Nel 1966, Stephen King firma il suo primissimo romanzo, La lunga marcia, che anticipa di alcuni anni Carrie [1974]. Il libro, però, arriva in libreria con lo pseudonimo di Richard Bachman, firma che King continuerà a usare anche a carriera avviata, per siglare romanzi cupi, politici, spesso senza alcun inserto paranormale. E assai politico è anche La lunga marcia, che racconta di un’America distopica, reduce da un conflitto che ne ha distrutto la struttura sociale e quella economica. All’interno di questa America, il sogno di rivalsa si nasconde all’interno di un incubo. Un gioco al massacro trasmesso in TV a cui prendono parte 100 giovani cittadini che diventano protagonisti di un marcia perpetua. Nessuno può fermarsi, per stanchezza, dolori, per dormire o espletare bisogni fisiologici. Chi si ferma riceve un richiamo dalle camionette di militari che seguono e precedono il gruppo in marcia, riprendendo il tutto. Chi riceve tre richiami nell’arco di un’ora viene freddato con un colpo d’arma da fuoco. La marcia si conclude con un unico partecipante ancora in vita che, oltre a vincere un ingente premio in denaro, può esprimere un desiderio.
Da sempre narratore delle storture d’America, King continua ancora oggi a esprimere chiaramente anche come elettore la sua visione politica e a criticare aspramente la violenza e l’abbrutimento in cui oggi è sprofondato il Paese guidato dai MAGA. Proprio in questa America, La lunga marcia di Bachman/King si trasforma in un film: The Long Walk.
Arrivato nelle sale italiane con diversi mesi di ritardo rispetto all’uscita USA, l’adattamento è affidato alle mani di JT Mollner [regista di quello strano e riuscito thriller pieno di cambi di prospettiva che è Strange Darling] per quanto riguarda la sceneggiatura, e di Francis Lawrence, per la regia.
Lawrence, non sarà sfuggito agli amici dell’horror, ha dalla sua ben 5 lungometraggi della saga Hunger Games che fondamentalmente racconta una storia molto simile a quella di Bachman, ma assai più patinata e con un’anima young adult. The Long Walk è, quindi, pane per i suoi denti e l’adattamento dal materiale narrativo di King non grida vendetta, cosa non scontatissima quando si tratta di romanzi kinghiani e di cinema.
La strana coppia Mollner/Lawrence [uno ha portato in sala un film di Genere spezzettato e schizzato, l’altro è da oltre vent’anni anni integrato nel racconto fantastico più canonico degli Studios] fa un lavoro pulito e solido con l’adattamento del romanzo che anticipa di qualche decennio l’esplosione dei reality show e il declino culturale contemporaneo. A funzionare meno sono i protagonisti: Cooper Hoffman, nei panni di Ray Garranty, bravo ragazzo un po’ sovrappeso che ha perso il padre e spera di regalare a sua madre un futuro migliore, e David Jonsson, nei panni dell’afro-americano Peter McVries duro e con cicatrice sul volto, ma dal cuore tenere e dal grande onore. Non che i due siano cattivi attori, ma utilizzando i personaggi come esempi, il film ha richiesto un cast fatto di caratteri riconoscibili da chiunque e chiaramente riconducibili a casi o appartenenze, scegliendo di
lavorare anche su un’inclusività etnica con percentuali matematiche. Il gioco diventa più visibile e problematico per chi sta in prima linea e, per forza di cose, deve evidenziare maggiormente di sé anche costruzioni drammaturgiche e meccanismi narrativi. Prevedibilità e appiattimenti.
Il film perde, fortunatamente, molto del senso patinato alla Hunger Games, e non era cosa scontata, ma anche un po’ della visionarietà di King, diventando per forza di cose statico e ripetitivo dopo poco. Il percorso filmico è lineare e non potrebbe essere altrimenti e, tra un miglio e l’altro, tra uno sparo e l’altro, si rispolverano ricordi, drammi personali e si delineano rapporti ambiziosi, che avranno per regolamento respiro breve.
Ma se la struttura è di per sé semplice ma solida, per quanto ripetitiva, e riesce a fare un racconto sociale e politico chiaro anche a distanza di 60 anni [e forse oggi ancora più di ieri], anche la traduzione visiva del villain, Mark Hamill nei panni del Maggiore, è una metafora fatta uomo in modo
troppo semplicistico.
In definitiva, un film con una sua dignità, ma che perde parte della pericolosità del romanzo.
Luca Ruocco
–
THE LONG WALK
Regia: Francis Lawrence
Con: Cooper Hoffman, David Jonsson, Mark Hamill, Garrett Wareing, Charlie Plummer, Ben Wang, Roman Griffin Davis, Judy Greer, Tut Nyuot, Jordan Gonzalez, Joshua Odjick, Izabella Raven, Thamela Mpumlwana
Uscita in sala in Italia: giovedì 23 aprile 2026
Sceneggiatura: JT Mollner da Stephen King
Produzione: Vertigo Entertainment
Distribuzione: Adler Entertainment
Anno: 2025
Durata: 108’
InGenereCinema.com Gazzetta del Cinema e della Cultura Horror, del Fantastico, del Bizzarro e dello Straordinario
