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ZOMBI 3 di Lucio Fulci

Un gruppo di scienziati conduce strani esperimenti su cavie umane. Le conseguenze dei test sembrano disastrose già nel prologo, ma non riescono a bloccare le ricerche degli studiosi che arrivano alla creazione di un virus mortale chiamato “Death One”. Una valigia, contenente le fiale dove veniva conservato il virus, cade nelle mani sbagliate. Un gruppo di malviventi attaccano la base militare che faceva da location alle sperimentazioni.

Sfortunatamente, il ladro fuggito con la valigia, si ferisce con le fiale, infettandosi. Barricatosi in una camera d’albergo, il ladro subisce impotente le metamorfosi inflittegli dal progredire dell’infezione. In breve tempo tutto il suo corpo si incancrenisce, mentre “Death One” conduce il suo ospite ad un’atroce morte e alla successiva resurrezione in forma di cadavere vivente. I militari, si sa, non sono famosi per le buone maniere…una volta “recuperato” il cadavere dell’infetto, e minacciato la distruzione dell’albergo [in cui già un cameriere era stato infettato], decidono di cremare il fuggiasco, per cancellarne per sempre traccia dalla faccia della terra.

Niente di più sbagliato: il fumo e le ceneri si propagano per la città causando l’infezione e la contaminazione di stormi di uccelli che una volta morti e resuscitati diventano degli alati predatori di carne umana, oltre ad essere  il principio di diffusione più massiccio del virus. Il solito gruppo variegato di giovani [in questo caso delle giovinette neanche troppo allegrotte e tre militari] dovranno fronteggiare l’avanzare dei cadaveri antropofagi, lottando come al solito per la loro stessa vita.

Niente di nuovo nel  calderone di Lucio Fulci, fatta eccezione per gli uccelli-zombie, che sono una graditissima rivisitazione degli volatili assassini di Hitchcock, ma appaiono per pochi minuti, giusto il tempo di sferrare l’attacco ai protagonisti del film e infettarne un paio.

Non che l’episodio [il secondo della trilogia Zombie Flesh Eaters, iniziata dal maestro Fulci e terminata da Claudio Fragasso] sia da buttare. Zombi 3, con tutte le sue facilonerie, si lascia guardare piacevolmente ed è ben lontano da quell’aborto filmico che sarà di lì a poco After Death [il capitolo apocrifo successivo del succitato Fragasso, che in questo “3” cura soggetto e sceneggiatura].

Ma siamo molto distanti anche da quella perla di horror made in Italy che Lucio Fulci firmò nel 1979 [Zombi 2] come risposta “spaghetti” al capolavoro romeriano, riuscendo a filmare in una sola opera almeno tre sequenze che hanno fatto la storia del nostro cinema di genere: la lotta subacquea tra uno zombie e uno squalo, l’occhio della protagonista trafitto dalla scheggia di una porta di legno, e il ponte di Brooklyn percorso da file di morti viventi che si muovono lenti per raggiungere il centro abitato. In Zombi 3 sembra mancare, innanzitutto, proprio quella voglia di esagerare, tipica del cinema di Fulci.

Quello che sarebbe dovuto diventare, per lui, il ritorno al genere horror dopo un lungo periodo di malattia, si trasforma, però, ben presto in qualcosa di insostenibile. Il regista decide di abbandonare il set a riprese non ultimate. Le motivazioni ufficiali furono addebitate all’improvviso aggravarsi delle condizioni di salute del regista romano; successivamente Fulci smentì la cosa, motivando il suo abbandono a causa dei troppo profondi screzi con lo sceneggiatore Claudio Fragasso [ancora lui]. Toccò a quest’ultimo, e a Bruno Mattei, ultimare i lavori di riprese del film [la coppia si riconfermerà alla regia e alla produzione del pessimo Zombi 4].

Zombi 3 rimastica le già viste storie di militari e morti viventi, raschiando un po’ il barile di film di genere italiani e non.

Il fatto che il film riesca a trovare la sua scorrevolezza proprio nel suo essere “somigliante a”, di certo non è un vanto. I punti d’eccellenza della pellicola, oltre agli uccelli già citati, sono una testa-zombi conservata nel frigo che salta alla gola del malcapitato di turno [anche in questo caso “l’ispirazione” si rifà un po’ troppo a Macabro di Lamberto Bava del 1980]; e la scena dell’ultra-gore parto di una donna infetta [idea questa volta originale che sarà ripresa, assieme a quella della testa volante, ne L’alba dei morti viventi del 2004].

Tutto il film è cadenzato dalla voce di uno speaker radiofonico, Blue Heart, che avvisa la popolazione dell’evolversi delle vicende, e che alla fine rimarrà infettato a sua volta. Ma anche quest’idea ricorda altri film, e altri speaker. Per quanto riguarda i morti viventi, in questo capitolo li troviamo arzilli e combattivi, molto più in forma che in vita. Il film si chiude con i due sopravvissuti che lasciano il luogo di morte e distruzione fuggendo in elicottero … forse anche questo vi ricorda qualcosa?

Zombi 3 è edito per la prima volta in dvd, e in edizione rigorosamente integrale, da CG Home Video per la collana CineKult. Anche in questo caso davvero impareggiabile il lavoro sugli speciali con le interviste a Claudio Fragasso, Franco Gaudenzi, Massimo Vanni, Ottaviano Dell’Acqua, Beatrice Ring, Rossella Drudi e Bruno Mattei.

Luca Ruocco

 

Regia: Lucio Fulci

Con: Richard Safarian, Beatrice Ring, Marina Loi, Deborah Bergamini, Massimo Vanni

Durata: 90’

Formato: 16:9 – 1.78:1

Audio: Dolby Digital 2.0 (dual mono)

Distribuzione: CG Home Video – CineKult

Extra: Zombi 3 Revisited, Trailer e Galleria foto

InGenere Cinema

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