Home / Recensioni / Memorie dall'Invisibile / INMUSCLÂ di Michele Pastrello

INMUSCLÂ di Michele Pastrello

Cjanâl da la Ciline, inverno. Una donna si fa strada a fatica all’interno di uno scenario affascinante quanto ostile, la location perfetta per una di quelle fiabe non edulcorate e rese obbligatoriamente buone. Il suo viaggio sembra avere una meta che continua ad allontanarsi ad ogni passo: un moto perpetuo in cui fatica e smarrimento sono aggravati dalla ricerca di qualcuno [o qualcosa] che si è perduto in quel luogo così lontano e insondabile, ma anche da una ferita fisica che avrebbe bisogno di cure più giuste. La donna vive poi nell’incubo – o nel ricordo – di un pericolo sempre incombente, mascherato e ferino, che la trasforma di continuo nella preda di una caccia spietata.

Michele Pastrello [Virus, 2017] ci ha abituati alle sue incursioni nel Genere sempre trasversali e cerebrali: il suo interesse verso le tematiche sci-fi, horror o thrilling è vivo e robusto, ma è sempre un viatico per arrivare in modo più deciso a raccontare un tema sociale sentito o, ancor più, uno stato dell’animo altrimenti difficilmente esprimibile.

Anche con Inmusclâ [2023] Pastrello piega il Genere, un thriller psicologico teso e sofferto, per utilizzarlo come struttura capace di sorreggere la sua ricerca, arrivando a girare quello che probabilmente è il suo lavoro più elegante, ma anche quello che tratta il Genere di riferimento con maggior distacco e freddezza. Un freddo che arriva dalle profondità più abissali della coscienza dell’uomo e riesce ad amplificare il gelo che dalle location faticosamente camminate dalla viandante protagonista viene traslato direttamente nella testa e nel cuore dello spettatore.

Inmusclâ racconta quello che non si può raccontare nemmeno a sé stessi: uno smarrimento emotivo e psicologico; la ricerca di un sé traumaticamente perduto [forse per sempre] a causa di una ferita di cui si sente costantemente il peso, ma che non si palesa mai del tutto e davvero, divenendo così paura primitiva, predatore perfetto per la natura incontaminata delle foreste dei territori clautani del Friuli, in cui il regista ambienta il faticoso pellegrinaggio. E per rendere il suo racconto ancora più incorporeo, per donargli l’aura universale ma materica e umana dell’exemplum, Pastrello decide di raccontare la sua storia/non-storia proprio nella lingua del posto, quella clautana – variante unica della lingua minoritaria friulana che ci arriva attraverso la voce della poetessa Bianca Borsatti – che, proprio come l’idea di racconto racchiuso nel mediometraggio, gioca a nascondersi, mentre in verità scava per farsi sentire solo quando è arrivata nel profondo, facendo forza su una sorta di bagaglio comune di tradizioni antiche, di culture del passato.

Questo viaggio misterico e iniziatico è vissuto in prima persona da Lorena Trevisan, che del mediometraggio è anche co-sceneggiatrice, e che presta il suo corpo per rendere tangibili le sofferenze esistenziali e psicologiche raccontate nello script o, per meglio dire, fatte riaffiorare dai due narratori da una sorta di inconscio collettivo, visto che il lavoro si apre proprio con lo scritto del freudiano Erik Homburger Erikson: “L’essere umano plasma inconsciamente variazioni di un tema originario che non è stato in grado né a superare né a convivere: egli cerca di dominare un fenomeno che nella sua forma nodale gli è indicibile, incontrandolo perpetuamente”.

L’intera via crucis della Trevisan si fa, quindi, specchio del difficile equilibrio tra interno ed esterno, tra corpo e psiche: della facilità con cui lo smarrirsi dentro sé stessi, a causa di un evento traumatico, può equivalere al perdersi.

Pastrello racconta la sua cupa storia senza cercando di domare la natura gelida e respingente che lo circonda, ma lasciandosi abbracciare, facendoci affondare dentro la sua attrice protagonista, amplificando atmosfere e silenzi interiori con location che non lasciano spazio ad aperture, varietà o cambi, così come fa con la fotografia che basa quasi costantemente sulla luce naturale dei suoi boschi.

Inmusclâ è disponibile su Chili dal 13 dicembre.

Luca Ruocco

INMUSCLÂ

Regia: Michele Pastrello

Con: Lorena Trevisan, Leonardo Benetazzo, Romina Povelato, Maddalena Benetazzo, Bianca Borsatti

Uscita su Chili in Italia: mercoledì 13 dicembre 2023

Sceneggiatura: Michele Pastrello, Lorena Trevisan

Produzione:

Distribuzione: Chili

Anno: 2023

Durata: 34’

InGenere Cinema

x

Check Also

Horror News [7-13 aprile 2024]

NIGHTBITCH: IL NUOVO HORROR CON AMY ADDAMS HA FINALMENTE UNA DATA DI ...