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MICHAEL di Antoine Fuqua

Una delle grandi passioni di Michael Jackson era la musica classica, e aveva in serbo la realizzazione di un album che contenesse brani sinfonici da lui composti. Nella storica dimora della sua famiglia, a Hayvenhurst, a due passi da Los Angeles, sono ancora presenti il suo studio di registrazione e la grande sala per studiare le coreografie.

Jaafar Jackson, suo nipote, ha vissuto il periodo precedente alla lavorazione del notevole biopic Michael di Antoine Fuqua, proprio in questa dimora, per immedesimarsi il più possibile nell’interpretazione di suo zio, tra prove di canto, ballo e recitazione molto serrate. Tutto questo, e molto altro ancora, è raccontato nei due extra contenuti nell’home video del biopic, distribuito da Plaion Pictures e Universal Pictures, in  DVD, Blu-ray e 4K Ultra HD.

Il primo contenuto extra dell’edizione DVD, “Don’t stop ‘til you get enough: il dietro le quinte di Michael”, che supera abbondantemente i quaranta minuti di durata, si rivela prezioso perché descrive con attenzione e cura tutte le fasi che hanno portato alla lavorazione del film, alla produzione, al set e dunque alle riprese, dando voce prima ai membri della crew ­­[come il produttore King Graham, e la compagna, nonché executive producer Linda Silveman, lo sceneggiatore John Logan, i coreografi Rich e Tone Talauega] e poi del cast, in modo particolare al protagonista, Jaafar Jackson, e a Juliano Krue Valdi, che interpreta magnificamente Michael da bambino. Mentre il primo spiega come si è preparato ad interpretare il ruolo, partendo dai provini a cui si è sottoposto e poi alle dure lezioni accademiche che lo hanno portato poi sul set; il secondo, iperattivo e vivace, racconta la gioia provata nell’interpretare Michael, mostra alle telecamere come riesce a imitarlo nella voce e nel fisico. Lo vediamo durante le prove, ad esempio mentre canta seguito dalla sua coach al pianoforte.

Il secondo contenuto, ovvero “Home is where his heart is: oltre i cancelli di Hayvenhurst”, è molto più intimista, in quanto il nostro Jaafar, che si muove all’interno della dimora di Hayvenhurst, mostra alcuni spazi della stessa, come la sala da ballo circondata da specchi, dove si è allenato con i suoi insegnanti e dove lo vediamo provare di continuo, entrare nello studio di registrazione di Michael, annotare su una lavagna i percorsi principali della carriera dello zio per capirne meglio le sue evoluzioni e le scelte stilistiche, camminare nei giardini della villa nelle ore di pausa, utili per ritemprare il suo animo un po’ provato dalle lunghe prove.

Vi avevamo parlato molto positivamente di Michael in occasione del suo arrivo nelle sale italiane, [qui], e non potevamo esimerci dal commentare l’uscita in home video di questo film tanto atteso, intorno al quale si è formato in tutto il mondo curiosità e pregiudizio.

Papà Joseph, operaio con un passato da musicista in un gruppo musicale blues, frustrato dalle sue insoddisfazioni e dalla mancata carriera musicale, proietta i suoi desideri sui figli, che fin da bambini sottopone a estenuanti e forzate sessioni di prove con Michael al centro, perché lui, in più rispetto ai fratelli, ha anche doti di ballerino. E allora, tra una cinghiata sulla schiena per un semplice rifiuto, le ore scolastiche e le svogliate cene familiari con Michael che gioca con il cibo a tavola, i fratelli Jackson si esibiscono prima in piccoli locali e poi in vere e proprie tournée, affermandosi pian piano. Più cresce il successo del gruppo più la figura del padre diventa ingombrante, sempre più manipolatore, centrale per la sua famiglia, ma molto ostile e controversa come manager di un gruppo che ha creato con la forza. Nel momento in cui il bambino Michael inizia a ricevere attenzioni sempre maggiori da produttori musicali e case discografiche, inizia in lui un percorso di consapevolezza e di autostima, che lo aiuta ad avere una propria identità e uscire dallo schema obbligatorio dei fratelli Jackson. Ed ecco che inizia in lui un percorso di rivoluzione che, però, non si traduce mai in ribellione, sempre per un senso di costrizione di rispetto nei confronti del padre.

In Michael il re del pop è tratteggiato come un uomo candido e puro, una figura angelica e asessuata, che quando parla ha una voce molto flebile e sottile, in contrasto con la potenza vocale che esprime negli studi di registrazione e sul palco. Le ombre che hanno accompagnato la sua vita, le accuse e le voci su una presunta sessualità malata, le sue dipendenze dagli antidolorifici, il turbamento per la malattia autoimmune di cui soffre fin da ragazzino, la vitiligine [sempre più ingombrante ed evidente sulla sua pelle scura], non sono minimamente accennati, forse proprio con il chiaro intento di accentuare il mito, idolatrarlo come fosse una divinità buona ed eterea, per quanto vanitosa. Di lui  viene messo in risalto un forte senso di altruismo che lo porta a devolvere denaro in favore di ospedali e associazioni di beneficenza, o di adottare animali vittime di violenze per accudirli nella tenuta di Neverland Valley Ranch, come le giraffe, gli alpaca, elefanti  o la scimmia Bubbles, a cui Michael era particolarmente affezionato.

Gilda Signoretti

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MICHAEL

Voto film:

Voto DVD:

Regia: Antoine Fuqua

Con: Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Krue Valdi, Colman Domingo, Miles Teller, Bill Bray, Kendrick Sampson

Anno: 2026

Durata: 127’

Formato: 1.85:1 Widescreen Anamorfico

Audio: Inglese, Italiano Dolby Digital 5.1

Distribuzione: Plaion Pictures – Universal Pictures [www.universalpictures.it/]

Extra: Don’t stop ‘til you get enough: il dietro le quinte di MICHAEL, Home is where his heart is: oltre i cancelli di Hayvenhurst

InGenere Cinema

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