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PRIEST di Scott Stewart

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“Andare contro la Chiesa è andare contro Dio.”, questa è la regola delle regole, nel mondo del futuro in cui Scott Stewards [Legion, 2010] ambienta il suo Priest. Un mondo dove la Chiesa ha ormai conquistato del tutto il bramato potere temporale, e i suoi ministri sono arrivati a ricoprire cariche molto più simili a quelle di spietati giudici censori, piuttosto che di comprensivi padri spirituali.

In questo mondo orwelliano, madre Chiesa controlla i pensieri e le scelte di ogni cittadino, camuffando la propria smania di potere dietro la volontà di un dio che, d’altronde, non manifesta pareri contrari.

Una Chiesa auto-elevatasi a dio in terra che può finalmente tagliare ogni ponte di contatto coi suoi imperfetti fedeli, relegando le pur obbligatorie pratiche confessionali ad appositi apparati elettronici, dove il fedele può immaginare di essere realmente ascoltato dall’immagine registrata che scorre sui monitor e che tradisce frasi ripetitive e monotone.

Tempo prima [come ci viene narrato dal prologo animato], questa stessa Chiesa aveva allevato un proprio piccolo esercito da scagliare contro gli esseri che da sempre avevano condiviso la Terra con gli uomini, e che dall’inizio dei tempi si erano mostrati come i più crudeli nemici: i vampiri. Questo esercito di guerrieri scelti erano i sacerdoti: uomini e donne dalla fede forte quanto il proprio agile corpo, allenati per l’unica missione di riportare l’ordine sulla Terra.

Sotto l’ombra di un dio, che comunque aveva permesso l’esistenza di esseri tanto diabolici, i sacerdoti riescono a ridurre drasticamente il numero di vampiri e a rinchiudere i pochi sopravvissuti all’interno di piccole comunità-lager, controllate dagli uomini. Questo lo stato delle cose, finché un gruppo di esseri della notte, guidati da Black Hat [Karl Urban, ex sacerdote, caduto nelle mani di succhiasangue e vampirizzato] non riesce a ribellarsi alle guardie e incomincia una folle corsa in treno verso la conquista dei grossi centri urbani, dopo aver fatto fuori, durante uno dei primi assalti, una giovane donna [vecchia fiamma uno dei sacerdoti] e il suo attuale compagno, e averne rapito la figlia.

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Quando lo sceriffo Hicks [Cam Gigandet]rintraccia il sacerdote [Paul Bettany] per avvisarlo dell’accaduto, il guerriero di dio non potrà far altro che rinnegare la sua Chiesa, che vuol stupidamente negare la possibilità dell’esistenza di vampiri liberi dai lager [pur di scongiurarne il pericolo], e cominciare una sua personale battaglia, assistito dal giovane sceriffo e da una sacerdotessa [Maggie Q].

Il Priest di Stewart è basato sulla graphic novel omonima di Min-Woo-Hyung, e si lega perfettamente a quella schiera di action-comix a sfondo vampiresco [stile Blade], ereditando una visione estetica, dark e decadente, della metropoli da film come Blade Runner [Ridley Scott, 1982], mescolata ad una strumentalizzazione del credo tipica dell’epoca medioevale.

Pur non condividendone affatto lo stile e l’ibridazione di Genere, quel che di interessante si può trovare in Priest è proprio la rielaborazione della creatura-vampiro, che qui va perdendo completamente la sua umanità, divenendo bestia feroce e cieca, unicamente guidata dalla sete di sangue e dall’istinto. Realizzati in digital effect, i vampiri di Stewart sono glabri e quadrupedi, non hanno bisogno della vista, perciò non hanno sviluppato occhi. Vivono in branchi, all’interno di grandi alveari costruiti dentro grotte e catene montuose e si richiudono di giorno dentro dei bozzoli che loro stessi costruiscono con la bava che secernono.

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Esistono, poi, nel film due livelli di ibridazione umano-vampiro: i famigli, vagabondi e svitati che decidono di soccombere ai figli della notte facendosi vampirizzare e divenendone schiavi, e i vampiri umani [una nuova razza] di cui Black Hat rappresenta il primo esemplare.

Proprio questi vampiri umani, uomini trasformatisi dopo aver bevuto il sangue della regina dei succhiasangue, sono gli esseri più simili all’icona classica della mitologia vampiresca.

Il film punta su un 3D di certo non essenziale, ma regale, oltre alle scene al rallentatore in stile Matrix [Andy e Larry Wachowski, 1999], anche un succoso combattimento sul tetto di un treno in corsa, dal succoso sapore retrò.

Luca Ruocco

 

Regia: Scott Stewart

Con: Paul Bettany, Karl Urban, Cam Gigandet, Maggie Q

Uscita in sala in Italia: mercoledì 15 giugno

Sceneggiatura: Cory Goodman

Produzione: Michael De Luca Productions, Screen Gems, Buckaroo Entertainment

Distribuzione: Sony Pictures Italia

Anno: 2011

Durata: 87’

InGenere Cinema

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