coppia Renato PozzettoAldo Maccione, ma che tutti ricordano per la consacrazione di Diego Abatantuono e il personaggio [abbandonato e recentemente riproposto] del terrunciello milanese al cento per cento che qui grida “viulènza viulènza” per tutto il film. Il suo ruolo è quello del capo di una banda di improbabili teppisti che sconvolge la tranquillità di una cittadina. Da ricordare la battuta cult quando dice che il solo dio del gruppo è Little Tony. Non recita molto, appena tre apparizioni, una delle quali durante un incubo del sindaco, ma tanto basta per lanciare il personaggio.

Il film è ambientato in una cittadina di mare dove Renato Pozzetto svolge funzioni di sindaco e di assicuratore. Come tutti i paesi piccoli il posto pullula di pettegoli che si riuniscono al bar per commentare i pochi avvenimenti interessanti. C’è un giornalista a caccia di scoop [Daniele Formica], un prete chiacchierone, un farmacista che parla in continuazione. A parte il prete, tutti in paese sono cornuti per colpa di un playboy superdotato di nome Ghigo [Aldo Maccione] che adesca le mogli, va a letto con loro e alla fine regala una cernia con una rosa in bocca. Le mogli degli avventori del bar dei pettegoli cucinano spesso la cernia, che è il segno del tradimento avvenuto.

 

Il sindaco lavora molto, è stressato, non ce la fa più a occuparsi del comune e della sua agenzia di assicurazioni. È duro con gli impiegati, inflessibile nei rapporti con i dipendenti comunali, soprattutto troppo impegnato per prendersi cura della bella moglie [Gloria Guida]. La commedia degli equivoci inizia quando la compagnia assicuratrice lo incarica di andare a Milano per ricevere un noto banchiere svizzero. Ghigo aveva già avvicinato Lia, la moglie del sindaco, lasciandole scivolare nella borsa un biglietto con il numero di telefono. Lia telefona a Ghigo e lo rimprovera per quel che ha fatto, ammonendolo a non riprovarci. Ghigo scambia la telefonata per un invito, si precipita a casa del sindaco e con l’inganno finisce nel letto della donna. Il sindaco, vittima di un’aggressione da parte di un gruppo di teppisti, torna a casa prima del previsto e sorprende il playboy. L’inaspettato arrivo provoca una crisi cardiaca a Ghigo che è costretto a letto dal malore. Il sindaco non crede alla spiegazione che fornisce la moglie, è convinto del tradimento, ma soprattutto teme di diventare lo zimbello del paese. Licenzia la cameriera e chiama il fratello medico per curare il malato in gran segreto.

 

Ne viene fuori una spassosa commedia che deriva dalla convivenza forzata tra il playboy e il sindaco. Il sindaco tratta la moglie come una serva per punirla del presunto tradimento. Le voci in paese cominciano a circolare e pure la polizia cerca Ghigo che telefona per rassicurare fingendosi a Taormina. Il prete scopre Ghigo a letto mentre benedice la casa, ma il sindaco lo obbliga al silenzio ricorrendo alla confessione. Infine il giornalista e il commissario irrompono in casa del sindaco e immortalano i due in una posa che farebbe pensare a una tresca omosessuale. In realtà i due sono ubriachi e stanno festeggiando la promozione del sindaco a direttore generale della compagnia assicuratrice. Il merito della promozione è di Ghigo che ha impedito al sindaco di andare a ricevere il finto banchiere svizzero che si è rivelato un truffatore. Alla fine il playboy mette tutti a tacere, minacciando di raccontare in giro le vere infedeltà delle mogli di chi sta spettegolando. Ghigo è guarito e torna alla sua attività di cornificatore, solo che adesso regala pernici invece che cernie e l’amicizia con il sindaco diventa forte. Lui ha capito che la moglie non l’ha tradito e che si è trattato di un equivoco. Ghigo riscuote trecento milioni dall’assicurazione del sindaco per l’infortunio cardiaco, compra uno yacht e vanno in vacanza insieme.

Il film mette a nudo molti vizi della provincia e del perbenismo piccolo borghese. Al sindaco interessa solo la sua onorabilità e che non si sappia niente in giro, soprattutto per motivi elettorali e di prestigio. I concittadini sparlano ma poi dovrebbero guardare in casa loro, visto che hanno mogli non certo fedeli. La trama sembra presa a prestito da un romanzo di Piero Chiara e il film è una farsa grottesca molto ben sceneggiata.

 

Gloria Guida è al massimo della sua bellezza e si presenta al pubblico come una vera attrice sotto la guida di un maestro della commedia italiana. Tra l’altro la vediamo sempre molto vestita e con eleganza. Tailleur bianco con camicetta porpora, abito da casa di seta celeste con pallini bianchi, vestaglia di seta nera, sottoveste lilla, pantaloni bianchi aderenti. Gloria Guida è una vera signora di appena venticinque anni, ma che ne dimostra molti di più, per il modo di vestire e per una pettinatura con messa in piega classica. La vediamo nuda solo in un paio di sequenze voyeuristiche riprese dagli occhi del playboy che è entrato in casa di soppiatto. Si tratta del solito trucco per far immedesimare lo spettatore nella situazione piccante. Aldo Maccione spia la Guida mentre si spoglia e rimane con un completo di pizzo nero prima di passare sotto la doccia. Ebbene sì, pure con Steno una doccia non può mancare, ma è rapida e mostra per due brevi momenti lo stupendo fondoschiena di Gloria Guida. Un’altra scena di nudo parziale si ricorda durante un’irruzione in camera a seno scoperto. Niente di eccezionale, comunque. Gloria Guida dimostra di saper recitare sotto la guida di un maestro: non è doppiata, parla con la sua voce, è sempre credibile e ben calata nella parte. Una delle sue migliori interpretazioni. Sono bravi pure Renato Pozzetto, al massimo della forma comica, e Aldo Maccione, ottimo playboy di paese.

Gordiano Lupi

Regia: Steno

Con: Renato Pozzetto, Aldo Maccione, Gloria Guida, Daniele Formica, Diego Abatantuono

Sceneggiatura: Sandro Continenza, Raimondo Vianello [Dialoghi: Steno, Enrico Vanzina, Renato Pozzetto]

InGenere Cinema

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