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GRAVITY di Alfonso Cuarón

Gravity locandinaEravamo rimasti positivamente suggestionati dalle due clip di Gravity, ultima fatica del messicano Alfonso Cuarón, che vi avevamo mostrato la scorsa estate qui, e, dopo averlo visto, in occasione della sua uscita italiana, possiamo solo confermare le nostre impressioni.

Alfonso Cuarón torna ad affrontare lo sci-fi dopo l’apprezzato I figli degli uomini, 2006, e lo fa presentando una storia diversa, che alla base ha un incipit semplice, ma studiato e sviluppato molto bene.

Il successo di Gravity, che in America ha sbancato il botteghino, e che in Italia, a distanza di un mese, continua ad occupare i primissimi posti in quanto a incassi, è dovuto principalmente allo straordinario lavoro di una squadra tecnica che ha faticato nel far combaciare insieme tutti gli elementi principe che stanno alla base di un film: sceneggiatura, fotografia, scenografia, musica, effetti digitali, suono, competenza attoriale e non solo.

È lo stesso Cuarón, insieme con il figlio, Jonàs  [Año Uña, 2007], a scriverne la sceneggiatura e a produrre il film con David Heyman [produttore dei film di Harry Potter], per una produzione e distribuzione firmata Warner Bros.

GRAVITY prima immagineUn lavoro di squadra, dunque, che ha visto alla fotografia  Emmanuel Lubezki [I figli degli uomini, The New World],   Neil Corbould [Il Gladiatore] e Manex Efrem [Il mistero di Sleepy Hollow, La promessa dell’assassino] agli effetti speciali, Tim Webber [Il cavaliere oscuro] supervisore agli effetti visivi, Chris Park supervisore alla stereoscopia, alle musiche Steven Price [Attack the Block – Invasione aliena], Andy Nicholson alla scenografia, e lo stesso Cuarón al montaggio con Mark Sanger [Sweeney Todd, i figli degli uomini].

Una pioggia di detriti, provocati dall’esplosione di un satellite russo, colpiscono lo shuttle americano intorno a cui stanno lavorando l’ingegnere spaziale Ryan Stone [Sandra Bullock], alla sua prima missione, e l’astronauta Matt Kowalsky [George Clooney].

GRAVITYIntenti a riparare il telescopio, i due vengono informati dalla base della presenza dei detriti che si avvicinano alla loro postazione. Ma la velocità con la quale viaggiano i frammenti non permettono ai membri dell’equipaggio di salvarsi, distruggendo lo shuttle e risparmiando la vita solo a Ryan e Matt.

È il jet pack, il dispositivo attraverso il quale gli astronauti possono volare nello spazio per mezzo di un propulsore legato alla schiena, ad aver salvato i due astronauti, facendoli fluttuare nello spazio, ma l’energia dello stesso e la riserva di ossigeno delle loro tute sono ormai esaurite e, come se non bastasse, una nuova tempesta di detriti sta per abbattersi proprio lungo la loro orbita.

Inoltre, l’assenza di gravità costringe Ryan e Matt a cercare continuamente un appiglio, venendo ripetutamente sballottati nello spazio.

Gravity è un film spettacolare nel vero senso del termine, perché potente e suggestivo esteticamente, ed estremamente drammatico e incredibilmente inquietante.

Gravity terza immagineCuarón gioca con i silenzi profondi e interminabili dello spazio, che provocano un’ansia tangibile nello spettatore, coinvolto emotivamente nella terribile esperienza che stanno vivendo i due protagonisti aiutato in questa immedesimazione anche dall’incredibile uso del 3D [pensiamo alla scena nella quale si vede un ingranaggio del telescopio sfuggire dalle mani di Ryan per andare incontro allo spettatore, o la suggestiva scena nella quale la pioggia di detriti sembra realmente correre fuori dallo schermo], che viene usato in modo intelligente, perché privo di forzature ma intimamente legato con il dramma raccontato, che serve principalmente, qui, a dare la sensazione di essere abbandonati nello spazio.

Ryan è paralizzata dalla paura di essere sola e perduta nell’universo profondo, accompagnata solo da un silenzio che si fa spirituale, e grazie al quale, nonostante tutto, riesce a pensare a quel che è stata fino ad un momento prima la sua vita, lei che ha speso gli ultimi anni a lavorare in laboratorio per dimenticare un trauma che la insegue e verso il quale si sente responsabile, e che ama mettersi alla guida per non pensare a nulla. Ora, lì, da sola nello spazio, si appresta a morire, e ha coscienza di ciò, dunque è atterrita.

Gravity fa commuovere perché è proprio l’idea stessa di universo ad agghiacciare lo spettatore e a far riflettere su quanto sia esso stesso così piccolo e ininfluente nell’universo. Il distacco dalla Terra, lontana 600 Km,  permette ai due protagonisti di avvicinarsi al sole, di apprezzare l’aurora e il tramonto come fossero delle entità astratte. La tensione è presente fin dai primi istanti e la sua presenza è costante fino alla fine.

gravitLa bellezza di questo film, candidato agli Oscar 2014, sta proprio nel binomio interiorità-estetica che lo rende armonioso e assolutamente completo. È  raro vedere al cinema un film di questo tipo, perché Gravity rappresenta in questa accezione un po’ un’anomalia, in quanto è formalmente un’innovazione in campo cinematografico, soprattutto per quel che concerne il campo audio.

Gravity usa infatti una nuova e singolare piattaforma audio: Dolby Atmos, che prevede la presenza in sala di numerosi diffusori del suono disposti in tutti gli angoli della sala, in alto, frontalmente, lateralmente e dietro, creando così una commistione di suoni distinti e con una conformazione ben precisa. Il film è girato prevalentemente attraverso lunghi piani sequenza, che scemano nella seconda parte, quando cioè ci si sposta negli interni dello shuttle.

Gilda Signoretti

GRAVITY

4.5 Teschi

Regia: Alfonso Cuarón

Con: Sandra Bullock, George Clooney

Uscita in sala in Italia: giovedì 3 ottobre 2013

Sceneggiatura: Alfonso Cuarón, Jonàs Cuarón

Produzione: Warner Bros.,Esperanto Filmoj, Heyday Films

Distribuzione: Warner Bros.

Anno: 2013

Durata: 92′

 

 

 

 

InGenere Cinema

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