InGenere Cinema

FROZEN II – IL SEGRETO DI ARENDELLE di Chris Buck e Jennifer Lee

Fare un sequel da una pellicola di grande successo è tra le operazioni più rischiose a Hollywood. Se poi aggiungiamo che il film in questione è diventato un fenomeno di costume, ha incassato più di ogni altro cartone animato nella storia, rilanciando l’idea di animazione classica, vinto due Oscar, un Golden Globe e due Grammy, la faccenda si complica notevolmente. Ma per quanto pericoloso potesse apparire, le logiche commerciali che fanno del cinema un’industria miliardaria hanno avuto la meglio. Quindi, a distanza di sei lunghi anni, ecco arrivare nelle sale di tutto il mondo Frozen II – Il Segrato di Arendelle. Chris Buck e Jennifer Lee, avranno compiuto il miracolo che la Disney si aspettava da loro? Ebbene, cari lettori di InGenereCinema.com, la risposta è sì!

Elsa, Anna, Kristoff, Olaf e Sven devono affrontare una nuova sfida che li metterà sulle tracce di un incredibile segreto da svelare. Sono trascorsi 3 anni dagli eventi di Frozen – Il Regno di Ghiaccio e Arendelle sembra aver ritrovato la pace. Elsa ha ormai imparato a governare i suoi straordinari poteri, mentre Anna è felice di aver trovato in Kristoff l’amore che tanto sognava.

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ROMAEUROPA FESTIVAL 2019: Il Report!

Il nostro insaziabile appetito di stupore e meraviglia ci sta conducendo sempre più volentieri verso regioni dell’arte che non sono quelle abitualmente frequentate da questa Gazzetta del Fantastico. Tale esigenza, questa volta, ci ha condotto verso il RomaEuropa Festival, manifestazione di arte, performance art, danza contemporanea, teatro e musica, arrivata al suo trentatreesimo anno di attività. Nel ricchissimo programma che si è svolto a Roma tra il 17 settembre e il 24 di novembre, abbiamo prestato particolare attenzione alla sezione Kids + Family, vale a dire, quella dedicata ai più piccini. Proprio lì, la fame di fantasia e bizzarro ha potuto placarsi e, a volte, trovare piena soddisfazione.

Qui di seguito, le nostre impressioni, racconti, opinioni e critiche, circa persone giganti, adattamenti di Carroll e Baum, evoluzioni circensi e malinconie kafkiane.

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MOBY DICK o IL TEATRO DEI VENTI – Intervista a Stefano Tè

A che serve un Festival? Ve lo siete mai chiesto? Naturalmente, non c’è una sola e unica risposta a questa domanda, ma quella che ritengo più adatta per questa occasione è la seguente: serve a uscire dallo stato di atrofia celebrale e culturale al quale questa società ci ha relegato. Proprio così. Serve a farci riflettere, a farci muovere, abbandonando l’ignoranza in cui riversiamo e che tanto ci consola.

Si è appena conclusa la diciottesima edizione del RIFF – Roma Independent Film Festival, e anche quest’anno ci ha spinto a cercare ciò che ignoravamo, lasciandoci scoprire storie e meraviglie che non avremmo mai immaginato potessero esistere.

Su tutte, il folgorante incontro con Stefano Té e la compagnia del Teatro dei Venti di Modena. Mi sono stati introdotti dalla visione del documentario Moby Dick o Il Teatro dei Venti di Raffaele Manco, in concorso nella sezione dedicata ai doc nostrani. Avevo sentito parlare dello spettacolo – Moby Dick, appunto – da alcuni amici che si occupano di teatro di strada, ma mai mi sarei aspettato la storia che si nascondeva dietro di esso. Partecipo alla proiezione con curiosità relativa, ma ai titoli di coda mi sciolgo in lacrime con il cuore colmo di gioia. Ciò che Stefano e il Teatro dei Venti fanno è più che semplice teatro: è politica. Nel senso più alto e significativo del termine. Attraverso l’arte consentono alla speranza di germogliare nell’animo di tutti coloro che si accostano al loro lavoro. Poco importa se siano essi spettatori, attori, operai, bambini, detenuti o richiedenti asilo. Queste categorie cessano di esistere come qualsiasi altra distinzione di sorta.

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“La Gazzetta dello Sport”: Bollettino uscite n.128

Appuntamento con le uscite editoriali distribuite da La Gazzetta dello Sport.

Questa settimana:

  • Albo 18 della collana Dylan Dog – Viaggio nell’incubo, “Ritorno all’oltretomba”;
  • Albo 139 della collana Marvel Super Eroi Classic, stavolta dedicata a Avengers Il giorno in cui la Terra esplose!;
  • Albo 24 di X-Men – Le storie incredibili “Guerre ad Asgard”;
  • Albo 99 di Tex – 70 anni di un mito “La banda di Deadman Dick”.

Sergio Bonelli Editore con La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera presentano: Dylan Dog – Viaggio nell’Incubo, la collana di fumetti dedicata all’antieroe nato dalla fantasia di Tiziano Sclavi. Un lungo viaggio tra le angosce, gli orrori, i mostri, le creature spaventose di oltre trent’anni di racconti a fumetti dylaniati.

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ARRIVA SAMUEL STERN! – Intervista a Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro

Mostri, Alieni, GangsterPersonaggi direttamente ricollegabili ad un Genere che sono protagonisti [e titoli] dei magazine a fumetti portati in fumetteria e libreria dalla giovane Bugs Comics negli ultimi anni.

Storie brevi e autoconclusive che hanno fatto [anche] da trampolino di lancio per l’ambizioso progetto che vedrà un primo coronamento proprio il prossimo venerdì 29 novembre, con l’arrivo nelle edicole di tutta Italia del primo numero di Samuel Stern. Si tratta del primo fumetto seriale e da edicola di Bugs Comics.

L’attesa è palpabile… mentre piantoniamo la nostra edicola di fiducia siamo riusciti ad intervistare Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro, creatori e sceneggiatori di Samuel Stern

All’interno dell’intervista anche alcune pagine in anteprima dal primo numero del fumetto:

DA SAMUEL STERN N°1, “IL NUOVO INCUBO”.

TESTI DI GIANMARCO FUMASOLI E MASSIMILIANO FILADORO.

DISEGNI DI LUIGI FORMISANO.

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CHIARA FERRAGNI: UNPOSTED di Elisa Amoruso

Via della Conciliazione si veste di rosa per la première dell’imprenditrice digitale – è così che lei ama definirsi – più influente del mondo: l’ultima dopo Venezia, Milano e New York, in seguito alla quale spiccherà il volo su Amazon Prime Video il tanto discusso documentario Chiara Ferragni Unposted, scritto e diretto da Elisa Amoruso.

Sono le 19 e l’attesa si fa pulsante: da un lato, in fila sotto la leggera pioggerellina che non lascia scampo a Roma ormai da troppi giorni, gli invitati; dall’altro, schierati di fronte al Pink Carpet, i fan, ombrello in una mano e smartphone nell’altra, pronti a Instagrammare i momenti più succulenti della serata.

Chiara Ferragni arriva ma come una sposa si fa attendere, entra nella sala stracolma e trepidante dell’Auditorium Conciliazione alle 20:30. Gli applausi la accompagnano mentre cammina verso il palco in un abito lungo firmato Giambattista Valli che ricorda quella dolce vita di cui la Capitale rappresenta ancora oggi il sogno. Chiara ci parla di sé, dei suoi traguardi, della difficoltà di essere mamma e donna in carriera nello stesso tempo, di cosa significhi essere il boss di sé stessa, della sua scelta consapevole di condividere quasi ogni aspetto della sua vita che è dettata da un puro altruismo e non da un entusiasmo ego-riferito.

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L’UFFICIALE E LA SPIA di Roman Polanski

Il 5 gennaio 1895, il Capitano Alfred Deyfus, promettente ufficiale, viene degradato e condannato all’ergastolo all’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania. Fra i testimoni di questa umiliazione c’è Georges Piquart, che viene promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato. E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente? E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio? Questi interrogativi affollano la mente di Piquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori.

Approcciarsi ad un film come L’ufficiale e la spia di Roman Polanski non è cosa facile. Lasciando da parte le ricorrenti e gravi vicende personali e concentrandoci soltanto sulla materia cinematografica, i film come questo sembrano imporsi ai nostri occhi in maniera granitica e autoritaria, come dei monumenti storici che emanano potenza e generano uno spontaneo rispetto.

È la stessa sensazione che si ha, facendo un esempio vicino nel tempo, nel vedere The Post di Steven Spielberg. Le similitudini tra i due film sono molte.

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COUNTDOWN di Justin Dec

Il film di Justin Dec parte da uno spunto semplice ma efficace: cosa accadrebbe se un’app potesse dirti quanto tempo ti rimane prima di morire?

Un gruppo di ragazzi, per gioco, scarica sul cellulare una nuova applicazione che permette di prevedere esattamente la data della propria morte. A turno i ragazzi scoprono che l’app Countdown non lascia scampo ed è impossibile da disinstallare. Con il passare delle ore e la fine che si avvicina, ognuno di loro dovrà trovare un modo per salvarsi prima che scada il tempo.

L’idea originale c’è, il meccanismo a orologeria generatore di tensione anche, hai una protagonista affascinante e carismatica. Cosa manca? Più o meno tutto il resto.

La regia di Justin Dec, non uno sprovveduto ma anzi, uno che sembra sapersi muovere nel settore [laurea in cinema; Rolling, primo cortometraggio, vincitore al New York Television Festival che ha portato a Lazy Me, web serie da 7 milioni di visualizzazioni], è totalmente anonima, priva di guizzi o spunti, totalmente appiattita su dinamiche e sequenze standard che si possono trovare nella maggior parte degli horror contemporanei, oltre che in un diffuso, ridondante e fastidioso uso di jumpscare a ripetizione.

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Stefano Calvagna in “Karate Man” di Claudio Fragasso

Reduce dalle sue ultime fatiche che, dal biopic califaniano Non escludo il ritorno alla vicenda di criminalità minorile capitolina Baby gang, il cineasta romano Stefano Calvagna torna sul set, ma stavolta nelle sole vesti di attore.

Sono infatti iniziate nella capitale le riprese di Karate man di Claudio Fragasso [autore di Palermo Milano solo andata e Milano Palermo Il ritorno], storia di un karateka che, interpretato dal Claudio Del Falco protagonista proprio per Calvagna in Rabbia in pugno, trova fin da bambino la forza per combattere tramite lo sport il diabete mellito di primo grado da cui è affetto.

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CETTO C’È, SENZADUBBIAMENTE di Giulio Manfredonia

A dieci anni dalla sua elezione a sindaco di Marina di Sopra di Cetto La Qualunque si erano perse le tracce.

Scopriamo che vive in Germania e, messa da parte mia ambizione politica, Cetto La Qualunque oggi per i tedeschi è soltanto un irresistibile imprenditore di successo, che considera la Germania una terra di conquiste e la mafia un marchio di qualità. I suoi ristoranti sono infatti popolari; ha una bella compagna tedesca e due suoceri che gli riservano il tipico trattamento riservato ai migranti. Il richiamo della sua terra tuttavia resta forte e la notizia dell’aggravarsi delle condizioni dell’amata zia che lo ha cresciuto, lo induce a tornare in Calabria. In Italia scoprirà nuovi dettagli sul tuo passato che cambieranno per sempre il corso della sua vita.

Giulio Manfredonia torna dietro la macchina da presa per dirigere la nuova fatica firmata dallo stesso Antonio Albanese, Cetto C’è, Senzadubbiamente, in cui torna a vestire i panni del volgare e grottesco sindaco Cetto La Qualunque dopo Qualunquemente [2011] e Tutto Tutto, Niente Niente [2012].

Il fortunato personaggio ideato da Albanese nasce all’interno di Non c’è problema [programma Rai del 2003] – nonostante il successo arrivi una volta approdato nei programmi Mai dire Domenica e Mai dire Lunedì – e si presenta come una maschera che ironizza tanto sulla situazione politica del tempo quando su quella socioculturale del nostro paese.

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