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Mostra del Cinema di Venezia 2026 – Focus #03

MY NOTES ON MARS di Lili Horvát

Nella campagna ungherese fuori Budapest, in una villa con maneggio, vive una coppia sulla quarantina, trasferita da poco, senza figli. Margot [Mackenzie Davis] è un’astrofisica che ha lasciato il Massachusetts Institute of Technology [MIT] per la terra di famiglia del marito Sam [Rupert Friend], in cerca di una vita più tranquilla. Tra i due crescono piccoli contrasti: lui la accusa di dormire troppo poco, di lavorare di notte alle ricerche su Marte e di trascurare la loro vita insieme. Lei appare assente, dimentica tutto, salta persino la cena per il proprio compleanno. Una mattina partono per una gita in montagna con gli amici di lui, appuntamento che lei aveva scordato. Sul punto di tornare indietro, infastidita, decide poi di proseguire: in vetta, però, non arriverà mai.

My Notes on Mars, terzo lungometraggio di Lili Horvát, è il suo esordio in lingua inglese, presentato come film d’apertura delle Giornate degli Autori a Venezia 83, dopo The Wednesday Child [2015] e Preparativi per stare insieme per un periodo indefinito di tempo [2020], candidato ungherese agli Oscar.

Il film ruota attorno a un quaderno di appunti su Marte tenuto da Margot ed è un ibrido tra fantascienza, dramma coniugale e mistero psicologico, con piste criptiche e stilemi horror. Davis dà sfumature interessanti ai mutamenti di Margot. Curiosamente, le tre protagoniste dei film di Horvát hanno nomi che iniziano per M [Maja, Marta, Margot]: la narrazione rifiuta risposte facili e flirta con l’ambiguità, lasciando la storia sospesa.

Marte rimane sempre sullo sfondo in maniera inquietante, ma il film è anche il racconto di una distanza che si apre fra due persone sotto lo stesso tetto, senza che nessuna se ne accorga finché non è troppo tardi.

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BUNKER di Florian Zeller

Una coppia spagnola con due figlie, Rosa [6 anni] e Lucia [adolescente], e un gatto grigio di nome Blue, trasferitasi già da qualche anno a Londra, vive in un’elegante villa con pareti perimetrali interamente vetrate e un bel giardino chiuso da un muro di cinta. Sembrano il ritratto della famiglia ideale: il padre Miguel [Javier Bardem], archistar, la madre Sofia [Penélope Cruz], editor presso una casa editrice, responsabile del dipartimento di narrativa straniera. Ricchi, attraenti, con due bambine adorabili, lavori prestigiosi. Ma improvvisamente nella loro vita si apre una crepa fisica: il vicino Toby [Stephen Graham] ricava una “vista” sul loro giardino dal suo garage confinante. Una crepa che anticipa quella nel matrimonio, sospeso tra Sofia, che vorrebbe tornare a Madrid per motivi professionali, e Miguel, sempre più tentato dalle lusinghe di un magnate tech [Paul Dano] che vuole affidargli la costruzione di un bunker alle Hawaii.

Presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, è il terzo lungometraggio da regista di Zeller dopo The Father [2020] e The Son [2022]. Questa volta la sceneggiatura è stata scritta appositamente per lo schermo da Zeller e non deriva da un suo testo teatrale come per i precedenti film, ciò nonostante risulta molto verbosa, teatrale e, nel finale, troppo didascalica. Emozionante e credibile l’interpretazione della coppia Bardem–Cruz, curiosamente sposati da 17 anni sia nella realtà che nella finzione. Convincenti e persino piacevole l’interpretazione dei comprimari, sia il vicino che il magnate.

Il gioco intellettuale del film tra finestre e buchi, tra isolamento ed apertura nella coppia, tra muri e vetrate risulta un po’ ingenuo e troppo scritto. Il paradosso del bunker è tutto qui: si costruiscono rifugi blindati per proteggersi dal mondo, mentre le crepe reali sono nella nostra quotidianità.

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JUSO PER FERIE di Karen Di Porto

Documentario dedicato a Galliano Juso [1937-2024], produttore pugliese autodidatta e figura anticonvenzionale del cinema di genere italiano, presentato a Venezia 83 nella sezione Venice Open – Fuori Concorso.

Attraverso brani spassosi dei suoi film e le testimonianze di attori, collaboratori e amici [tra cui Giuseppe Tornatore, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Marco Giusti, Daniele Ciprì, Rocco Siffredi, Lino Banfi, Luc Merenda e Jerry Calà], il documentario ne ricostruisce la storia personale e professionale. Scritto da Steve Della Casa e Karen Di Porto, che ne cura anche la messa in scena dopo aver diretto Il grande Boccia [2025], prodotto dallo stesso Juso e dedicato a Tanio Boccia, il regista scult per eccellenza dei peplum italiani, non a caso specchio della stessa parabola del produttore.

Il racconto segue le felici intuizioni che lo portarono, agli esordi, a un grande successo anche finanziario, e il successivo declino: mal consigliato, cedette per poche lire i diritti dei suoi film più importanti, alternando negli anni colpi di genio a scelte sbagliate e fallimenti. Tra le produzioni più note: la serie di Nico Giraldi con Tomas Milian [undici film, 1976-1984], Il grande racket e La via della droga di Enzo G. Castellari [1976-77], I carabbinieri di Francesco Massaro [1981], W la foca di Nando Cicero [1982].

Di Porto racconta il film come un debito di riconoscenza verso l’eccentrico produttore, che le diede l’opportunità di esordire nel mondo del cinema e di realizzare Il grande Boccia, film che rappresentava da anni per Juso il sogno di una vita. Il documentario è divertente e istruttivo e ci ricorda quanta artigianalità ci possa essere nella produzione cinematografica. Da far vedere anche nelle scuole di cinema!

Paolo Maneschi

InGenere Cinema

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