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KNIGHT OF CUPS di Terrence Malick

knight1C’era una volta un giovane principe che fu mandato dal padre, il re dell’Est, fino in Egitto, allo scopo di trovare una perla. Quando il principe arrivò la gente versò lui da bere in una coppa. Non appena il principe bevve dimenticò di essere figlio di un re, perse memoria della perla e cadde in un sonno profondo.

Il padre di Rick [Christian Bale] gli leggeva spesso questa favola da bambino. Rick è un autore di commedie che vive a Santa Monica e desidera qualcosa di diverso, qualcosa che vada oltre la vita che conosce, ma non sa cosa sia, né come trovarlo.

Terrence Malick è uno degli autori più discussi del cinema contemporaneo. Introvabile, irraggiungibile, cercato da tutti, desiderato, osannato e anche odiato.

Dopo un arco di tempo molto lungo, che va dal 1978 [anno de I giorni del cielo] al 2010, in cui ha realizzato due film, facendo sembrare brevi anche le attese dei film di Kubrick, il regista sembra aver trovato all’improvviso una certa prolificità: tre film in quattro anni, dopo averne fatti cinque in quasi quaranta. Ma, purtroppo, mentre la prolificità è aumentata, la qualità dei suoi film non è riuscita a stargli dietro.

knight2Il girotondo iniziato con To the Wonder continua anche con questo Knight of Cups.

Il personaggio principale, Rick, è un Christian Bale perso, annoiato, alla ricerca di un senso da dare alla sua vita e al mondo che lo circonda; un mondo che riflette molto il vuoto interiore degli esseri che lo popolano: tutti gli edifici sono freddi e inospitali, gli appartamenti spogli e asettici.

I personaggi, nonostante i grandi interrogativi che le loro voice off pongono, difficilmente raggiungono un grande spessore.

Si assiste ad uno spettacolo di danze leggere e flebili, mentre sullo sfondo si alternano immagini bellissime, dalla natura alle metropoli.

Il cinema di Malick è ormai fatto di corpi, immagini e suoni. Ma è ancora cinema se questi corpi, immagini e suoni non ci raccontano una storia? Non drammi interiori e quesiti esistenziali, ma una storia.

knight3Mad Max: Fury Road, per restare nel contemporaneo, è un cinema di corpi, immagini e suoni, e racconta una storia, semplice, ma pur sempre una gran bella storia.

Come disse un grande autore “non esiste una grande immagine che possa sostituirsi a una bella narrazione”. Il viaggio degli eroi di Malick sembra fermarsi alla premessa, e mentre i minuti passano e le immagini si susseguono, i quesiti dei personaggi sembrano diminuire la loro portata, a differenza invece di capolavori come La sottile linea rossa e The Tree of Life, in cui ci si poteva rispecchiare sia nella pochezza che nella grandezza degli uomini e degli eventi in scena.

Forse questa nuova prolificità del regista texano è in realtà una richiesta d’aiuto; forse anche lui ha bevuto dalla coppa del principe, o magari è solo rimasto intrappolato nell’albero della vita, di cui To the Wonder e Knight of Cups sono solo piccole note a margine o, se volete, dei rami secchi.

Egidio Matinata

KNIGHT OF CUPS

1.5 Teschi

Regia: Terrence Malick

Con: Christian Bale, Cate Blanchett, Natalie Portman, Antonio Banderas, Freida Pinto, Wes Bentley, Imogen Poots

Uscita in sala in Italia: mercoledì 9 novembre 2016

Sceneggiatura: Terrence Malick

Produzione: Nicolas Gonda, Sarah Green, Ken Kao

Distribuzione: Adler Entertainment

Anno: 2016

Durata: 118’

InGenere Cinema

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