Uno squinternato, con indosso un impermeabile trasparente su abiti da clochard e un insieme di cavi da cosmonauta, si palesa all’interno di un diner di Los Angeles alle 10:10 pm. L’uomo [Sam Rockwell] afferma di essere arrivato dal futuro per salvare l’umanità da un destino apocalittico che avrebbe compiuto il passo definitivo oltre il punto di non ritorno di lì a poche ore. Combattendo contro l’indifferenza generale e qualche tentativo di allontanarlo dal locale, lo strano visitatore racconta di essere già stato lì diverse volte per selezionare fra gli avventori la giusta combinazione di volontari che possano aiutarlo a sconfiggere il nemico comune che, lo anticipiamo senza timore di fare spoiler, è sua signora del male l’Intelligenza Artificiale. Tutti i tentativi sono finiti, fino a quel momento in tragedia e, prima di soccombere, hanno costretto il crononauta a cliccare una sorta di tasto reset presente fra la strana cavetteria che porta addosso, per ricominciare tutto daccapo. Solo forzando un po’ la mano, e minacciando di far saltare tutto in aria, l’uomo riuscirà a tirar su ancora una volta la squadra di casi umani tutti altamente instabili [e forse sacrificabili] per dare il via all’ennesima partita di un rocambolesco videogioco che mette insieme le armi dell’ironia, del grottesco, dell’action e della fantascienza contro un nemico comune.
Gore Verbinski, che ha dalla sua tre capitoli della saga Pirati dei Caraibi, e che col Genere più riconoscibile ha già avuto a che fare con il remake di The Ring e il produttivamente poco convincente La cura del benessere, torna alla regia dopo 9 anni con un nuovo progetto che prende come mondo di riferimento quello della fantascienza, per tirar fuori una commedia d’azione che mescola viaggi nel tempo e una trama alla Terminator e che, soprattutto, cerca a modo suo di denunciare la pericolosa deriva, ormai irreversibile e assai terminatoriana, presa dall’utilizzo senza griglia di protezione dell’AI e dalla sua evoluzione.
Che il cinema di Genere fantastico sia il miglior modo per inquadrare e raccontare le ansie contemporanee è qualcosa di assodato e su cui abbiamo più volte scritto e ragionato sulla nostra Gazzetta, ed era fin troppo prevedibile [e giusto] che anche il cinema cominciasse a dire la sua rispetto al morbo digitale che ha già preso ad infettarne il corpo. Verbinski e lo sceneggiatore Matthew Robinson, non cercano la via della metafora, anzi, il loro è un messaggio fin troppo schietto e semplice. Che con un argomento così importante su una problematica estremamente mutevole e in crescita sia trattato con una tipologia di comunicazione così di superficie ha pro e
contro: di certo parla a una platea larghissima, ma con l’Intelligenza Artificiale è molto complicato riuscire a dire la cosa giusta nel momento in cui andrebbe detta, prima che il panorama sia cambiato e l’incognita da arginare includa un panorama di eventi più ampio. Quel che, comunque, non si può negare è che, se pur ammorbidito da slapstick e personaggi e dialoghi grotteschi e con qualche licenza sugli effetti di ridondanza dei viaggi temporali [che comunque regalano al film gran parte del suo fascino], il messaggio sia chiaro e diretto.
Gioca a sfavore della piena riuscita una lunghezza eccessiva [134’], che inizialmente sembra
dovuta alla volontà di ricercare il quid di ogni personaggio che prenderà parte alla spedizione. Se non fosse che questo desiderata sarà poi perso strada facendo, o lasciato cadere in montaggio. Interessante, invece, l’inserimento di vari step di aberrazione digitale nella lunga via crucis che ci ha condotti all’IA: nel film si va dall’ossessione verso gli smartphone, agli hikikomori, fino alle aberrazioni di pixel, glitch e allucinazioni proprie di ogni creazione di immagini generate con Intelligenza Artificiale, fino a qualche tempo fa.
Oscurantista? Utopista? Per noi di InGenereCinema.com il crononauta di Rockwell si schiara dalla parte giusta e tra non molto sembrerà ancora più sciocco il fatto di non aver voluto creare una sorta di resistenza all’IA, o una stretta regolamentazione del suo utilizzo, non solo in ambito creativo. Di per noi, continuiamo ostinatamente a scrivere personalmente ogni nostro contenuto. Di sicuro non succede su tutti i portali.
Luca Ruocco
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GOOD LUCK, HAVE FUN, DON’T DIE
Regia: Gore Verbinski
Con: Sam Rockwell, Haley Lu Richardson, Michael Peña, Zazie Beetz, Asim Chaudhry, Juno Temple
Uscita in sala in Italia: giovedì 25 giugno 2026
Sceneggiatura: Matthew Robinson
Produzione: Constantin Film, Blind Wink Productions, 3 Arts Entertainment
Distribuzione: Vertice 360
Anno: 2026
Durata: 134’
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