Nel mondo delle produzioni di cinema fantastico italiano contemporanee ci sarebbe dovuto essere un prima e un dopo Lo chiamavano Jeeg Robot, film d’esordio di Gabriele Mainetti che aveva indicato chiaramente una via di produzione tutta nostra, soprattutto nel modo di ibridare cinecomic [in questo caso] e racconto di periferia, sofferenza e malavita, lasciando al prodotto finito un respiro decisamente internazionale.
Scritto insieme a Nicola Guaglianone e Menotti, Lo chiamavano Jeeg Robot riesce a essere questo ibrido apparentemente impossibile, allontanandosi innanzitutto dalle sabbia mobile dell’imitazione poco nostrana e poco a fuoco in cui era caduto poco prima, ad esempio, Gabriele Salvatores con il suo Il ragazzo invisibile che, stranezze del mercato, ha anche avuto il seguito che invece l’autore di Jeeg non ha mai cercato.
Per dare innanzitutto cuore a questo superuomo [tutt’altro che eroe fin quasi alla fine] tutto italiano, il regista va a pescare ricordi e mood da uno dei mondi di creatività e fantasia che maggiormente lo hanno segnato: quello dei cartoon anni ’80, gli anime, che si dimostrerà negli anni solo una parte dell’anima filmica di Mainetti, affascinato in egual maniera, ad esempio, dai kung fu
movie, dal post-moderno tarantiniano e da film dell’orrore classici come Freaks, che successivamente ha utilizzato come scintille d’accensione per far partire altri suoi personali racconti sempre ambientati nella sua Roma.
In Lo chiamavano Jeeg Robot, Mainetti dà vita a una storia molto sui generis di criminalità romana [un filone tornato in auge pochi anni prima con Romanzo Criminale film e serie] che si intreccia in modo sincero a una vena più fantastica, che ci porta dritti dritti al Vendicatore Tossico di casa Troma e al robotico eroe creato da Gō Nagai.
Enzo Ceccotti [Claudio Santamaria] è un ladro di borgata che si trascina avanti tra piccoli furti e
una tristissima vita privata fatta di budini alla vaniglia, film porno e solitudine. La sua vita cambia quando, per sfuggire a un inseguimento delle forze dell’ordine, è costretto a tuffarsi nelle acque del Tevere e finisce per caso all’interno di un bidone che contiene un liquido nero e radioattivo. Tornato a casa in preda agli spasmi e al dolore, l’uomo non sa ancora di aver acquisito dei superpoteri che lo hanno reso forte e resistente in maniera innaturale. Lo scopre l’indomani mattina, ma non per questo decide di cambiare la sua vita per mettersi al servizio dell’umanità. Tutt’altro: Enzo vede subito nel suo nuovo status solo un modo per innalzare le sue capacità delinquenziali e, magari, per aspirare ad un vita più economicamente agiata. Almeno fino a quando un suo vicino di casa non pensa di coinvolgerlo in un affare di droga gestito dal clan dello Zingaro [Luca Marinelli nel ruolo che lo ha fatto giustamente esplodere], creandogli in poco tempo un’infinità di problemi: quello di dover badare ad Alessia [Ilenia Pastorelli], la sensuale figlia con problemi mentali dell’uomo, e quello di trovarsi al centro di una guerra tra la gang di Tor Bella Monaca e una ancora più pericolosa proveniente da Napoli.
Quello che riesce bene a Mainetti è proprio l’aver saputo dare a Lo chiamavano Jeeg Robot un sapore che ci appartiene, un suono familiare: il suo approccio al Genere procede per sapiente combinazione, non per accumulo insensato o per plagio.
I personaggi, tutti stereotipi riconoscibili ma gonfiati fino a diventare irreali e grotteschi, vengono calati all’interno di un mondo concreto [quello della periferia romana] e di un periodo storico-sociale immaginario ma credibile [una Capitale allo sbando vessata da invisibili bombaroli]. La storia trova il suo focus non tanto nella trasformazione del protagonista in supereroe [quello succederà, come anticipato, solo nell’ultimissima inquadratura], quanto in quella da uomo [psicologicamente e sentimentalmente]
“morto” a uomo “vivo”, capace di rapportarsi con l’altro, di avere bisogni e desideri alti.
Il film arriva in home video per la prima volta in 4K UHD con Plaion Pictures che lo riporta negli store in un’edizione doppio disco, in combo un Blu-Ray che, oltre al film, contiene anche un ricco comparto extra che include scene eliminate, errori sul set, diciannove provini al cast, due trailer, il videoclip dell’interpretazione di Santamaria della sigla di Jeeg Robot, uno speciale con raffronto tra storyboard e film, e il cortometraggio Tiger Boy della stesso Mainetti.
Luca Ruocco
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LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT
Voto film:
Voto Blu-Ray:
Regia: Gabriele Mainetti
Con: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli
Durata: 118’
Anno: 2005
Formato: Blu-ray UHD: HDR 10 2160 @24fps 2.35:1; Blu-ray: 2,35:1 Anamorfico 1080p
Audio: Blu-ray UHD: Italiano 5.1 DTS-HD Master Audio; Blu-ray: Italiano 5.1 DTS-HD
Extra: Trailer; Backstage; I provini degli attori; Scene tagliate; Lo storyboard; Ciack impaperati; Videoclip; Cortometraggio “Tiger Boy”
Distribuzione: Plaion Pictures – Lucky Red [https://www.luckyred.it/]
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