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CREED III di Michael B. Jordan

Mettiamo subito in chiaro una cosa, una volta per tutte: Rocky Balboa non c’è. Sylvester Stallone non compare in questo film. Fine della storia. Neanche un piccolo cammeo. Per carità, c’è da dire che la lavorazione di Creed III era stata annunciata fin da subito sottolineando questa assenza, rimanendo coerente con quanto visto nel finale di Creed II, ovvero Rocky che lascia Filadelfia per riallacciare finalmente i rapporti con suo figlio Robert “Rocky” Jr. [Milo Ventimiglia]. Ciò non escludeva, però, la possibilità di una brevissima apparizione, una videochiamata, qualcosa. Niente. A malapena viene citato. Ci potrebbe essere una motivazione più infelice, oltre a quella di voler lasciare che il personaggio di Adonis “Donnie” Creed [Michael B. Jordan], figlio del compianto Apollo Creed [Carl Weathers], possa finalmente camminare con le proprie gambe. Nel corso di questi ultimi mesi, ci sono state alcune dichiarazioni che hanno consentito agli spettatori di fare due più due: una faida fra Sylvester Stallone e i produttori Irwin Winkler e William Chartoff per l’ottenimento di una parte dei diritti del franchise. Fino a quando la star, creatore dei personaggi della saga, non riceverà quanto richiesto, Rocky rimarrà definitivamente in pensione.

Passiamo ora a Creed III: con questo nuovo capitolo, Michael B. Jordan continua comunque a seguire le orme di Stallone, debuttando alla regia e prendendo così le redini della serie [Stallone le prese con Rocky II, anche se il suo debutto registico fu con Taverna Paradiso]. Adonis Creed, ex campione del mondo, si gode ora il meritato ritiro, insieme alla moglie Bianca [Tessa Thompson], diventata produttrice discografica, e alla giovane figlia Amara [Mila-Davis Kent], sordomuta dalla nascita. Le cose sembrano andare a gonfie vele, fino all’arrivo di un fantasma dal passato: Damien “Dame” Anderson [Jonathan Majors], un pugile amico di infanzia di Donnie, è appena uscito di prigione dopo una lunga sentenza ed è determinato a recuperare gli anni perduti. Il suo unico obiettivo: il titolo mondiale dei pesi massimi. Donnie, sentendosi in debito nei confronti di Dame, accetta di aiutarlo a rimettersi in pista, ma la natura irascibile e rancorosa dell’amico di un tempo, porterà l’ex campione a riconsiderare le sue azioni e a fare i conti una volta per tutte col travagliato passato di entrambi. L’unico modo per farlo? Sul ring.

Michael B. Jordan si assume la responsabilità per il proseguimento di un franchise prestigioso, decidendo [o trovandosi costretto, per la faida già citata] di intraprendere una carriera da “solista”. Il suo debutto risulta lineare e immaginoso, azzardando una serie di omaggi derivati dai sui gusti personali: Jordan è un grande appassionato di anime giapponesi, in particolar modo del franchise di Dragon Ball. Ciò risulta molto evidente nella resa degli incontri, dove viene mostrato il “potere” di riconoscere il punto debole dell’avversario, possibile grazie al corretto utilizzo di molti rallenty. La particolarità di questi nuovi combattimenti è che sono letteralmente paragonabili ad una partita a scacchi, con tanto di “scacco matto” esclamato. I movimenti e i colpi sferrati non possono far altro che ricordare gli scontri visti durante le puntate dell’anime citato poc’anzi, in particolare quelli fra Goku e Vegeta. La sfida fra i due rivali è molto personale, portandoli a concentrarsi a tal punto da isolarsi dal pubblico circostante. Un risultato ottenuto – a livello tecnico – grazie all’utilizzo di efficaci effetti visivi.

Jonathan Majors indossa i guantoni del nuovo rivale di Creed, attore sulla cresta dell’onda per essere comparso recentemente in casa Marvel nei panni di Kang il Conquistatore, nel film Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Ancora una volta, Majors dimostra di essere una grande scoperta, sapendo portare in scena tutto il rancore, la scontrosità e la frustrazione di Dame Anderson. Il suo è un avversario che – dato il passato burrascoso che accomuna i due – è capace di tenere testa a Creed non sia a livello fisico che emotivo.

Anche Jordan riesce a dare il meglio di sé in tutto ciò, dimostrando di saper gestire direzione e performance, regalando momenti toccanti e sinceri anche grazie alle ottime Tessa Thompson, Mila Davis-Kent e Philicia Rashad [la Clair della sit-com I Robinson, nell’importante ruolo di Mary Anne Creed]. A differenza dei precedenti Creed, questa volta le musiche non sono curate dal buon Ludwig Göransson [probabilmente impegnato con Oppenheimer di Christopher Nolan] ma da Joseph Shirley, già suo collaboratore nella serie The Book of Boba Fett. Proprio come Adonis/Jordan, anche Shirley prova a camminare con le proprie gambe, abbozzando poche volte i temi sentiti nelle prime due pellicole e… riproponendone uno tratto dalla saga di Rocky, firmato da Bill Conti. Ma come, senza Rocky Balboa? A quanto pare Michael B. Jordan ha ritenuto giusto dover inserire nuovamente questo piccolo omaggio.

Tuttavia, risulta un po’ fuori luogo se il personaggio manca a tutti gli effetti. Ed è un’assenza strana, soprattutto in un paio di momenti molto rilevanti. “Un passo alla volta. Un pugno alla volta. Una ripresa alla volta”.

Concludendo, Creed III, che forse potrebbe non spiccare molto per l’originalità della storia presentata, è un sorprendente esordio registico. Audace, viscerale e creativo.

Luca Pernisco

CREED III

Regia: Michael B. Jordan

Con: Michael B. Jordan, Tessa Thompson, Jonathan Majors, Phylicia Rashad, Wood Harris, Florian Munteanu, Mila Davis-Kent

Uscita in Italia: giovedì 2 marzo 2023

Sceneggiatura: Keenan Coogler, Zach Baylin

Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer Pictures, Chartoff-Winkler Productions, Proximity Media, Outlier Society

Distribuzione: Warner Bros.

Anno: 2023

Durata: 116’

InGenere Cinema

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