Transilvania, XV secolo: il Principe Vladimir [Caleb Landry Jones] è impegnato in una crociata assurda e sanguinaria, per difendere la Chiesa e la sua terra dagli invasori infedeli. Profondamente innamorato della sua Elisabeta [Zoë Bleu], il principe transilvano chiede a Dio solo una cosa in cambio: che si impegni a preservare la sua amata, senza la quale non potrebbe vivere. La richiesta del guerriero, però, per uno strano scherzo del destino viene quasi subito disattesa, e la donna perde la vita davanti ai suoi occhi proprio poco prima che Vladimir possa intervenire in sua difesa, dopo aver vinto un’importante battaglia. Accecato dalla rabbia, dopo aver ucciso con un crocifisso il prete a cui aveva affidato la sua richiesta, il principe rinnega il dio a cui aveva prestato la sua spada, e si dona alle tenebre, diventando una creatura immortale e maledetta. Il suo freddo viaggio per i secoli è guidato da un’unica speranza: ritrovare l’amore perduto.
Con un balzo nella Parigi del 1889, grazie a un Christoph Waltz nei panni di un prete specializzato nello studio dell’occulto, veniamo a conoscenza dell’esistenza dei vampiri: una delle spose del Conte Dracula [Matilda De Angelis] è già in città e annuncia l’imminente avvento del suo padrone, attirato nella Ville Lumière dalla tanto attesa reincarnazione dell’amata Elisabeta, che si aggira incosciente nel mondo moderno nel corpo di Mina Haker [sempre la Bleu].
Preannunciato da un trailer per cui molti avevano gridato al plagio, Dracula – L’amore perduto di Luc Besson non è quello che si poteva immaginare, vale a dire una copia fuori tempo del Dracula di Bram Stoker di Coppola [1992]. E la motivazione principale per cui non lo è – pur riprendendone punti chiave, scene e in alcuni aspetti estetici – è che il Dracula di Besson vuole distanziarsi quanto possibile dallo scritto di Stoker, pur rispettandone, magari coniugati in maniera dissimile, gli appuntamenti più importanti.
Certo anche il Dracula di Coppola aveva i suoi episodi “a parte”, e proprio da uno di questi, il prologo sulla storia d’amore e la sua tragica fine che poi trasforma l’eroe in mostro, è il seme di
questo L’amore perduto, per cui non si può nemmeno dire che i due film siano completamente separati. Lo stesso aspetto del conte da anziano, quello che accoglie Jonathan Harker nel proprio fatiscente castello, è troppo somigliante a quello proposto nel film degli anni ’90, per non essere figliato direttamente da quello. Parliamo di un’acconciatura riconoscibile, di un vestiario dall’aria orientale, di una vecchiaia secolare perfettamente leggibile dalla pelle rugosa, quasi squamata da rettile, che sembra rimandare al conte del romanzo che si muove a quattro zampe sui muri esterni del castello, proprio come una lucertola.
Anche Dracula ringiovanito, con i capelli lunghi, il cilindro e il look dandy, è un aggancio diretto al film di Coppola, ma più che continuare a ritrovare affinità tra questi due Dracula
innamorati, è di sicuro più importante osservare i passi personali e originali di questo nuovo adattamento cinematografico, partendo dall’anima naïf, che forse lo avvicina più al Dracula 3D di Dario Argento [del 2012], piuttosto che ai cult gotici di casa Hammer. Un’anima che porta il regista a proporre trovate strampalate come il profumo attraverso cui il conte riesce ad ammaliare i vivi, soprattutto le donne, esplodendo in una scena con un gruppo di suore desiderose di essere morse, che strizza l’occhio alla versione seriale BBC del 2020, ma anche per personaggi sopra le righe, che abbandonano i toni seri dell’orrore per salire i gradini della commedia: il prete di Waltz è costruito interamente così, e la scena con la vampira De Angelis a causa di questo mood risulta goffa e in parte fastidiosa. Ma il momento più esasperato di questa prima anima del film di Besson si raggiunge con Jonathan Harker [Ewens Abid], personaggio esteticamente e caratterialmente macchiettistico, messo poi al centro di un lungo momento alla Intervista col vampiro.
Dracula – L’amore perduto, come se non volesse scegliere con precisione la sua identità, alterna registri differenti e, dopo aver presentato un incipit epico e sensuale, e aver presentato il vampirismo in maniera eccentrica con quelli che crediamo siano voluti toni da commedia, approfondisce l’argomento come se stesse raccontando una fiaba, ammorbidendo il discorso per adattarlo a orecchie più delicate. Un’atmosfera, questa, evidenziata dalla presenza di piccoli gargoyle animati, che sono i servitori del conte transilvano e prendono il posto delle sue schiave vampire e degli spaventati girovaghi, e che trasportano in maniera ancora più netta di vampiro nella terra di Notre-Dame e del suo Gobbo. Ancora una scelta che sembra guardare al Genere made in Italy e alle fiabe fantasy di Lamberto Bava, al suo passaggio dal cinema alla tv.
Tornando agli interpreti, Caleb Landry Jones veste comunque i panni del vampiro, nelle varie epoche ed età, in modo eccellente, e quella cicatrice che fin dall’inizio gli segna il viso sotto l’occhio, non può che rimandare ad un’eterna lacrima, causata da una tristezza che non potrà avere mai fine.
Coraggioso e assai personale, al netto di scene epiche e d’azione notevoli, l’adattamento sembra però confuso o almeno poco convinto nella scelta di un’identità precisa e di un Genere, rimbalzando tra Stoker, altre chiare fonti d’ispirazione e la fresca libertà di trasformare Dracula in un personaggio altro, compiendo, però, qualche passo falso di troppo, neanche a un anno dall’uscita di un altro importante adattamento, il Nosferatu di Eggers, che ancora infesta l’aria e intimorisce il cuore.
Luca Ruocco
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DRACULA – L’AMORE PERDUTO
Regia: Luc Besson
Con: Caleb Landry Jones, Christoph Waltz, Zoë Bleu, Matilda De Angelis, Haymon Maria Buttinger, Ewens Abid, David Shields, Guillaume de Tonquédec
Uscita in sala in Italia: mercoledì 29 ottobre 2025
Sceneggiatura: Luc Besson, liberamente tratto da “Dracula” di Bram Stoker
Produzione: EuropaCorp, LBP Productions
Distribuzione: Lucky Red
Anno: 2025
Durata: 129’
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