C’è qualcosa di paradossale in Illusione, l’ultimo film di Francesca Archibugi: un’opera che sembra voler parlare di emozioni sfuggenti, di fragilità interiori e di verità non dette, ma che finisce per scivolare via proprio come quelle stesse emozioni che tenta di afferrare.
Nella periferia di Perugia, una ragazzina viene trovata priva di sensi in un fosso. Indossa un completo d’alta moda, è bellissima, apparentemente morta.
Ma proprio mentre la polizia sta per portare via il corpo, un sospiro rivela che è ancora viva. Si chiama Rosa Lazar, è moldava e ha meno di sedici anni. Il caso viene affidato alla sostituta procuratrice Cristina Camponeschi, impegnata in un’indagine complessa che coinvolge un vasto giro di prostituzione minorile collegato all’Est Europa e forse, ai vertici del Parlamento Europeo. Al suo fianco, lo psicologo Stefano Mangiaboschi, incaricato di valutare lo stato mentale della giovane.
Ma l’inchiesta si complica. Rosa appare del tutto inconsapevole delle violenze subite, si esprime con un’inquietante allegria e sfugge a ogni definizione. Non è una normale vittima né una semplice testimone. Dietro il suo sorriso enigmatico c’è un trauma profondo e un’identità difficile da decifrare. Per Cristina, Rosa è la chiave per accedere a scenari oscuri e corruzione ad alto livello. Per Stefano, diventa un mistero da svelare, un’indagine interiore che lo porterà a confrontarsi con i limiti della cura, della giustizia e della verità.
Illusione si muove con passo misurato, quasi timoroso, all’interno di un territorio narrativo che prometterebbe densità e stratificazione. Eppure, scena dopo scena, si insinua la sensazione che il film non riesca mai davvero a decidere cosa essere: un dramma psicologico? Un ritratto sociale? Una riflessione intima sui rapporti umani? La risposta, purtroppo, resta sospesa in un elegante ma sterile “forse”.
Archibugi dimostra, come sempre, una sensibilità registica indiscutibile: lo sguardo è attento, la messa in scena controllata, e gli attori si muovono all’interno di uno spazio che sembra pensato con cura. Ma è proprio questa cura, così calibrata e trattenuta, a diventare il limite principale del film. Dove ci si aspetterebbe uno scarto, un rischio, una ferita aperta, arriva invece una compostezza quasi algida.
Il risultato è un’opera che non inciampa mai davvero ma neanche osa correre. E in questo equilibrio fin troppo stabile, perde qualcosa di essenziale: il battito.
C’è una distanza emotiva che si avverte con chiarezza, come se il film osservasse i suoi personaggi da dietro un vetro spesso. Li vediamo, li comprendiamo a tratti, ma raramente li sentiamo. E senza quel cortocircuito emotivo, anche i temi più interessanti finiscono per appiattirsi, trasformandosi in enunciazioni più che in esperienze.
L’ironia — se così si può chiamare — è che Illusione sembra costruito attorno all’idea di smascherare qualcosa, di rivelare ciò che si cela sotto la superficie. Ma alla fine, la superficie resta intatta. Liscia, elegante, e sorprendentemente fredda.
Non è un brutto film. È, forse, qualcosa di più frustrante: un film che lascia intravedere continuamente ciò che avrebbe potuto essere, senza mai compiere il passo necessario per diventarlo davvero.
Paolo Gaudio
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ILLUSIONE
Regia: Francesca Archibugi
Con: Jasmine Trinca, Michele Riondino, Angelina Andrei, Vittoria Puccini, Carole Weyers, Filippo Timi, Antonio Scarpa, Alain Van Goethem, Aurora Quattrocchi, Marius Bizau, Anastasia Doaga, Francesco Rossini
Uscita sala in Italia: giovedì 7 maggio 2026
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Laura Paolucci
Produzione: Fandango, Tarantula, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Anno: 2026
Durata: 110′
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