A partire dal suo reboot nel 2013, con La casa – Evil Dead di Fede Álvarez, e passando poi al 2023 con La casa – Il risveglio del male di Lee Cronin, le nuove declinazioni cinematografiche dell’Evil Dead di Sam Raimi [lasciando quindi da parte il televisivo Ash vs Evil Dead] sono storie dell’orrore declinate al femminile che scelgono di raccontare piaghe personali e sociali attraverso la lente del Genere e un orrore violento, esplicito e grafico.
Dalla dipendenza dalla droga, con Álvarez, si è passati all’insoddisfazione cronica, allo smarrimento e all’incompiutezza con Cronin. Ora che la staffetta passa fra le mani di Sébastien Vaniček, regista francese che ha esordito al lungometraggio nel 2023 con l’horror infestante Vermin, La casa diventa sanguinosa possibilità per affrontare un tema altrettanto universale: la tossicità di alcune relazioni affettive che diventano una vera a propria gabbia dove sentirsi costantemente in stato di pericolo.
Nel film di Vaniček, scritto insieme a Florent Bernard, è quello che sta vivendo da anni e a testa bassa Alice [Souheila Yacoub], sposata con William e da lui continuamente vessata psicologicamente e fisicamente. Il giorno in cui la ragazza inizia a ribellarsi al suo persecutore è anche quello in cui l’uomo, che fugge ubriaco dal locale in cui si trova insieme alla moglie, fratello e futura cognata, ha un incidente mortale in auto. Niente di veramente casuale, in realtà, perché la prima novità di questo nuovo La casa è l’intenzionalità dei Deadites nel cercare un contatto con la famiglia di William, che potrebbe custodire qualcosa che loro stanno cercando.
Un prologo ambientato su un lago [che riprende un po’ l’aria del capitolo di Cronin] porta in scena la prima posseduta del film che, dopo aver assassinato due giovani pescatori, causa l’incidente mortale e l’infezione infernale del marito aggressivo. Il tutto si sposta poi al funerale dello scomparso che, oltre ad essere location del passaggio del contagio demoniaco dal figlio al padre, è anche il primo territorio di scontro tra la giovane vedova e i suoi suoceri. Perché, sì, come in una strana trasposizione dell’orrore di una classica comedy italiana, i più grandi nemici della final girl di Vaniček sono proprio i genitori del suo ex marito, e i loro relativi corollari che si articolano in un cognato inetto, nella fidanzata di lui, in una nonna del tutto smarrita a causa della demenza senile e con l’ossessione per i ladri [che accentua fino al post-finale il lato commedia un po’ smarrito in questa new wave di Evil Dead], e in un cane.
Di famiglia [fallimentare e disarticolata] si parlava già molto ne La Casa di Cronin e un po’ anche in quella di Álvarez; questa de Il rogo del male vorrebbe essere in qualche modo un nucleo familiare più classico e riconoscibile. In verità, però, proprio a partire dalla coppia centrale, rappresenta qualcosa di marcio e in decomposizione già prima dell’arrivo del male e della progressiva trasformazione dei vari componenti in Deadites. Il marito non è un compagno ma un padrone, i suoceri serpentini e gelosi, il cognato inutile e codardo.
A questa linea se ne aggiunge un’altra che da una parte cerca di costruire in altezza sulla mitologia raimiana, dall’altra appesantisce un po’ l’assimilazione. Ne anticipavamo prima una parte, che è la ricerca cosciente del Male che decide appositamente di entrare all’interno di quella famiglia,
legata come da tradizione al possesso del Necronomicon, pseodobiblion che stavolta passa un po’ in secondo piano per lasciare spazio a un nuovo oggetto rituale che fa parte della collezione del capostipite del gruppo, ormai scomparso: il marito della nonna pazza, che aveva abbandonato la famiglia proprio per trovare un modo per impedire al Male l’ingresso nella nostra dimensione.
Questa cosa si porta dietro un finalissimo inutile e mal realizzato, anche a livello grafico, con un mostro conclusivo [altra caratteristica comune dei nuovi La casa] che pare un Evil Terminator e convince davvero poco e niente, così come la modalità di ritrovamento del famoso oggetto misterioso.
L’asticella della violenza grafica, sempre bella alta, scende un po’ rispetto a quelle di Cronin e Álvarez, anche se aumentano gli scontri fisici, quindi contatti e combattimenti più reali, ovviamente amplificati d’intensità dalla forza dei Deadites.
Altro movimento da sottolineare è il ritorno a una “casa” singola e indipendente, anche se già marcia in partenza come i suoi proprietari, dopo la parentesi in condominio avuta con Il risveglio del male, che faceva l’eco a cult come Dèmoni 2 e film come Rec. Filmicamente interessante anche lo spostamento/trasloco del regista Vaniček, che invece proviene proprio da un horror condominiale, e ora si trova fra mura più circoscritte di una casa in disuso.
A livello di armi, la fondamentale motosega è presente e inquadrata, ma non viene utilizzata, anzi le viene preferito un tosaerba, mentre le armi bianche sono molte e presentissime. Abbiamo parlato del Necronomicon, che nel film appare anche fisicamente, ma non gli viene regalata un’apparizione epifanica, anzi, parte e ritorna fra buste dell’immondizia. Così è anche per le iconiche registrazioni del ricercatore, che fanno parte del film in maniera trasversale e quasi diventano materiale per un progetto del tutto aleatorio del ragazzo con poca personalità che ha ambizioni da scrittore.
La regia predilige riprese ravvicinate, che pesano sui personaggi e arrivano a dare corpo filmico a un Male sempre troppo vicino, imminente, e questa
costante angoscia arriva bene allo spettatore.
Anche se non sempre a fuoco [nonostante il titolo] nella messa in metafora, il discorso su male in/e famiglia è caldo e universale e quel nevischio che sembra fuliggine che cade incessantemente sui protagonisti [e sulla casa], da quando la maledizione prende il sopravvento, regala un tocco visivo in più.
Finale con chiusa fulminante della sopravvissuta che riassume in una parola la causa dei suoi mali [non solo fisici] che rimanda a quello di Finché morte non ci separi di Bettinelli-Olpin e Gillett. Nel loro caso era “la famiglia”, qui un “ex marito”.
Luca Ruocco
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LA CASA – IL ROGO DEL MALE
Regia: Sébastien Vaniček
Con: Souheila Yacoub, Tandi Wright, Hunter Doohan, Luciane Buchanan, Erroll Shand, Maude Davey, George Pullar, Tapiwa Soropa, Keanu Karim, Alain Chabat, Greta Van Den Brink
Uscita in sala in Italia: mercoledì 8 luglio 2026
Sceneggiatura: Sébastien Vaniček, Florent Bernard
Produzione: New Line Cinema, Screen Gems, Ghost House Pictures
Distribuzione: Sony Pictures
Anno: 2026
Durata: 109’
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