Home / Recensioni / In sala / SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY di Destin Daniel Cretton

SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY di Destin Daniel Cretton

In Spider-Man: No Way Home [Jon Watts, 2021], per salvare il multiverso, Spider-Man era stato costretto a chiedere al Doctor Strange un incantesimo capace di cancellarlo dalla memoria di tutti coloro che lo avevano conosciuto.

Dopo quattro anni vissuti in estrema solitudine, Peter Parker [Tom Holland] è un eroe più sofferente e crepuscolare, che ha abbandonato la sfrontata scanzonatezza e la leggerezza con cui aveva sempre affrontato le difficoltà e gli scontri che gli si erano presentati. La tragica perdita di zia May [Marisa Tomei] e la decisione di non tornare a far parte della vita dell’amata MJ [Zendaya] e dell’amico di sempre Ned [Jacob Batalon], per proteggerli dalle sventure che si erano abbattute su di loro da quando avevano conosciuto la sua doppia identità, hanno reso la sua lotta contro il crimine più pesante e faticosa.

Allontanatosi anche dagli scontri interplanetari vissuti al fianco degli Avengers, Spider-Man è tornato ad essere un eroe “di quartiere” e a proteggere la sua New York, comunque ben abitata da super criminali in grado di tenerlo occupato quotidianamente. Questo suo ritorno alle origini si riflette, oltre che sul suo raggio di azione, anche sul suo costume di scena che, abbandonate quasi del tutto le tecnologie Stark, ritorna a essere qualcosa di fatto in casa, magari senza disdegnare l’utilizzo di stampanti 3D e alta tecnologia.

Chi perde parti essenziali della propria vita; persone che, grazie alla loro vicinanza, ai consigli, alle esperienze vissute assieme, sono state essenziali per la costruzione del proprio io, può rimanere uguale a sé stesso? Questa è la riflessione alla base del quarto capitolo delle avventure di Spider-Man interpretate da Holland, e la risposta per Parker sembra arrivare dall’alto, quando qualcosa inizia a cambiare nell’ibridazione del suo DNA con quello di aracnide. I suoi sensi di ragno si amplificano, fino a farlo soffrire fisicamente, il suo corpo comincia a produrre ragnatela organica e a mostrarsi molto più forte e resistente: tutte qualità inattese che l’eroe non sa spiegarsi né gestire.

Questa è la prima interessante linea narrativa di Spider-Man: Brand New Day, che fotografa un momento decisivo dell’evoluzione dell’eroe Marvel creato da Stan Lee e Steve Ditko. Parliamo di un momento di crescita del personaggio, ma anche del ragazzo che si nasconde dietro la maschera. Il film fotografa il passaggio all’età adulta di Parker, un abbandono della pubertà che, oltre a riflettersi sul suo essere diventato più maturo e malinconico, a causa delle esperienze vissute e delle loro conseguenze, si concretizza come inizio di un viaggio in un territorio sconosciuto e liminale con le mutazioni fisiche che sta vivendo, che trovano contraltare nella pericolosa muta che alcuni tipi di aracnidi sono costretti a compiere per continuare la propria vita. Quello che il regista Destin Daniel Cretton [nuovo in Spider-Man, ma che per Marvel aveva già firmato Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, 2021] si trova in mano è un titolo che prende in prestito qualcosa di estremamente fisico dal body horror: Peter è in preda a cambiamenti che non riesce a capire e governare, il suo corpo diventa ostile, quasi un nemico da combattere, tanto da arrivare a ritrovarsi prigioniero in un bozzolo fatto della sua stessa ragnatela. Chiaramente il film decide di non far sue le note più oscure e morbose del Genere, ma già solo l’aria che si respira, unita a una narrazione più circoscritta e lineare, gioca a favore della riuscita del 38° capitolo del Marvel Cinematic Universe.

Anche se Brand New Day ricalca il titolo di un ciclo fumettistico del 2008, in cui Peter si ritrova a vivere le sue avventure senza i suoi legami e punti di riferimento, la storia raccontata nel film prende poi una via tutta personale e si focalizza su una serie di attentati che colpiscono il quartier generale del Damage Control che vengono portati avanti da una misteriosa presenza capace di prendere il controllo della mente e della volontà delle persone. Quella stessa presenza, dagli intenti tanto diversi ma dal vissuto e dalle ferite straordinariamente vicine a Parker, per eliminare dal suo cammino Spider-Man lo minaccia di colpire la sua amata MJ, costringendolo a un forzato riavvicinamento.

Il personaggio Marvel che affianca, a suo modo, lo Spider-Man solitario di questo Brand New Day è Frank Castle, il Punitore, interpretato da John Bernthal. Per una casualità cinematograficamente interessante, Holland, Zendaya e Bernthal fanno parte del cast di due film profondamente differenti, ma che potranno guerreggiare al botteghino proprio nelle stesse settimane di uscita. Se il primo è questa nuova produzione MCU, l’altro è l’Odissea di Nolan. Anche in quel film i due attori avevano qualche scena da affrontare spalla a spalla, ma in questo caso si va più sulla via dei buddy movie. Il Punitore, come spesso accade nei film Marvel, ha una più che degna entrata in scena, ma nessuna presentazione. Si dà per scontato che i fan abbiano seguito la serie TV The Punisher. Il personaggio, sopra le righe e violento, vivrà anche lui, al fianco del ragazzo ragno, una piccola crescita/mutazione personale e, anche se in maniera involontaria, sarà anche molla di sblocco per la seconda importante linea narrativa del film, che non poteva che essere quella del romanticismo. La ricerca dell’amore perduto, l’impossibilità di amare ancora e di sentirsi ancora come quando la persona a cui abbiamo donato il cuore era presente: sentimentalismo e malinconia che si mescolano e poi si mostrano su grande schermo nei movimenti oscillanti dello Spider-Man smarrito e in mutazione che vola fra i grattacieli di New York [questa volta davvero coprotagonista del film], mentre abbraccia una MJ che non lo riconosce ma sa di doversi fidare, per cercare di metterla al sicuro.

Come sempre, ma forse in maniera meno sgangherata, sono presenti una serie di personaggi a far da corollario, per i fan di film e fumetti Marvel: oltre al Punitore, la Yelena Belova di Florence Pugh, nuova Vedova Nera da Thunderbolts* [2025]. A lei viene affidato un discorso che confronta le azioni degli Avengers e quelle di Spidey e li paragona con patate di grandi e piccole dimensioni, importante proprio per capire il ridimensionamento del raggio di azione dell’eroe a cui facevamo riferimento. Presente, sia in veste di professore che di Hulk, il Bruce Banner di Mark Ruffalo, protagonista di un momento di svolta scientifico-narrativo ma, ancor di più, di una distruttiva scena di azione.

Fra i super-cattivi Michael Mando nei panni di Scorpion, Marvin Jones III in quelli di Tombstone [al suo debutto in MCU] e il clan della Mano, direttamente dal mondo di Daredevil.

Quello di Spider-Man si dimostra ancora una volta un mondo molto affine al racconto cinematografico e un’ulteriore e importante dimostrazione può arrivarci da un capitolo così compito e pensato in piccolo ma concreto, che riesce a essere appassionante, romantico e piacevolmente fruibile, nonostante la lunga durata, anche in un momento di stanca dei cinecomic.

Luca Ruocco

SPIDER-MAN:BRAND NEW DAY

Regia: Destin Daniel Cretton

Con: Tom Holland, Zendaya, Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal, Tramell Tillman, Michael Mando, Mark Ruffalo, Liza Colón-Zayas, Eman Esfandi, Marvin Jones III

Uscita in sala in Italia: mercoledì 29 luglio 2026

Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers, Justin Kuritzkes

Produzione: Marvel Studios, Columbia Pictures, Pascal Pictures

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2026

Durata: 145’

InGenere Cinema

x

Check Also

Dylan Dog: 40 anni di incubi – Intervista ad Andrea Cavaletto

Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo creato nel 1986 da Tiziano Sclavi, compie 40 ...