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EVIL PREVAILS: intervista a Raffaele Picchio e Gianluigi Perrone, regista e sceneggiatore del film Morituris

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Avevamo parlato di Morituris [Raffaele Picchio, 2011] qui. Abbiamo intervistato il regista e lo sceneggiatore [Gianluigi Perrone], a qualche giorno di distanza dall’anteprima romana, organizzata per sabato 11 giugno alle ore 22:15, al Teatro Palladium, all’interno del programma del Roma3FilmTeatro Festival. L’appuntamento è davvero irrinunciabile.

 

[Luca Ruocco]: Raccontateci come nasce il film “Morituris”, e come siete entrati a farne parte.

[Raffaele Picchio]: Stavo cercando una location per un cortometraggio che volevo realizzare, quando mi sono imbattuto in una sorta di piccolo museo romano in cui erano esposti elmi di gladiatori. Erano così terrificanti che, tanto a me quanto a Tiziano Martella, è venuto in mente di quanto poteva essere d’impatto l’immaginario dei gladiatori in un contesto di slasher moderno. In più c’era la voglia di fare qualcosa si molto exploitation ma che non fosse parodico o citazioni sta, ma genuinamente cattivo e violento. Ho conosciuto, sul forum di Nocturno, Gianluigi, e da lì Morituris è cominciato a diventare qualcosa di più complesso ed oscuro. Condividiamo lo stesso identico ideale di come “deve” essere un certo tipo di cinema e con l’arrivo di altri due miei amici, Vincenzo Manzo e Pierpaolo Santagostino, siamo riusciti a mettere in piedi questo progetto assurdo, liberi di gestirlo come volevamo. Morituris nasce dalla follia delle persone che hanno voglia di dimostrare che fare un altro tipo di cinema in Italia è possibile.

[Gianluigi Perrone]: Aggiungo che all’inizio si trattava di realizzare dei corti tratti da Thomas Ott e Miguel Angel Martin, quest’ultimo anche esplicitamente citato nel film.

[LR]: Raffaele, questa è la tua prima esperienza su un lungometraggio, con quale esperienze precedenti ti sei avvicinato a “Morituris”?

[RP]: Morituris è il mio esordio totale nel mondo del cinema. Ho studiato cinematografia e televisione e ho cominciato come ovviamente accade a fare lo schiavo per vari service che lavoravano in tv e su varie truppe eng. Per carattere odio la televisione e viverla dal di dentro mi ha schifato al punto di mollare tutto ed entrare in una sorta di spirale depressiva oscura, che mi ha portato a lavorare per 4 anni come edicolante covando all’interno la frustrazione e la desolazione della difficoltà di fare quello che ho sempre sognato. Come tutte le parabole discendenti arriva il momento che mandi a fanculo tutto e dici: “Ok, devo farlo da solo!”. Mi ero messo in testa di fare un corto tratto da un racconto di Thomas Ott. E invece con lo zampino di shub-niggurath e del destino infausto devo dire che la cosa è abbastanza “degenerata”…

[LR]: Gianluigi, sei un nome noto della critica cinematografica, quella di “Morituris” è la tua prima esperienza da sceneggiatore, o arrivavi da esperienza pregresse?

[GP]: E’ la prima realizzata. Poi ne ho realizzate altre per altri progetti. Anche se oggi penso che alcune cose le avrei fatte diverse, credo ancora moltissimo nel concept del film e, visto che è stata realizzata quasi 6 anni fa, penso che si sia intuita la direzione in cui andava l’horror moderno.

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[LR]: Estremo e drammatico, con uno sbocco nello slasher e molti punti in comune con il torture porn, “Morituris” è uno dei più crudi e potenti film indipendenti del momento. A quali film e/o registi vi siete ispirati?

[RP]: Morituris non nasce come “citazione da”, ma è un insieme di influenze più o meno dirette di tutto quello che cinematograficamente ci “costruisce”. Ovviamente l’impostazione di base guarda all'”esplosione” dell’horror francese e del suo modo di concepire un prodotto “estremo” ma comunque “elegante”, ma ripeto al suo interno sono confluite le più disparate influenze che oltre “i soliti vecchi noti” dell’horror italiano e internazionale inglobano di tutto da Aldrich a Suzuki Norifumi, dai Monty Python a Peckinpah… Senza contare le più svariate influenze letterarie e musicali…

[GP]: Aggiungerei anche le influenze mediatiche, come la rivista Cronaca Vera. Nello script ci sono soprattutto influenze classiche [Hawks, Aldrich, Polanski, Hitchcock ovviamente]. Fra i più nuovi, Alexandre Aja e Fabrice DuWelz sono stati dei punti di riferimento. Mi piace molto il cinema francese e ancora di più quello belga.

[LR]: Affrontiamo l’argomento distribuzione: “Morituris” ha il giro dei festival. In Italia proprio a giugno al Fantasy Horror Award e al Roma3FilmTeatroFest: che prospettive di diffusione si stanno configurando?

[RP]: Non ha ancora girato da nessuna parte se non qui in Italia. C’è stato uno screening durante il Market di Berlino ma ovviamente l’esordio che conta, ovvero quello con il pubblico, è solo adesso. Abbiamo spedito il film ovunque e stanno arrivando interessanti proposte. Ancora forse è presto per parlare, però qualcosa di grosso potrebbe arrivare…

[GP]: Appena possibile comunicheremo i Festival internazionali che proietteranno il film. Diciamo che, sì, c’è anche qualcosa di grosso.

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[LR]: Quali sono state, finora, le reazioni del pubblico, per un film che di certo, non riuscirà mai a lasciare nessuno indifferente?

[RP]: Donne incinte che hanno abortito, preti che si sono convertiti al culto del nostro signore della luce, bambini che si sono impiccati dopo aver violato i corpi dei loro ignari genitori, pecore che mangiavano lupi, leoni divorati da caprioli. In aggiunta a questo va detto che le donne sono quelle che lo capiscono e lo percepiscono “meglio”.

[GP]: Esplosioni verdi, gente che entra ed esce volando… E’ bello vedere che molte donne colgono i sottotesti del film e non lo trovino erroneamente sessista come alcuni che scappano urlando dalla sala.

[LR]: Di “Morituris”, provando a mettere da parte le tematiche, stupisce particolarmente la qualità con cui il tutto è stato realizzato. Una sceneggiatura semplice ma tagliente e ricca di colpi di scena, una gran cura tecnica, buoni effetti speciali e, soprattutto, un audio straordinario [che di solito è il punto più instabile nelle produzioni indie]: qual è stato il budget a vostra disposizione? Con quali mezzi tecnici avete realizzato il film?

[RP]: Il film è girato in Red One a 4k ed abbiamo lavorato con una troupe mista di giovanissimi e professionisti la gran parte proveniente dalla troupe tecnica della serie tv Boris. Non si è partito dall’immagine, ma dalle fondamenta ovvero la sceneggiatura e da lì si è lavorato affinché ogni elemento potesse essere rappresento nel migliore dei modi. L’audio è in presa diretta ed è sporco, “reale” come la scelta di raccontare gli eventi del film. Morituris è costato fatiche, sacrifici enormi economici e personali ed in parte le nostre anime ormai saranno dannate per l’eternità. E’ stato un patto con il diavolo, ma possiamo dire almeno di averci provato al massimo. E poi, alla fine, è meglio regnare all’inferno che servire il paradiso, o no?

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[LR]: Punto chiave del film è il concetto di “mostri”, di “cattivi”: ci sono dei mostri-umani e poi ne arrivano altri, immaginari, ma ancora più malvagi. Il film non sembra voler regalare uno spiraglio di speranza, scardinando i cliché dei rape and revenge. Il “messaggio” del film non è una buona novella. Credete che un horror debba contenere, in sceneggiatura, argomenti importanti, di denuncia sociali, più o meno palesi?

[RP]: In Morituris non c’è speranza e il male vince su tutto. Perchè così è stato, così è e così sempre sarà. Questo è “noto” ma è verissimo. Il discorso è che su un film exploitation è possibile comunque “raccontare” una storia. Il concetto stesso di film è raccontare qualcosa attraverso immagini e suoni. Non credo che un film sia bello perchè contiene elementi sociali e o di denuncia, un film funziona quando riesce a trovare quell’alchimia tra racconto e immagine. L’eccesso di uno di questi due parametri non fa che creare progressivamente uno squilibrio nel film: a volte infatti è tutto immagine e niente ciccia o a volte è una verbosissima messa in scena anonima. Secondo me non è necessario chissà cosa, se non il concetto stesso di “sceneggiatura” che è qualcosa di cui troppi hanno un idea sbagliata.

[GP]: Io credo che il genere possa permettere di comunicare molto più di quello che si immagini. Oggi l’horror deve toccare dei taboo, soprattutto morali. Non mi piace parlare di messaggi visto che nessuno può insegnare nulla della vita a nessuno, se non la vita stessa. Se parliamo di visione delle cose, basta ascoltare alcuni dialoghi del film e pensare alla tagline per cogliere il perché di ciò che avviene. O guardare ai fatti. Comunque l’entertainment deve rimanere il punto base dal quale partire per poi comunicare qualcosa.

[LR]: Come sono stati scelti gli attori e, Raffaele, come hai lavorato con loro?

[RP]: Sono stati inoltrati su internet annunci attraverso i principali siti di casting e sono subito arrivate tantissime proposte da tutta Italia. Abbiamo selezionato quelli che ci interessavano di più e abbiamo organizzato due giorni di casting al gruppo storico romano [da cui in un certo senso nasce tutto]. Abbiamo tutti discusso a lungo i provini e abbiamo fatto di tutto per ottenere le persone che ci avevano colpito più di tutti. Desiree, Valentina, Andrea, Giuseppe e Simone hanno saputo capire quello che ci eravamo prefissati fin dall’inizio e insieme a Gianluigi, che è un ottimo actor-trainer, abbiamo continuamente lavorato sul loro “gruppo” e sulle dinamiche dei dialoghi, cercando di far risultare il tutto più spontaneo e naturale possibile. Il discorso degli attori è una cosa che ci eravamo prefissati da subito e sono contentissimo del risultato ottenuto. Loro hanno dato tutto al film e, nonostante quello che gli accade, non ci hanno denunciato ne tolto la parola. Direi proprio che è stato fatto un buon lavoro.

[GP]: E’ stata una bellissima esperienza lavorare coi ragazzi perché, non solo ho imparato molte cose, ma ho anche guadagnato molti cari amici. Oltre alle prove, si è parlato molto dei personaggi e del loro peso all’interno di ciò che avveniva. Dico solo che in Italia abbiamo un sacco di buoni attori, basterebbe parlarci per farli funzionare.

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[LR]: I gladiatori: così ben realizzati da spiazzare lo spettatore Chi ha lavorato sul loro look, e, se ci sono, quali sono state le ispirazioni visive?

[RP]: Un pò tutta l’idea del soggetto nasce proprio dall’estetica che avevano questi elmi, in parte accumunabili a moderne maschere slasher. Tutto l’aspetto dei gladiatori è stato curato e “disegnato” da Tiziano Martella e i ragazzi della Lewis Carrol. Le armature sono abbastanza spaventose di loro e non c’è stato bisogno di particolari aggiunte: il resto doveva essere creato dall’ambiente e dalla fotografia in cui si sarebbero poi mossi. Sono tutti nascosti dietro gli elmi, mentre l’unico di cui si intravede qualcosa di mostruoso è stato creato con un make-up di Sergio Stivaletti, che nel film ha curato gli effetti speciali.


[LR]: Le armi di tortura usate dai gladiatori redivivi sono riprese da armi realmente utilizzate in epoca romana?

[RP]: Sì, assolutamente. Non mi azzardo a dire che è un film “storicamente curato”, perché sarebbe una stronzata e francamente non c’è neanche mai stata la voglia di farlo, però ha degli elementi, anche nelle dinamiche di ciò che accade, che sono molto fedeli e che gli appassionati dell’epoca sicuramente coglieranno. Le tavole iniziali, realizzate da Alessandro Gatto, invece, sono documentatissime e curate in ogni piccolo particolare. A differenza di me, Alessandro è molto pignolo in questo.

 

[LR]: Come vi rapportate al mondo delle produzioni indipendenti in cui “Morituris” muove i suoi primi passi? Avete avuto modo di visionare altri titoli indie di Genere? Quali vi hanno particolarmente colpito?

[RP]: Morituris è un progetto nichilista e abbastanza estremo e si sapeva fin dal principio che immettersi in un mercato già di suo in crisi [economica e di idee] sarebbe stata una scommessa bella forte. Però va detto che in Italia piano piano le cose stanno cambiando e un certo tipo di realtà sta finalmente tentando di alzare la testa e gli esempi sono tanti e ognuno sta cercando di dire la propria in modo diverso: c’è la torture-ghost-slasher story di Tagliavini, Bloodline; il divertente e post-apocalittico zombie-movie Eaters di Boni e Ristori; c’è l’action-thriller di Cosìmo Alemà, At the end of the day; lo splatter-gore marchiato Fulci di Albanesi, l’Avati-style di Bianchini. E ce ne sono tantissimi altri che nel loro piccolo, magari anche sbagliando, tentano di dire la loro. E vanno sicuramente apprezzati per questo. Se poi saranno flop o successi, solo il fato e il tempo potranno dirlo…

[GP]: Ne ho visti tantissimi e visto che c’è un rapporto di amicizia con molti, vorrei evitare di dire esplicitamente chi o cosa è valido. Dico solo che c’è molta buona roba in giro e ce ne sarà sempre di più. Peccato che chi ha le chiavi delle casseforti soffra di grave ritardo mentale, quindi ci si dovrà sempre arrangiare.

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[LR]: Pensate possibile la tanto decantata “rinascita dell’horror made in Italy”? Utopie a parte sembra realmente che qualcosa si stia muovendo, a partire dai tanti lungometraggi che iniziano a farsi strada, passando per le prime pubblicazioni dedicate, per finire a fenomeni più risonanti come lo “Shadow” di Zampaglione.

[RP]: Shadow di Zampaglione è stata la dimostrazione che è ancora possibile fare qualcosa di buono in Italia. Finalmente un film orgogliosamente competitivo con un mercato internazionale che normalmente ci schiaccia. Come ti dicevo prima, Una voce piano piano si sta alzando e quando saranno tante le voci a gridare vedrai che qualcuno finalmente si accorgerà. Sotto la brace evidentemente la fiamma arde ancora.

[GP]: Ne parlavamo proprio qualche giorno fa con Raffaele. Ci sono potenzialmente tantissimi ottimi realizzatori e mezzi. Purtroppo a volte ci si perde in problemi stupidi legati all’atteggiamento con cui ci si muove. Per esempio, dal canto mio ho notato che si cura molto superficialmente la fase di script, come se fosse appannaggio di chiunque [tipo scriversi il film insieme all’ortolano o alla cassiera del supermarket]. Fare un film è già duro, se poi ci si mortifica da soli stiamo freschi. Poi mi piacerebbe vedere che fa i film chi ama veramente il cinema e non chi ha bisogno di farsi il fico.

[LR]: Avete già in mente di mettervi all’opera su qualcos’altro?

[RP]: Quando finiremo le psico-sedute di recupero dai nostri occultisti di fiducia, probabilmente, inizieremo a sviluppare le idee che abbiamo. Che sono ancora più cattive, malsane e spietate di questo. This is just the beginning.

[GP]: Una marea, già da un po’. Ora ci si mette a lavoro con più consapevolezza ed esperienza. Spero che la determinazione paghi ancora e in tempi più brevi.

 

Website: www.morituris.com

Teaser trailer:

InGenere Cinema

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