Piume. I dinosauri di La fine di Oak Street sono piumati. Dagli agili carnivori, al T-Rex, agli erbivori con il collo lungo, quasi tutte le creature preistoriche che si trovano a scorrazzare tra le strade del quartiere finito casualmente all’interno di una bolla spazio-temporale che lo trasla indietro nella preistoria insieme a tutti i suoi abitanti, hanno un piumaggio folto e variopinto. Il che risponde in modo puntuale a scoperte scientifiche contemporanee, certo, che avvicinano esteticamente di tanto i grandi rettili ai loro discendenti più stretti, gli uccelli, ma li allontanano in maniera non meno importante dal modo che avevamo di immaginarceli negli anni ’80. Un modo che non era nostro di bambini innamorati dei mostri, di appassionati o altro, no, era proprio il modo in cui gli scienziati che studiavano i dinosauri ci raccontavano i dinosauri. La scienza evolve e con lei, paradossalmente, anche l’immagine che abbiamo di creature estinte da milioni di anni: oggi sappiamo che i dinosauri che Spielberg aveva riportato in vita [su grande schermo] con il suo Jurassic Park erano scientificamente imprecisi, anatomicamente lontani da quelli veri e piumati che, invece, vediamo ne La fine di Oak Street. Piccola postilla: il nuovo film di David Robert Mitchell è ambientato nel 1982, un periodo in cui i dinosauri erano quanto di più lontano dalle piume e dagli uccelli. Nel film piombano all’interno della vita di una famiglia,
i Platt, e chiaramente la cosa più eclatante e vitale, per loro e per i vicini, è salvarsi dai loro attacchi mortali. Ma a parte il figlio più giovane della coppia che va a sfogliare un volume con illustrazioni di dinosauri vecchia scuola, non c’è uno che esclami, come avrebbe fatto il sottoscritto negli anni ’80: «Cosa? Ma i dinosauri hanno le piume?»
Detto questo, torniamo ai nomi dietro a questo film fantastico per famiglie che punta davvero poco sullo script, sicuro proprio della forza trainante dei sauri piumati. Di David Robert Mitchell ci era arrivato tra capo e collo, poco più di dieci anni fa, il suo It Follows, lungometraggio horror assai interessante che mescolava le carte dello slasher con vittime teen a una strana maledizione [con tanto di ossessione spettrale] che si trasmetteva attraverso il sesso.
Il film, di cui si sta lavorando a un sequel con stesso regista e stessa protagonista [Maika Monroe], rimane a oggi il lavoro più centrato dell’autore. Fra i produttori de La fine di Oak Street, invece, figura un altro nome stra-noto per la cinematografia di Genere: J.J. Abrams, creativo che tra produzioni e regie è già stato più volte in territori abitati da grossi mostri [Cloverfield di Matt Reeves e relativi sequel e spin-off] e colorati dal senso di meraviglia spielberghiano [Super 8]. Dal suo punto di vista un film fantastico per famiglie, come questo arrivato in sala in questa caldissima estate, è una scelta un po’ più spiegabile e incasellabile.
1982: Greg e Denise Platt [Ewan McGregor e Anne Hathaway nel suo anno di iper esposizione] sono i genitori di Audrey e Brian [Maisy Stella e Christian Convery]. Una tipica famiglia americana che vive in una bella villetta a schiera nel tranquillo quartiere che si sviluppa attorno a Oak Street. Greg e Denise, però, sono anche una coppia in crisi: da tempo lui non riesce a trovare un lavoro stabile e la frustrazione che sente nei confronti dei suoi familiari lo ha fatto diventare sfuggente e poco comunicativo. Lei, da parte sua, ha sempre nascosto alla sua
famiglia la passione per la scrittura, tantopiù ora che ha quasi terminato la nuova stesura del suo primo romanzo, in cui racconta la storia [forse troppo autobiografica] di una donna che fugge via abbandonando figli e marito. L’America Dream che i Platt dovrebbero incarnare è praticamente solo apparenza. Questo fino a quando degli strani lampi di luce cominciano a spostare piante o oggetti fra le due dimensioni spazio-temporali di cui parlavamo, il 1982 e la preistoria, per poi far finire l’intero quartiere indietro nel tempo e fra i famelici dinosauri.
Se già gli anni di riferimento, con tutta l’estetica che si portano dietro, e i giovani protagonisti che si muovono in una periferia tranquilla che sta per essere violata dal fantastico non fossero bastati, con l’ingresso delle gigantesche creature preistoriche la dichiarazione d’amore è chiarissima: quello che vediamo su schermo è figlio dell’immaginario Amblin, amalgamato con un po’ di Stephen King e un funzionamento che guarda un po’ anche a Jumanji.
David Robert Mitchell gioca coi suoi enormi dinosauri mostrandoli poco a poco: prima delle porzioni che però siano già prove evidenti della loro presenza, poi li scatena in scene di azione,
combattimento e qualcuna anche di violenza [un titanoboa che vuole divorare il ragazzino sempre descritto come uno dallo spavento facile, mentre sua madre gli infligge decine di coltellate sul corpo chilometrico], concedendosi comunque un’atmosfera sempre sospesa su toni umoristici che, quando non esagerano [c’è l’accoppiamento di due brachiosauri pelosi appoggiati a una villetta e Denise che chiede a Greg di posare per una foto], si sposano comunque con l’atmosfera assurda raccontata.
Eppure, pur guardando a Spielberg, il film punta pochissimo sul racconto: il salto dimensionale è spiegato in modo raffazzonato, l’avventura della famiglia in crisi in un mondo ostile apparentemente simile al loro compie la parabola più prevedibile, e la gestione del paradosso temporale è da allarme rosso!
La fine di Oak Street rimane un film curioso, con belle creature, ma di certo un titolo molto meno impegnato e a fuoco per Mitchell, che sa di poter contare sul fascino sempreverde dei suoi protagonisti preistorici, ora piumati, per non far crollare il castello di carte e apparire rilassante e divertente.
Luca Ruocco
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LA FINE DI OAK STREET
Regia: David Robert Mitchell
Con: Anne Hathaway, Ewan McGregor, Maisy Stella, Christian Convery, Jordan Alexa Davis, P. J. Byrne, Chris Coy, Anne Gee Byrd, Emily Kuroda
Uscita in sala in Italia: mercoledì 12 agosto 2026
Sceneggiatura: David Robert Mitchell
Produzione: Bad Robot Productions, Jackson Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Anno: 2026
Durata: 99’
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