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THE DOG STARS – LE STELLE DOPO LA FINE di Ridley Scott

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova…

Se dovessimo trovare una morale per l’ultima fatica del maestro Ridley Scott, il survival thriller distopico e apocalittico The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, sarebbe quella di non abbandonare mai il proprio luogo di origine o di provenienza, e con esso gli affetti sicuri, per raggiungere mete sconosciute, dove tutto, anche calpestare un prato, potrebbe rappresentare un pericolo.

Lo capisce, probabilmente troppo tardi, Hig [Jacob Elordi], che, prima che la pandemia decimasse la popolazione mondiale, esercitava il mestiere di meccanico e aveva una moglie, ora deceduta dopo aver perso il bambino che portava in grembo. L’uomo sopravvive in una abbandonata base aerea del Colorado insieme a Bangley [Josh Brolin], ex marine, con cui i rapporti non sono proprio idilliaci, per via delle differenze caratteriali e di una profonda differenza di vedute, ad esempio relativamente ai piani da attuare per difendersi da eventuali intrusi e sul concetto di futuro. Così, mentre il primo tenta viaggi azzardati a bordo del suo biplano con l’intento non confessato di schiantarsi contro una montagna per farla finita, ma anche con l’illusione di trovare sopravvissuti con un briciolo di umanità [come la comunità religiosa alla quale si rivolge per praticare una sorta di baratto], l’altro preferisce considerare ogni essere umano una minaccia da eliminare, anche se si dovesse avvicinare alla loro comfort zone senza armi, cauto fino all’inverosimile e attento a dispensare tutto il materiale presente nella base, cibo e armi comprese, e grande amante della routine.

In queste avventure ad alto rischio, Hig non è mai solo: viaggia e si muove solo insieme al suo amato cane Jasper, la sua unica certezza e unico gancio rimastogli con un passato rassicurante, con il quale ha un rapporto simbiotico. La sua ostinazione a volersi relazionare con altri sopravvissuti, convinto che il genere umano non abbia del tutto perso i valori alla base del vivere civile, sembra dargli ragione quando entra in contatto con il burbero Pops [Guy Pearce] e con sua figlia Cima [Margaret Qualley], che inizialmente lo allontanano dalla loro fattoria, per poi fare fronte comune e attivarsi contro figure minacciose e arrivare a raggiungere nuovi territori, dove alla pena non c’è mai fine.

Basato sul romanzo The Dog Stars di Peter Heller, The Dog Stars – Le stelle dopo la fine è un film che non decolla [contrariamente al suo protagonista che col biplano lo fa di continuo]. Si assiste alla sistematica ripetizione di situazioni identiche [appunto], modificate solo per soggetti e location, e ci si accorge ben presto di come a livello narrativo manchi proprio una vera e propria costruzione: non c’è sviluppo, non c’è alcuno scatto che sollevi lo spettatore da un blocco placido in un acque nostalgiche, reso ancora più immobile da una colonna sonora costruita per rimarcare la struttura del racconto.

Scott approfondisce l’anima intimista di Hig, che, dilaniato dall’assenza della moglie, non riesce ad andare avanti e a pensare di meritare di sopravvivere alla sua morte: lo vediamo tormentarsi, rifugiandosi nel ricordo della loro abitazione, con un piccolo ingresso familiare dove un pianoforte e una chitarra introducono al salone e da cui si passa nella camera matrimoniale, dove lo spettro della moglie lo attende, e con lei i ricordi più dolci, come quello dell’arrivo di Jasper. I ricordi aiutano l’uomo a farsi forza, ma anche a fuggire da una quotidianità che gli ricorda la sua condizione di giovane vedovo minacciato continuamente dalla violenza e dalla morte, e desideroso di mettersi in volo per impegnare la mente alla ricerca di nuovi incontri, ma anche alla ricerca del coraggio di provare a compiere il volo definitivo.

In fondo, però, le due vere figure di spicco sono Bangley e Pops che, seppur tormentate dalla loro condizione di sopravvissuti, risultano più sincere proprio perché mostrano i loro difetti con la ruvidezza propria di chi, in un certo qual modo, impara a vivere come un animale sotto scacco, diffidente e aggressivo. A entrambi è concesso un certo umorismo, che non guasta.

Si avverte un certo pietismo verso Hig, personaggio monotono e a tratti troppo chiuso, mentre per nulla riuscita appare la figura di Cima, che pare ancora oppressa da postumi adolescenziali e che, banalmente, finirà per innamorarsi del nuovo arrivato. Assai prevedibile è il prosieguo del loro rapporto, che fa presagire una chiusura fiabesca.

Girato in parte in Abruzzo [di cui ammiriamo panorami maestosi montani], Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Lazio, The Dog Stars – Le stelle dopo la fine manca di quella fredda spietatezza che ci si aspetta da un film post-apocalittico dove gli agguati, le aggressioni e le vendette dovrebbero essere caratterizzati da una malvagità di fondo che non si avverte mai davvero. Qui si assiste a bande di selvaggi che si introducono nelle dimore dei protagonisti, agguati in stile indiani contro la diligenza o trappole mortali costruite con estrema perfidia, ma che si mostrano sempre troppo costruite e si risolvono con niente.

Con una grande presenza di professionisti italiani, quali l’effettista speciale Leonardo Cruciano, e Roy Bava come assistente alla regia, l’ultima fatica di Scott non convince, apparendo poco a fuoco e sottotono sotto ogni punto di vista.

Gilda Signoretti

THE DOG STARS – LE STELLE DOPO LA FINE

Regia: Ridley Scott

Con: Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Allison Janney, Benedict Wong, Alara Star Khan

Uscita in sala in Italia: mercoledì 26 agosto 2026

Sceneggiatura: Christopher Wilkinson, Mark L. Smith

Produzione: Scott Free Productions

Distribuzione: Walt Disney Studios

Anno: 2026

Durata: 100’

 

InGenere Cinema

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