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MILLENNIUM ACTRESS di Satoshi Kon

Avere la possibilità di vedere finalmente al cinema Millennium Actres, l’ultimo dei grandi capolavori di Satoshi Kon ad essere ancora limitato ad una silenziosa distribuzione in home video qualche anno fa, dimostra con piacere come il pubblico nostrano sia sempre più propenso a scoprire, o riscoprire, i classici del cinema sul grande schermo. Le opere di del compianto regista di Sapporo rientrano a pieno titolo in questo filone: sono film che non hanno perso un briciolo del loro smalto e potere immaginifico, e che grazie al passa parola sono diventati negli anni dei cult anche dalle nostre parti. Dopo il successo di Perfect Blue, Tokyo Godfathers e Paprika, Anime Factory ci delizia con l’ultimo tassello della filmografia di Kon. Come i suoi altri film, Millennium Actress è un’opera culturalmente ed artisticamente immortale, forse ancora più forte oggi rispetto alla sua uscita originale, in un panorama cinematografico dove pellicole simili sono sempre meno.

Visto il già consolidato status di Cult del film e la nomea che il regista si è guadagnato, non bisogna tanto chiedersi se Millennium Actress sia un film valido, quanto piuttosto cosa rende quest’opera tanto meritevole di attenzione. La verità è che è difficile dire qualcosa che non sia già stato detto nel corso di questi 25 anni, e sarebbe un disservizio alla forza dell’opera incasellarla oggi in una mera valutazione tecnica o narrativa [entrambe comunque di qualità elevatissima].

Millennium Actress è un film che valica il confine tra passato e presente, tra sogno e realtà, tra storia e finzione senza soluzione di continuità, sfruttando la narrazione liquida della fittizia attrice Chyoko Fujiwara.  Il giornalista Genya Tachibana, affiancato dal suo cameraman Kyoji Ida, è riuscito ad ottenere un’intervista con la celebre diva del cinema, ritiratasi a vita privata diversi anni addietro. Genya, intenzionato a girare un documentario sulla vita della donna, si reca da lei anche con una misteriosa chiave, un cimelio dell’attrice ritrovato su un set distrutto da un terremoto. È così che inizia un viaggio all’interno del passato di Chyoko, dove i due operatori si ritrovano anche ad assistere in prima persona a quello che viene raccontato. L’intreccio assume la forma di un gigantesco flusso di coscienza, dove si mischiano la vita privata di Chyoko e le trame dei film a cui ha preso parte come attrice, e dove il sogno e la realtà diventano sempre più difficili da distinguere.

All’atto pratico, Millennium Actress è un film dove vengono mischiati più piani di realtà in modo simile alle altre opere del regista, ma a differenza di film come Perfect Blue, cambia il numero dei piani di lettura ed il tono che assume la storia, con connotati molto più romantici e nostalgici. Il cinema diventa il collante che trasforma l’esperienza da una semplice storia d’amore in un racconto trasversale che abbraccia un secolo di storia del Giappone dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, oltre che più di mille anni di storia e folklore locali che vengono raccontati attraverso la macchina da presa. Il viaggio ricorsivo di Chyoko, sempre alla ricerca dell’uomo che le ha cambiato la vita, diventa parte integrante del suo essere e trova pieno compimento in una sequenza finale eccezionale.

In una storia dove la fine di un racconto non è altro che l’inizio del successivo, l’eleganza con cui questo viaggio frammentato viene messo in scena è semplicemente inimitabile. Bastano pochi movimenti di macchina, un taglio preciso, un uso intelligente del punto di vista per creare un raccordo comprensibile. Il film non è un esercizio di stile fine a sé stesso, e per quanto onirico, non perde mai la sua compostezza. È un prodotto diretto e scritto con totale lucidità, che nel corso della sua durata non smette mai di trasformarsi e di celebrare l’arte e la condizione umana. Da qualunque punto lo si guardi, sia drammaturgico o tematico, è difficile trovare un film d’animazione [e non] più completo di questo, dove la qualità già altissima della sceneggiatura poi è sublimata da uno stile visivo splendido, spiccatamente giapponese senza essere di maniera: splendido nelle animazioni fluide, con sfondi dettagliati e personaggi espressivi e profondamenti umani. Il tocco di classe è la colonna sonora trascendentale del compositore Susumu Hirasawa, le cui musiche si sposano talmente bene alle immagini in più parti da rendere impossibile scinderle, come se fosse sempre stato un segno del destino che i due artisti avrebbero dovuto lavorare.

Millennium Actress è, senza ulteriori giri di parole, uno dei film d’animazione giapponesi migliori di sempre; uno di quelli che si vede una volta ogni decade se si è fortunati. È un capolavoro assoluto ed è l’espressione più vivida del genio di un regista visionario e seminale che ci ha lasciati troppo presto. Un’opera assolutamente imprescindibile per chiunque si professi fan dell’animazione o semplicemente del buon cinema, finalmente riportato portato in sala con tutti i crismi del caso.

Giovanni Ardizzone

MILLENNIUM ACTRESS di Satoshi Kon

Regia: Satoshi Kon

Con: Miyoko Shoji, Mami Koyama, Fumiko Orikasa, Shozo Izuka, Shouko Tsuda, Hirotaka Suzuoki

Uscita in sala in Italia: 11-12-13 maggio 2026

Sceneggiatura: Satoshi Kon

Produzione: Chyoko Committee, Bandai Visual Company, Genco, Kadokawa Shoten Publishing, Madhouse, WOWOW

Distribuzione: Eagle Pictures, Plaion, Anime Factory

Durata: 87’

Anno: 2001

InGenere Cinema

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