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SPIDER-MAN: NO WAY HOME di Jon Watts

Il Cinematic Universe a cui Marvel e Disney ci hanno abituati, anno dopo anno e pezzo dopo pezzo, è ormai diventato una realtà narrativa davvero estesa e talmente tanto trasversale da aver tentacolarmente invaso cinema, major, network televisivi e piattaforme streaming.

Un universo espanso che ha ci ha abituati a veder nascere e crescere [e morire] personaggi che riempiono la nostra vita di spettatori per talmente tanto tempo da diventare quasi delle persone reali. Li conosciamo nel profondo, ne condividiamo ambizioni e sogni, ne scopriamo i difetti.

Il Marvel Cinematic Universe ha riscritto le stesse regole della serialità al cinema: mai prima dell’MCU avevamo assistito alla nascita di un mondo fantastico tanto solido, una rete di storie autonome, di mini-saghe dedicate a super personaggi che, però, [viste da un po’ più lontano] si rivelano come piccoli tasselli di una storia incredibilmente più grande e intricata: un universo, appunto.

Non sappiamo ancora se questo modo di raccontare sia la chiave di volta per l’adattamento cinematografico [di mondo a fumetti, in questo caso] e se questa maniera di pensare a un film [che non è mai solo UN film] sia funzionale a conservare anche nei prossimi anni la memoria di un’opera come il lavoro di un autore, la visione di un regista, e non solo come il passo avanti di un franchise. Quel che sappiamo è che il grande piano fatto di Fasi procede a passo spedito e sembra inarrestabile. Soprattutto riesce a pianificare e conquistare primati anche difficilmente immaginabili al di fuori di quell’universo.

Uno dei primati più grossi ce lo si troverà davanti proprio nello Spider-Man: No Way Home di Jon Watts, il terzo film da protagonista dell’arrampicamuri interpretato da Tom Holland. Un personaggio che abbiamo visto crescere e cambiare sin dall’apparizione in Captain America: Civil War [2016] e che nella sua trilogia da protagonista ha percorso un lungo cammino di maturazione che da giovane studente chiacchierone e immaturo, si trova a diventare supereroe prima e uomo poi, solo dopo aver capito che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

Un percorso difficile e tortuoso, come sottolineato anche dai titoli dei tre capitoli: Homecoming [2017], Far From Home [2019], No Way Home [2021]. Una sorta di impossibilità di mettere radici, di trovare un centro, una casa. Un moto perpetuo che proietta ora l’amichevole Spider-man ben al di fuor del suo quartiere. Addirittura nel multiverso! Sì, ci aveva già fatto un giro – in versione animata – nello Spider-Man – Un nuovo universo [2018], ma quella è un’altra storia, ancora un altro spicchio di realtà. Ma parlavamo di multiverso!

E per arrivarci No Way Home si ricollega direttamente a quando accaduto nella chiusa di Far from Home, con Mysterio che rivela al mondo intero la vera identità dell’Uomo Ragno, rovinando per sempre la vita privata di Peter Parker, di sua zia May [Marisa Tomei], della sua ragazza MJ [Zendaya] e del suo miglio amico Ned [Jacob Batalon]. Per uscire da questa situazione davvero scomoda, Peter decide di chiedere aiuto a Stephen Strange [Benedict Cumberbatch]: vuole che il mago lanci un incantesimo che faccia sì che tutti dimentichino che Peter Parker è Spider-Man. Ma proprio a causa dell’immaturità ancora assai acuta del ragazzo, l’incantesimo non va a buon fine e, anzi, malvagi villain a conoscenza della reale identità dell’Uomo Ragno vengono attirati nella realtà di Peter/Holland anche da altri universi… e da altri franchise cinematografici creduti ormai sepolti!

Su questo non s’è fatto mai mistero, fin nei trailer e ora anche nei video di red carpet e interviste, abbiamo avuto modo di ritrovare Alfred Molina nuovamente nei panni del Dottor Octopus dopo lo Spider-Man 2 [2004, pre MCU ]; Willem Dafoe in quelli del malvagio Goblin, come già era successo nella trilogia di film firmati da Sam Raimi [pre MCU]; Jamie Foxx che era stato Electro in The Amazing Spider-Man 2 [2014, ancora esterno al Marvel Cinematic Universe].

Ce ne sono anche altri, ma non entriamo più a fondo nella questione e nella trama, per non scivolare in spiacevoli spoiler [almeno non fra le nostre pagine]. Ma è fondamentale sottolineare come il concetto di multiverso tirato su nel film di Watts, scritto ancora una volta da Erik Sommers e Chris McKenna, riesca a unificare la storia cinematografica di Spider-Man [le tre saghe finora del tutto dissociate, i reboot, i diritti sul personaggio rientrati in casa Marvel dopo l’avvio e la conclusione di due vite cinematografiche lontane] all’interno di un’unica grande narrazione in cui tutto è vero e ha una spiegazione coerente. Nessuna cancellazione, nessun reboot. Che questa sia una trovata autoriale di pregio è vero; che sia una scelta ragionata per fare un enorme servizio di fanservice è altrettanto corretto.

Marvel è pronta a far fare il grande passo anche a suo Spider-Man: a fargli riprovare quel senso di far parte di un gruppo anche dopo gli Avengers [MJ e Ned sono al suo fianco, dimostrando lo stesso coraggio pur senza avere i grandi poteri], per poter finalmente trovare dentro di sé quel senso di “Casa” e quella forza per abbandonare una volta per tutte la fanciullezza.

Di certo nei quasi 150 minuti di film ci troveremo davanti a un bellissimo modo di analizzare un personaggio, destrutturandolo e ricostruendolo, facendolo a pezzi per renderlo unico e riformularlo ancora un volta come nuovo: mutato, ma ancora perfettamente sé stesso.

Luca Ruocco

SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Regia: Jon Watts

Con: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Jacob Batalon, Jon Favreau, Marisa Tomei

Uscita in sala in Italia: mercoledì 15 dicembre 2021

Sceneggiatura: Erik Sommers, Chris McKenna

Produzione: Marvel Studios, Columbia Pictures, Pascal Pictures

Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia

Anno: 2021

Durata: 148’

InGenere Cinema

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