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PASSENGER di André Øvredal

Dopo aver assistito a un drammatico incidente in autostrada, una giovane coppia [Jacob Scipio, Lou Llobell] riprende il viaggio, dopo aver chiamato i soccorsi, convinta di essersi lasciata tutto alle spalle. I due fidanzati hanno da poche settimane deciso di cambiare completamente una vita, abbandonando la sicurezza di un lavoro “da scrivania” e la staticità di un appartamento in affitto, per inseguire il sogno [più di lui che di lei] di abitare dentro un van arredato ed essere perennemente in viaggio. Dal momento in cui i due si rimettono in strada dopo aver assistito alla morte del giovane che li aveva superati per andarsi a schiantare contro un albero, però, qualcosa sembra attaccarsi a loro. Una presenza oscura e maligna, inizia a seguire i loro spostamenti, silenziosa e inesorabile, a condividere i loro spazi quando sono nel van. Il loro viaggio rischia di trasformarsi in un incubo con un’unica e definitiva via d’uscita.

Passenger il nuovo film del regista norvegese André Øvredal, quello di Troll Hunter [2010] e di Autopsy [2016], è una sorta di creepypasta che simula di avere importanti fondamenta nella mitologia cristiana: la creatura malefica che perseguita i due protagonisti, ma che in generale è la mortale nemica di ogni automobilista, è l’antitesi di San Cristoforo, il protettore dei viaggiatori, e proprio da una loro possibile battaglia cerca di trarre forza e aura misterica la storia del Passeggero. La cosa non funziona del tutto e il film, pur dimostrando di avere alle spalle un regista tecnicamente capace, non ha visione e guizzo. Problema che Øvredal ha già dimostrato purtroppo già a singhiozzi in altri lavori: bene con il mockumentary sui troll, molto meno con Scary Stories to Tell in the Dark; ancora bene su Demeter – Il risveglio di Dracula, così così con Autopsy.

Passenger è un horror dalla struttura fin troppo canonica e con un tipo di racconto prevedibile, vuoi anche per il legame alla leggenda urbana e alla vita del santo. Il film parte con un cortometraggio horror tutto puntato sul jumpscare finale, come tanti se ne sono visti sul web e ancor più ne rimbalzano sui social, che presenta il villain demoniaco e fa da preludio alla schiera di meccanici salti sulla poltrona tutti studiati a tavolino.

«Non siamo noi che facciamo il viaggio, è il viaggio che fa noi», motteggia a un certo punto uno dei personaggi. Quel che è certo è che il film lo fa Øvredal e vuol proporre allo spettatore qualcosa di lineare ed estremamente leggibile, che in periodo di estremizzazioni elevated potrebbe anche essere una scelta scaltra. Passenger, però, ha il sapore amaro di un viaggio finito troppo presto. Il regista decide di metterci anche delle regole, alla Scream, per sopravvivere alle persecuzioni mortali del Passeggero. Sono due e in apparenza semplicissime: non guidare di notte e non fermarsi mai a prestare soccorso a chi ha avuto un incidente. I due protagonisti, invece, si troveranno a infrangerle più volte, anche dopo averle conosciute, oltre a mettersi estremamente a rischio compiendo azioni molto più che improbabili come ficcarsi sotto il van sollevato dal crick per raccogliere i bulloni della ruota che il fantasma dispettoso aveva appena spostato.

Chiaramente creepypasta e leggenda richiamano supporti attraverso cui i protagonisti della storia possano venire a conoscenza di quanto gli sarà utile per continuare l’incubo. Scorciatoia narrativa non originale e non sempre perdonabile, che in questo caso diventa ridondante e rimbalza tra un libro, un computer e gli smartphone. C’è anche un linguaggio in codice con simboli strani e inquietanti che includono anche a una sorta di omino stilizzato alla The Blair Witch Project, ovviamente ritratto del Passeggero maledetto.

Ma quindi è totalmente un buco nell’acqua? No, anche se si tratta di un film di certo più adatto a spettatori poco avvezzi all’orrore.

Per gli altri, invece, potrebbero essere materia d’interesse un paio di scene con rimandi al nostro cinema di Genere: nella prima lo spirito, che esiste in una dimensione liminale tra realtà, visione e incubo, fuoriesce da un romantico schermo cinematografico improvvisato in un bosco, in una scena che ibrida i due Dèmoni di Lamberto Bava, con tanto di lenzuolo schermo che si deforma prendendo i connotati del mostro che vuole fuoriuscire. Nella seconda, la coppia si trova ad attraversare una paesaggio notturno desolato e, anche se sono sul van, devono farsi strada su un pavimento di cadaveri fasciati nei sudari, come se fossero in una versione assai meno pittorica e malinconica de L’Aldilà di Lucio Fulci.

Bonus per l’orchestrazione della scelta di farsi luce nella foresta buia, cercando di intravedere l’inquietante presenza, con la luce del proiettore e le immagini di Vacanze romane.

Per il resto si viaggia a marce basse.

Luca Ruocco

PASSENGER

Regia: André Øvredal

Con: Jacob Scipio, Lou Llobell, Melissa Leo

Uscita in sala in Italia: giovedì 21 maggio 2026

Sceneggiatura: Zachary Donohue, T.W. Burgess

Produzione: 18Hz Productions, Coin Operated

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2026

Durata: 94’

InGenere Cinema

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