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BILLY LYNN – UN GIORNO DA EROE di Ang Lee

Cinematograficamente parlando, il 2 febbraio 2017 in Italia verrà ricordato come la giornata dedicata agli eroi di guerra. Un mix di coincidenze e “strategie” distributive ha voluto, infatti, che ben due pellicole sul tema approdassero nelle sale nostrane nello stesso weekend, ed entrambe battenti bandiera a stelle e strisce.

Stiamo parlando di La battaglia di Hacksaw Ridge e di Billy Lynn – Un giorno da eroe. Nel primo, il Mel Gibson regista rievoca la storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore per aver salvato 75 soldati durante la battaglia di Okinawa, nella Seconda Guerra Mondiale, senza mai utilizzare un’arma. Nel secondo, invece, Ang Lee narra la storia del giovane soldato semplice Billy Lynn che, insieme ai commilitoni del reparto Bravo, si trasforma in un eroe nazionale dopo un’estenuante battaglia in Iraq.

Insomma, ci troviamo in presenza di uomini da celebrare e da ricordare, ciascuno a proprio modo per il coraggio dimostrato sul campo di battaglia. Un atto dovuto in entrambi i casi che, oltre a tributare il giusto omaggio all’uomo e alle sue gesta, serve anche ad alimentare il serbatoio del patriottismo, che oggi più che mai ha un bisogno enorme di carburante da bruciare per alimentare il motore della suddetta causa.

Al di là delle analogie e delle coincidenze, esiste, però, una sostanziale differenza tra i due film, che va oltre le vicende raccontate, i protagonisti che le hanno vissute, le ambientazioni che hanno fatto da sfondo e al periodo in cui queste si sono consumate. Quel qualcosa è una verità storica, con l’opera di Gibson che si basa su fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti. Elementi, questi, sui quali al contrario non può contare l’ultima fatica dietro la macchina da presa di Ang Lee che, diversamente da quella del collega statunitense, prende forma e sostanza dall’immaginazione della penna di turno. La penna in questione è quella di Ben Fountain, l’autore dell’omonimo romanzo dal quale Jean-Christophe Castelli ha tratto lo script dell’adattamento per il grande schermo firmato dal cineasta taiwanese, che arriva nelle sale italiane con Warner Bros. Pictures a una manciata di mesi di distanza dall’uscita americana [l’11 novembre 2016] e dalla presentazione in anteprima mondiale lo scorso ottobre al New York Film Festival.

Insomma, sempre di eroi si parla, ma con un peso specifico ben diverso dettato da corrispondenze storiografiche che in Billy Lynn vengono meno, nonostante nel libro prima e nel film poi appaiano riferimenti che facciano pensare anche in questo caso a una storia vera, come ad esempio il conflitto iracheno. Dunque, non vi è nulla di vero in questo dramma bellico che, se non fosse per le coordinate spazio-temporali diverse, potrebbe in una qualche misura riportare alla mente quanto accaduto ai protagonisti di Flags of Our Fathers. La pellicola di Clint Eastwood è la ricostruzione di come tre dei sei marines che furono fotografati nell’atto di innalzare la bandiera a stelle e strisce sul suolo giapponese di Iwo Jima [la famosa fotografia scattata sul monte Suribachi dal Premio Pulitzer Joe Rosenthal] siano stati fagocitati dalla macchina di propaganda americana come simbolo tangibile della imminente vittoria sul nemico ed al contempo per raccogliere fondi da destinare ai disastrosi bilanci di guerra. L’analogia in tal senso è molto forte, con la pellicola di Ang Lee che, come quella di Eastwood, nasconde sotto la superfice un duplice messaggio critico e antimilitarista nei confronti dell’esportazione forzata della democrazia attraverso la politica interventista e guerrafondaia. Ma ciò che emerge in maniera ancora più evidente è la strumentalizzazione messa in atto dal Potere stesso, dai suoi rappresentanti e dalle Istituzioni che ne sono l’emanazione, ai danni di questi eroi di turno, trasformati all’occasione in trofei da esporre e persino in fenomeni da baraccone da mostrare in pubblico. Significative le scene che vedono il protagonista e il resto della Bravo doversi sottoporre a imbarazzanti siparietti a favore della numerosa platea presente allo stadio.

Ogni medaglia ha, infatti, il suo risvolto e non è tutte rose e fiori. C’è chi nel pubblico non la vede allo stesso modo, chi è pronto a criticare le tue scelte e le tue idee, comprese quelle dell’attaccamento alla bandiera e ai valori della Patria. Ed è contro questo che i personaggi di Billy Lynn dovranno lottare tra le mura amiche nell’arco della giornata e probabilmente nel resto della loro vita. E non solo con questo purtroppo, perché nei loro cuori e nelle loro menti si manifestano sempre di più i “fantasmi” di un male ancora più forte. Ciò si legge chiaramente tra le righe della sinossi e nelle scene che vanno a comporre la timeline. Dopo i fatti, Lynn e i suoi compagni vengono rimpatriati per due settimane per affrontare il Victory Tour, che prevede interviste, comizi pubblici e persino la partecipazione ad una famosa partita di football americano nel giorno del Ringraziamento. Ma a vivere tutto questo c’è un ragazzo di diciannove anni, profondamente segnato e traumatizzato dall’esperienza in Iraq e dalla morte di un suo commilitone, che dovrà affrontare con fatica le luci della ribalda cercando di non impazzire.

Se da una parte il film di Ang Lee mette bene a nudo il contrasto tra il realismo della guerra e le percezione degli americani della guerra stessa, argomentando a sufficienza e sostenendo apertamente certe critiche, dall’altra parte a stonare e a provocare una certa irritazione è quella dose di buonismo e moralismo a buon mercato che si affaccia nello script quando si tratta di riportare il tutto sui binari del politicamente corretto [vedi ad esempio la scena nella quale Lynn e il capo squadra non cedono all’offerta economica del miliardario Norm Oglesby per l’acquisto dei diritti di sfruttamento cinematografici della loro storia, perché il Dio Denaro non può comprare tutto]. E probabilmente è questo pareggiare i conti il motivo della nostra insofferenza nei confronti di un’opera che del buonismo avrebbe tranquillamente fatto a meno.

Lo script e la sua trasposizione ereditano il suddetto tallone d’Achille dalla matrice letteraria, con il film che si limita ad assecondare tale debolezza. Peccato perché l’architettura drammaturgica, i suoi sviluppi narrativi e il modo in cui vengono gradualmente scoperte le carte sui veri accadimenti, tutti resi attraverso il punto di vista del protagonista, dimostrano una discreta solidità e una piacevole scorrevolezza, che consente al fruitore di non perdersi mai tra la serie di flashback che vanno a comporre la timeline e che culminano con lo spettacolo scenografico che va in scena nell’intervallo della partita.

Per quanto riguarda la confezione e la componente tecnica, invece, non possiamo pronunciarci, poiché non c’è stata data la possibilità di fruire dell’opera nel suo formato definitivo, ossia in 3D con Dolby Atmos. Le sorprese e le emozioni sarebbero stati sicuramente maggiori rispetto a quelle che la versione bidimensionale può offrire.

Francesco Del Grosso

BILLY LYNN – UN GIORNO DA EROE

Regia: Ang Lee

Con: Joe Alwyn, Kristen Stewart, Chris Tucker, Garrett Hedlund, Makenzie Leigh

Uscita sala in Italia: giovedì 2 febbraio 2017

Sceneggiatura: Jean-Christophe Castelli

Produzione: Bona Film Group, Dune Films, Film4, The Ink Factory, Marc Platt Productions, Studio 8, TriStar Pictures

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Anno: 2016

Durata: 112’

InGenere Cinema

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