C’è un motivo per cui Rob Zombie, uno dei registi di Genere più colti e interessanti di inizio millennio, prima di arrivare a dirigere i suoi capitoli della saga di Halloween, ha costruito il suo esordio in due [e poi tre] capitoli che partivano da radici slasher puntate sull’omaggio pop, grottesco ed estremizzato del cult di Tobe Hooper, sostituendo la famiglia Sawyer con un altro nucleo di spietati assassini, ancora più grotteschi e caricaturali: i Firefly.
C’è un motivo per spiegare perché anche uno dei fortunatissimi nuovi registi della scena horror contemporanea, Kane Parsons, nel suo psicologico Backrooms, che tutto è fuorché uno slasher o un film che rincorre l’effetto splatter, sceglie di omaggiare esplicitamente il Non aprite quella porta di Hooper attraverso la rielaborazione di una delle sue scene più iconiche, nel momento clou del suo lavoro.
C’è un motivo se anche in streaming, nella terza stagione del Monster di Netflix, La storia di Ed Gein, le vicende produttive della pellicola di Hooper e la nascita del folle personaggio di Leatherface, riesce ad aggiudicarsi spazio drammaturgico e a rivaleggiare con la storia dell’assassino di Plainfield, ma anche con rimandi altrettanto corposi e di prestigio come quelli allo Psyco di Alfred Hitchcock.
Un motivo c’è, e forse più di uno, e si nasce nell’abilità di Hooper di rielaborare un dramma reale, che ha segnato per sempre la cronaca nera americana, la vicenda di Gein, per costruire un piccolo film con tutte le carte in regola per diventare un grande e fisso punto di riferimento per l’orrore internazionale. Un film che raccontava un orrore non più come qualcosa di paranormale, ma facendo diventare un male molto più concreto e umano. Un male che proviene dall’altro ci sta accanto, che decide coscientemente di sopraffarci, perché vuole impadronirsi non solo della nostra vita, in senso metaforico o spirituale. Vuole concretamente possedere parti del nostro corpo, le nostre ossa, addirittura la pelle che le ricopre, per trasformarle in un orpello macabro e vanitoso. Quel film è [e rimane] il punto di partenza di un viaggio alla ricerca di un orrore universale, in cui il male si sposta e si avvicina. Dal vicino di casa riuscirà a insinuarsi all’interno della nostra stessa famiglia, poi dentro di noi, nel cuore e nella testa. E poi c’è tutto un discorso sul boogeyman e sulla sua maschera, che qui è cangiante, può essercene una per ogni occasione o stato d’animo, ma ancor di più è organica e rubata a qualcun altro [insieme alla vita], diventando il feticcio dei feticci.
A 50+2 anni dall’uscita in sala, proprio quel Non aprite quella porta, cult del 1974 che consacrò Hooper tra i maestri del Genere, torna negli store con Midnight Factory in una prestigiosa edizione Ultimate e chiaramente Limited, con la bellezza di 6 dischi 4K UHD + Blu.Ray, cofanetto cartonato con bellissimo ritratto di Leatherface in azione con la sua motosega firmato da Daniele Serra, booklet di Gomarasca e Pulici di Nocturno con testi e foto, e una serie di 4 cartoline e 4 mini-poster.
Midnight Factory e Plaion Pictures lavorano sul film di Hooper davvero da tanto tempo: lo hanno già distribuito in versione 3 dischi [4K UHD e 2 BD] nella collana Mignight Classics e poi nella Gold, e in occasione del cinquantennale lo hanno anche riportato in sala.
Questa edizione Ultimate è quindi l’ultimo passo di un fortunato percorso, ciliegina che si mimetizza su una torta rosso sangue per essere gustata ancora una volta da un pubblico di appassionati e, perché no, di nuove leve che magari proprio attraverso i titoli di oggi, come Backrooms, possono essere interessati a seguire i fili rossi che dalla base portano ai rami più alti dell’albero genealogico della Storia dell’Horror Contemporaneo.
Non aprite quella porta, infatti, torniamo a dirlo, non è soltanto il caposaldo della filmografia di Hooper e il primo capitolo di una saga ancora oggi prolifica: segna anche l’esordio sul grande schermo di Leatherface, uno dei villain più disturbanti della new wave horror americana. Interpretato da Gunnar Hansen, Leatherface è un imponente giovane con abiti da macellaio e la macabra abitudine di indossare una maschera di pelle umana, il cui passato e poi stato narrato, solo nel 2017, da Alexandre Bustillo e Julien Maury.
A Newt, nel Texas, qualcuno ha profanato alcune tombe, amputando gli arti e la testa ai cadaveri. Le autorità sono allertate, ma sembrano incapaci di venirne a capo. Nel frattempo, un gruppo di giovani decide di trascorrere il week-end in quella regione a bordo di un furgoncino. Rimasti a corto di benzina, i ragazzi e le ragazze raggiungono separatamente una casa abitata da una famiglia di macellai: il cui pater familias, però, ha tutta l’intenzione di alimentare il proprio mattatoio con i loro corpi…
Dall’edizione Midnight per il 40° annivesario, il nuovo grosso cofanetto eredita, per uno dei dischi BD, un ricco comparto extra: cinque ore di contenuti tra commenti audio sottotitolati del regista, del cast e della crew, inclusa la presenza di Hansen/Leatherface in un video-tour nella casa che fece da scenario alla mattanza del film. Il piatto forte del disco extra è il sontuoso documentario The Texas Chainsaw Massacre: The Shocking Truth di David Gregory. Completano l’edizione scene tagliate, finale alternativo, trailer, spot, bloopers, trasmissioni TV e un ulteriore documentario in sette parti, Flesh Wounds: Seven Stories of the Saw. Ma ora le ore di extra passano da 5 a 7!
Un’edizione ricchissima: il disco 4K Ultra HD offre un modo iper-definito per rivivere il drammatico viaggio di un gruppo di giovani in furgoncino che, dopo aver dato un passaggio a un inquietante autostoppista, finirà per imbattersi nella sua folle e violenta famiglia di assassini texani. I dischi della nuova edizione includono quattro diversi commenti audio, il doppiaggio storico e quello più recente.
Nei tre Blu-Ray che si aggiungono alla vecchia conformazione sono presenti: il Chain Reactions di Alexandre O. Philippe [2024], documentario che esplora proprio l’impatto duraturo del classico di Hooper su autori anche apparentemente non poco distanti [per epoca, cultura o stile] da lui. Oltre a ritornare al discorso che facevamo in testa, il documentario di circa 100’ è stato il vincitore del Pipistrello d’Oro al Miglior Lungometraggio nell’edizione dello scorso anno del Fantafestival. Tra gli ospiti intervistati: Takashi Miike, Stephen King, il comico Patton Oswalt, la regista e sceneggiatrice Karyn Kusama, la critica cinematografica Alexandra Heller-Nicholas. Anche Chain Reactions ha il suo disco di extra che aggiunge ai commenti audio e al trailer, le versioni di Non aprite quella porta qualità 16 millimetri, VHS e Super 8.
A chiudere la Ultimate Edition c’è Dinner with Leatherface di Michael Kallio, altro documentario dello stesso anno, che però è incentrato sull’interprete del primissimo Leatherface che, a quanto pare, contribuì non poco alla costruzione del personaggio. A raccontare l’attore e il personaggio, Bill Johnson [che lo sostituì in Non aprite quella porta parte 2], e colleghi come Bruce Campbell, Linnea Quigley, Barbara Crampton, Debbie Rochon e Kane Hodder. Anche stavolta, tra gli extra, scene tagliate e interviste aggiuntive.
Avevamo applaudito Midnight Factory e Plaion Pictures già per le passate edizioni del cofanetto. Con la Ultimate è standing ovation.
InGenereCinema.com Gazzetta del Cinema e della Cultura Horror, del Fantastico, del Bizzarro e dello Straordinario

