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ZOMBI HOLOCAUST di Marino Girolami

Dopo aver saggiato la riuscita commerciale dello Zombi 2 di Lucio Fulci, Frabrizio De Angelis partorì un’idea tutta italiana per continuare a sfruttare al meglio il filone zombesco.

Come nella migliore tradizione dei Monster Movie, che spesso e volentieri arrivavano a sfociare in un incontro al vertice tra due o più creature mostruose [vedi, ad esempio, il Frankenstein contro l’Uomo Lupo di Roy William Neill, 1943], nei piani lubrichi del produttore prese corpo la “malsana” idea di far incontrare, all’interno di una sola pellicola, i due più pericolosi predatori di carne umana: i morti viventi [come abbiamo già detto] e i cannibali [reduci da un altro fortunato filone del nostro cinema di Genere, che accomunava registi come Ruggero Deodato, Ultimo mondo cannibale, 1977 e Cannibal Holocaust, 1980; Umberto Lenzi, Il paese del sesso selvaggio, 1972 e Mangiati vivi!, 1980; Sergio Martino, La montagna del Dio Cannibale, 1978; Joe D’Amato, Emmanuelle e gli ultimi cannibali, 1977  e Antropophagus, 1980].

 

Nasce così Zombi Holocaust, che viene affidato alle cure del veterano Marino Girolami [Franco e Ciccio e le vedove allegre, 1968; Pierino contro tutti, 1981], molto più esperto regista di commedia all’italiana, qui alla sua unica regia horror.

Per “non buttare via nulla”, il film ZombiVsCannibali sarà ambientato nello stesso set usato per Zombi 2, utilizzando la stessa troupe tecnica e lo stesso attore protagonista [Ian McCulloch].

Ma la sfida ad unire tutti i puntini non si ferma qui; i collegamenti cinematografici ci

 

portano dritti verso un altro grosso titolo, stavolta di D’Amato: Emanuelle e gli Ultimi Cannibali, con cui Zombi Holocaust condivide alcune delle musiche della colonna sonora e il medesimo sceneggiatore [Romano Scandariato].

La storia di Zombi Holocaust prende forma all’interno di un ospedale americano, dove un non meglio identificato individuo inizia a violare i cadaveri ospitati nell’obitorio, asportandone parti anatomiche.

A breve giro si arriva all’identità del colpevole: un infermiere di origini caraibiche, che tagliuzzava pezzi di cadaveri per cibarsene, onorando la sua stirpe cannibale.  Trovato con le mani nel sacco […], l’infermiere sceglie di togliersi la vita lanciandosi dalla finestra, non prima, però, di lasciarsi sfuggire un nome, “Kido” [una persona, un luogo o una divinità a cui l’uomo dedicava i suo atti antropofagi?].

 

Nulla avviene per caso, nel nostro cinema di Genere, difatti all’interno dello staff medico, una giovane dottoressa [Alexandra Delli Colli], riscopre il suo passato amore per gli studi etno-antropologici, e si unisce alla spedizione improvvisata, diretta proprio verso una misteriosa isola chiamata Kido, con lo scopo di trovare un nesso tra le losche vicende ospedaliere e le tribù locali.

Non si può certo dire che a Zombi Holocaust manchino le carte in regola per far bella mostra di sé all’interno del panorama da bene del cannibal movie dello Stivale [un po’ meno in quello dello zombie movie]: esplicite scene gore che vedono per indomiti protagonisti gli indigeni antropofagi e i loro banchetti

veloci e improvvisati [con tanto di eviscerazioni, amputazioni ed estirpazioni di bulbi oculari, debitamente a vista]. Come in Zombi 2,

 

anche qui lo sceneggiatore e il regista si impegnano a ricreare, attorno alle vicende horror, una trama ricca di stilemi “d’avventura” [lo stesso collante che aveva usato, in maniera di certo più innovativa e riuscita, Dardano Sacchetti per il film di Fulci], per mescolare in

maniera organica, oltre ai due sotto Generi, i tratti più caratterizzanti del film: i cannibali, un perfetto mad doctor [Donald O’Brien] con il solito pallino di arrivare a ri-creare la vita eterna, che inizia a sfornare morti viventi, impiantando nei cadaveri degli isolani dei cervelli, debitamente selezionati, estratti freschi freschi dal cranio scoperchiato di povere vittime ancora in vita.

Girolami non tralascia l’aspetto erotico, regalandoci la quasi onirica sequenza dell’incoronazione della dottoressa-antropologa a regina della tribù cannibale, con tanto di body painting floreale a contornare la bianca pelle della Delli Colli.

 

Quello che, magari, sarebbe stato utile sviluppare maggiormente è il rapporto conflittuale tra i due clan antropofagi [vivi e morti], cosa che in Zombi Holocaust è liquidata con qualche animalesco ruggito dei cadaveri ambulanti e la successiva fuga impaurita dei cannibali. Solo sul finale la questione diventa più polposa…

Zombi Holocaust completa la saga di zombie movie made in Italy riportata in patria da CG Home Video e Nocturno Cinema, per CineKult.

Come ormai di regola, a farcire il tutto, succulenti contenuti extra: oltre al trailer e alla galleria fotografica, alcune scene alternative e mancanti ed imperdibili interviste.

Luca Ruocco

 

Regia: Marino Girolami

Con: Ian McCulloch, Sherry Buchanan, Alexandra Delli Colli, Donald O’Brien

Durata: 84’

Formato: 4:3 – 1.33:1

Audio: Italiano Dolby Digita 2.0

Distribuzione: CG Home Video – CineKult [www.cghv.it]

Extra: Intervista agli attori: Sherry Buchanan, Ian Mcculloch, Donald O’Brien, Inizio alternativo,
La scena mancante, Galleria fotografica, Trailer.

InGenere Cinema

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