Parlare di Resurrection di Bi Gan significa confrontarsi con un’idea di cinema che sfugge deliberatamente alle coordinate più riconoscibili del racconto. Non è un film che si “segue”, quanto piuttosto un’esperienza che si attraversa, lasciandosi disorientare e poi lentamente riassestare da un flusso di immagini che sembrano provenire da una dimensione altra, sospesa tra memoria, sogno e percezione.
Siamo in un futuro remoto e post-apocalittico dove l’umanità ha perso la capacità di sognare. Ma in una sala operatoria, tra la vita e la morte, una donna sprofonda in uno stato di coscienza sospesa, sospinta da un trauma irreversibile e da un corpo che lentamente si spegne.
Intrappolata tra mille visioni, si ritrova in un mondo desolato, popolato solo da rovine e frammenti del passato, dominato dal silenzio e da architetture spezzate. Lì incontra una creatura enigmatica, un essere a metà tra uomo e macchina rotto che giace immobile tra sogni spezzati e memorie distorte, in attesa di un impulso che lo riattivi. La donna intuisce che quella creatura è l’unica rimasta in grado di sognare. Per tentare di risvegliarlo, inizia a raccontargli storie, antiche leggende, episodi dimenticati della storia cinese,
nella speranza che la narrazione possa riparare ciò che la tecnologia ha rotto e ridare senso al vuoto. Man mano che i sogni si intrecciano con la realtà, la donna scopre che può percepire le illusioni per ciò che realmente sono, e che forse la verità è nascosta proprio lì, nell’incanto dell’immaginazione. Ma più entra in sintonia con l’essere bionico, più la scelta si fa difficile: tornare nel mondo reale o restare per sempre in quello onirico, dove l’amore, la memoria e la possibilità di un risveglio sembrano ancora esistere, anche se solo come ombre in movimento.
Resurrection si distingue innanzitutto per la sua radicalità formale. Bi Gan prosegue e approfondisce il discorso già avviato con Long Day’s Journey Into Night, ma qui spinge ancora più in là la costruzione del tempo filmico: la narrazione si frantuma, si avvita su sé stessa, rifiuta qualsiasi progressione lineare per abbracciare una logica sensoriale. I piani sequenza, marchio di fabbrica del regista, non sono semplici esercizi di stile, ma strumenti per alterare la percezione dello spettatore, immergendolo in uno spazio fluido dove interno ed esterno, passato e presente, reale e immaginato convivono senza gerarchie.
Ciò che rende il film davvero unico è il modo in cui questa ricerca formale si lega a una riflessione più ampia sul cinema stesso. Resurrection sembra interrogarsi sulla possibilità delle immagini di trattenere il tempo, di resistere alla dissoluzione. In questo senso, il titolo non è solo evocativo: il film è un tentativo di “resurrezione” della memoria attraverso il dispositivo cinematografico. Le immagini non illustrano, ma evocano; non spiegano, ma sedimentano.
C’è poi una componente emotiva sorprendentemente concreta sotto la superficie astratta. Bi Gan lavora per sottrazione, ma proprio in questo vuoto apparente emergono frammenti di umanità: volti, gesti, attese. Lo spettatore è chiamato a colmare gli interstizi, a costruire un proprio percorso interno. Non è un film accogliente, né conciliatorio, ma è profondamente coinvolgente per chi accetta di abbandonare le aspettative narrative tradizionali.
Dal punto di vista visivo, la pellicola è di una bellezza ipnotica. La fotografia e la costruzione dello spazio trasformano ogni inquadratura in un luogo da esplorare, dove la profondità di campo diventa anche profondità emotiva. Il movimento della macchina da presa non guida, ma accompagna, spesso con una lentezza che impone allo spettatore un diverso ritmo di visione.
In definitiva, Resurrection è un’esperienza di cinema rara, che chiede molto ma restituisce altrettanto. Non è un film “imperdibile” nel senso commerciale del termine, ma lo diventa per chi cerca nel cinema una forma di esplorazione autentica, capace di mettere in crisi lo sguardo e, allo stesso tempo, di rinnovarlo.
Paolo Gaudio
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RESURRECTION
Regia: Bi Gan
Con: Jackson Yee, Shu Qi, Mark Chao, Gengxi Li, Chloe Maayan, Jue Huang
Uscita sala in Italia: giovedì 23 aprile 2026
Sceneggiatura: Bi Gan
Produzione: Arte France Cinéma, CG Cinéma, Dangmai Films, Huace Pictures, Obluda Films
Distribuzione: I Wonder Pictures
Anno: 2026
Durata: 160′
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