In Cile il giallo è considerato il colore che, politicamente, si attribuisce a chi non appartiene a nessuno schieramento politico, non è né di destra e né di sinistra, mentre il grigio, che considera legato alla morte, è solitamente il colore delle abitazioni.
Lo riferisce Aldo [Camilo Arancibia], rifugiato politico a Torino di origine cilene, a Luciana [Sara Serraiocco], medico e docente universitaria, appartenente agli ambienti anarchici come il fratello Enrico [Lorenzo Richelmy]. È il 1976, uno degli anni di piombo in cui l’organizzazione eversiva delle Brigate Rosse e i movimenti anarchici seminano terrore nelle principali città italiane, mettendo in atto attentati terroristici e dinamitardi continui, al fine di assaltare e indebolire lo Stato Repubblicano. Aldo è giunto in Italia con il suo amico Chapa [Andrew Bargsted] che si è unito quasi subito alla malavita locale e, dopo un periodo trascorso a lavorare in una fabbrica dove non ha mai ricevuto uno stipendio, accetta di lavorare al servizio dei gruppi anarchici, che gli chiedono di preparare e piazzare ordigni esplosivi. A un patto però: non vuole che i suoi ordigni causino morti, ma che siano interpretabili solo come atti intimidatori. In cambio di questo “favore”, Luciana e i suoi compagni si attivano per avere notizie della moglie di Aldo e di suo figlio, che sarebbero stati rapiti dai militari del dittatore Pinochet.
Nel frattempo, Luciana, attiva nella difesa dei diritti delle donne, continua a praticare aborti clandestini…
È intorno a queste premesse che ruota Il cileno, ultima fatica di Sergio Castro San Martin, che si apre con la rappresaglia inflitta dai soldati dell’esercito fascista cileno nei confronti della popolazione locale, fermata, arrestata, uccisa. Dal Cile, dove vediamo il protagonista in procinto di partire, salutando sommessamente la moglie e il figlio neonato, passiamo a Torino, una città buia e silenziosa, dove si respira aria di tensione e dove anche i passi di un pedone sembrano presagire il peggio. Un città in cui gli atti terroristici sono all’ordine del giorno.
Nelle sale italiane dal 27 agosto, con una coproduzione di Italia, Cile e Svizzera, Il cileno è un film drammatico che parte da una precisa introduzione sulla situazione politica e civile in Cile per arrivare alla minaccia terroristica in Italia, con una struttura narrativa che, va detto, sembra non decollare mai del tutto.
Anche quando la tensione si fa minacciosa, i protagonisti vittima di violenze e soprusi non sembrano emotivamente provati, ma quasi cinici di fronte ad una situazione che potrebbe sovvertire le loro sorti, apparendo confusi. Mentre il disorientamento iniziale di Aldo in una terra che non gli appartiene è ampiamente giustificato e reso molto bene, non si comprende come questo atteggiamento possa ancora appartenergli nel momento in cui arriva a ricoprire il ruolo di bombarolo, come se non ne fosse pienamente consapevole, né animato dalla rabbia e dal dolore sia per quello che sta avvenendo in Cile e sia per la scomparsa di sua moglie e di suo figlio.
Si nota una certa ridondanza, soprattutto nella seconda parte, dove ci si aspetta una maggiore accelerazione dal punto di vista della tensione, relegata in una sola sequenza, senz’altro riuscita: manca la spinta emotiva dei personaggi, che non vivono la scena con naturalezza.
Dall’altra parte, però, va riconosciuto come la complessità di descrivere il parallelismo tra la situazione politica e sociale in Italia e in Cile, seppur poco contestualizzata, non abbia fatto venir meno il suo lato destabilizzante, che permette una riflessione sul concetto di identità, sul legame tra il protagonista e la patria, sulla rivendicazione dei propri diritti di esule, e che solo troppo tardi capisce come la frase del suo amico Chapa, “Non sai mai chi hai di fronte veramente”, andasse presa come un segnale di avvertimento.
Gilda Signoretti
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IL CILENO
Regia: Sergio Castro San Martín
Con: Camilo Arancibia, Sara Serraiocco, Andrew Bargsted, Gaetano Bruno, Lorenzo Richelmy
Uscita in sala in Italia: giovedì 27 agosto 2026
Sceneggiatura: Sergio Castro-San Martín, Simona Nobile
Produzione: Dispàrte, Equeco e Cinédokké, in associazione con Redibis Film
Distribuzione: Fandango
Anno: 2026
Durata: 100’
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