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Mostra del Cinema di Venezia 2026 – BUCKING FASTARD di Werner Herzog

Bucking Fastard, ritorno alla finzione dopo sette anni di Werner Herzog, racconta la storia di Jean e Joan Holbrooke [Rooney Mara e Kate Mara], due sorelle inseparabili che vivono ai margini della società in un’area rurale dell’Irlanda. Il film è liberamente ispirato alla vicenda delle gemelle omozigote britanniche Freda e Greta Chaplin, che negli anni ’80 maturarono una passione ossessiva nei confronti di un vicino di casa che aveva malauguratamente dato seguito alle loro attenzioni.

Il viaggio delle due incomincia in tribunale, dove un giudice è costretto a un’eccezione dal punto di vista giurisprudenziale: ammettere che le imputate depongano contemporaneamente, dato che parlano letteralmente all’unisono ed è impossibile ascoltarle separatamente. È qui che pronunciano in pubblico il lapsus verbale identico e simultaneo che dà il titolo al film. I problemi con la giustizia sono, però, la cosa più lieve fra quelle che le due sorelle dovranno affrontare in quel percorso che presto assumerà i toni della favola nera.

Jean e Joan vestono allo stesso modo, pensano e sognano all’unisono, e conservano una visione della vita totalmente fanciullesca, disincantata e lontana dalla realtà: sono convinte di poter amare insieme lo stesso uomo, Gareth Mulroney [Orlando Bloom], e, una volta respinte, di poterlo perseguitare impunemente insieme a chiunque si frapponga sul loro cammino, incuranti dell’assistente sociale, Timothy [Domhnall Gleeson], assegnato a seguirle.

Ormai note in tutto il Paese e rinnegate dai loro stessi genitori, le due quarantenni approdano infine in campagna, ospiti di un’anziana zia, dove, complici alcune leggende locali, si convincono di poter essere finalmente libere di inseguire i propri sogni senza i limiti di regole e convenzioni: è qui che le sorelle si ritrovano, loro malgrado, a scavare un tunnel nella montagna che le circonda, un varco fisico verso quel luogo interiore, immaginario e infantile, in cui credono possa esistere il vero amore.

Herzog, già autore di documentari e film di finzione da sempre interessati a legare le proprie storie a imprese fisiche impossibili, torna a un cinema che scava, letteralmente, negli spazi che racconta. Gallerie, montagne, corpi da attraversare e superare, luoghi ostili da conquistare con la sola forza della volontà. Era stata una nave trascinata sopra una montagna in Fitzcarraldo, è ora un tunnel scavato a mani nude in Bucking Fastard. Un’evoluzione della location che trascina con sé un’eredità che porta nientemeno che a Grizzly Man: altra montagna, altro tipo di ossessione, altri corpi che si fondono con la natura fino a scomparirvi. Non è un caso che il regista stesso abbia definito il film il tassello che completa “un trittico operistico” insieme proprio a questi altri due titoli della sua filmografia. Herzog, del resto, insegue l’ossessione anche fuori dalla finzione: per le due sorelle Mara, al loro primo film insieme, aveva previsto due settimane di prove per allenarle a parlare in perfetto sincrono, ma dopo tre giorni le ha già rimandate a casa, perché quella sincronia era arrivata da sé, naturale.

La costruzione della storia di Bucking Fastard, infatti, va avanti lasciando volutamente in ombra parte delle spiegazioni psicologiche, puntando sulla favola e sullo stupore piuttosto che su una ricostruzione clinica del caso di cronaca da cui pure prende le mosse: Herzog non giudica mai le sue protagoniste, le osserva con lo stesso sguardo incantato e un po’ folle con cui loro guardano il mondo.

Bucking Fastard racconta una storia dell’ossessione che mescola cronaca nera, dramma giudiziario ed elementi da fiaba, aprendosi non a caso con una dedica a David Lynch: l’andamento onirico del racconto, la sospensione tra il grottesco e il tenero, la fiducia in personaggi che vivono secondo una logica propria e incomprensibile al mondo esterno non possono che ricordare da vicino la sensibilità dell’autore di Twin Peaks, con cui Herzog condivideva, a suo dire, una comprensione profonda pur partendo da strade opposte. E come in certo cinema lynchiano, anche qui la provincia più remota, con le sue leggende e i suoi riti domestici, diventa la soglia più naturale verso l’irrazionale: non un altrove esotico, ma la porta di casa.

Il film parte da un fatto di cronaca e ci porta nei meandri della favola, non necessariamente una favola a lieto fine, ma capace di farci viaggiare nell’io bambino, nella ricerca di una società che non frapponga ostacoli incomprensibili, dove non esistano i cattivi e si possano realizzare i propri sogni. Così lo spettatore finisce per seguire le traiettorie delle due sorelle, il loro sacrificio, la fatica che affrontano per raggiungere i propri obiettivi, dopo aver sorriso di loro. Quell’ingenuità che le due ragazze si portano addosso appartiene in fondo anche a chi le guarda, solo che siamo abituati a sotterrarla: loro invece la scoprono, letteralmente la scavano dentro una caverna, con il coraggio di perseguire i propri ideali senza rinunciarvi, per quanto non convenzionali.

Herzog si conferma così un cineasta capace di rimanere imprevedibile senza perdere coerenza: può non piacere a tutti la radicalità con cui insiste sui propri temi, ma lo fa con una creatività intatta, capace di muoversi su registri e generi diversi restando, film dopo film, riconoscibile solo a sé stesso. Bucking Fastard è, in questo senso, uno dei suoi capitoli più sorprendenti: un film che fa ridere e commuove nello stesso respiro, senza mai tradire la fede quasi mistica del regista nella forza distruttiva e insieme salvifica dell’ostinazione umana.

Paolo Maneschi

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BUCKING FASTARD

Regia: Werner Herzog

Con: Rooney Mara, Kate Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson, Hugh O’Connor, Simon Delaney, Terry McMahon, Shane Connellan

Uscita in sala in Italia: autunno 2026

Sceneggiatura: Werner Herzog

Produzione: Providence Road Entertainment, Cobalt Sky Motion Picture Group, Gateway to Orkney

Distribuzione: I Wonder Pictures

Anno: 2026

Durata: 109′

InGenere Cinema

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