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MICHAEL di Antoine Fuqua

Arriva oggi nelle sale italiane Michael, l’ultima fatica di Antoine Fuqua, che lascia l’action a cui è abituato per dedicarsi ad una vera e propria sfida: un biopic nientemeno che su Michael Jackson. A distribuirlo Universal Pictures. Siamo quindi di fronte ad un film complicato, un film sul re del pop che parte dall’infanzia della star fino al 1984, quando Michael decide finalmente, e concretamente, di abbandonare i The Jakson 5 e intraprendere la carriera da solista.

Alla sceneggiatura troviamo John Logan [Il gladiatore, 2000, Alien: Covenant, 2017], mentre, nei panni di Michael bambino e ragazzo si alternano due eccellenti attori: Juliano Krue Valdi e Jaafar Jackson, quest’ultimo nipote di Jackson, in quanto figlio del fratello Jermaine Jackson.

Si parte dall’infanzia di Michael a Gary, nello Stato dell’Indiana, alle prese con continue prove musicali, insistenti e sfiancanti, nel soggiorno di una modesta casa dove vive con i suoi fratelli e con i suoi genitori, il padre [Colman Domingo] e la madre [Nia Long].

Papà Joseph, operaio con un passato da musicista in un gruppo musicale blues, frustrato dalle sue insoddisfazioni e dalla mancata carriera musicale, proietta i suoi desideri sui figli, che fin da bambini sottopone a estenuanti e forzate sessioni di prove con Michael al centro, perché lui, in più rispetto ai fratelli, ha anche doti di ballerino. E allora, tra una cinghiata sulla schiena per un semplice rifiuto, le ore scolastiche e le svogliate cene familiari con Michael che gioca con il cibo a tavola, i fratelli Jackson si esibiscono prima in piccoli locali e poi in vere e proprie tournée, affermandosi pian piano. Più cresce il successo del gruppo più la figura del padre diventa ingombrante, sempre più manipolatore, centrale per la sua famiglia, ma molto ostile e controversa come manager di un gruppo che ha creato con la forza. Nel momento in cui il bambino Michael inizia a ricevere attenzioni sempre maggiori da produttori musicali e case discografiche, inizia in lui un percorso di consapevolezza e di autostima, che lo aiuta ad avere una propria identità e uscire dallo schema obbligatorio dei fratelli Jackson. Ed ecco che inizia in lui un percorso di rivoluzione che, però, non si traduce mai in ribellione, sempre per un senso di costrizione di rispetto nei confronti del padre.

In Michael il re del pop è tratteggiato come un uomo candido e puro, una figura angelica e asessuata, che quando parla ha una voce molto flebile e sottile, in contrasto con la potenza vocale che esprime negli studi di registrazione e sul palco. Le ombre che hanno accompagnato la sua vita, le accuse e le voci su una presunta sessualità malata, le sue dipendenze dagli antidolorifici, il turbamento per la malattia autoimmune di cui soffre fin da ragazzino, la vitiligine [sempre più ingombrante ed evidente sulla sua pelle scura], non sono minimamente accennati, forse proprio con il chiaro intento di accentuare il mito, idolatrarlo come fosse una divinità buona ed eterea, per quanto vanitosa. Di lui  viene messo in risalto un forte senso di altruismo che lo porta a devolvere denaro in favore di ospedali e associazioni di beneficenza, o di adottare animali vittime di violenze per accudirli nella tenuta di Neverland Valley Ranch, come le giraffe, gli alpaca, elefanti  o la scimmia Bubbles, a cui Michael era particolarmente affezionato.

Va detto, però, che la personalità di Michael non appare pienamente determinata, di lui vengono spesso mostrate le fragilità e le sue ossessioni, come il rifiuto ad accettare il suo grosso naso, così da ricorrere al suo primo intervento chirurgico, o il rifugio nel mondo dei sogni con la lettura ossessiva di Peter Pan o la passione per i giocattoli e i giochi, come il Twister, simboli di una infanzia negata, a lui come ai suoi fratelli, abituati ad essere sfruttati artisticamente dal padre, che negava loro anche il riposo.

Michael e suo padre Joseph sono l’angelo e il diavolo, due opposti che si attraggono: Michael deve, purtroppo e per fortuna, la sua carriera a lui, e il padre deve a lui il lusso sfrenato di cui può godere. Il legame obbligato tra i due è così forte che, pur nelle prime fasi in cui Michael produce il suo primo album da solista, non riesce a lasciare la dimora familiare a Neverland, potrebbe farlo, ormai è ricco e adulto, ma la sua famiglia è ingombrante, e il senso di colpa che il costruirsi una sua nuova vita potrebbe procurargli è difficile da gestire. Ancora un paio di anni, e poi, quel padre padrone, rozzo e eccentrico, sarà definitivamente messo al muro, ma sempre con il rispetto e il timore che Michael e i suoi figli gli hanno sempre mostrato.

Proprio i fratelli Jackson e la madre, pur essendo parte integrante del film con la loro assidua presenza, risultano in realtà anonimi: vediamo i membri della The Jackson 5 esibirsi ma nulla di più, e la stessa madre e le tre sorelle appaiono svogliate, facendo solo da comparsa.

Alcune sequenze del film sono incredibilmente d’effetto, come quella che racconta di un Michael bambino che deve registrare un brano in uno studio ma non riesce a smettere di ballare, e allora deve ripetere la canzone più volte; o quella iconica che racconta il backstage del videoclip di Thriller con un John Landis, che ne firma la regia, che accetta i consigli di inquadratura della star.

Nel corso del film Michael pronuncia frasi d’effetto, che hanno determinato la sua vita e contraddistinto le scelte professionali e personali fatte, come la lotta ad ogni forma di razzismo, tanto da pretendere che il videoclip di Billy Jean, pubblicato nel 1983, venga trasmesso su Mtv, i cui vertici erano refrattari all’idea di trasmettere un pezzo di un artista di colore. Desiderava “essere misterioso come Greta Garbo” il Michael ormai famoso e in vetta alle classifiche, e ci è riuscito.

Michael è certamente un film complesso e con tanti punti di forza, seppur non privo di alcune mancanze a livello di sceneggiatura, soprattutto nella seconda parte.

Gilda Signoretti

MICHAEL

Regia: Antoine Fuqua

Attori: Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Krue Valdi, Colman Domingo, Miles Teller, Bill Bray, Kendrick Sampson

Uscita in sala in Italia: mercoledì 22 aprile 2026

Sceneggiatura: John Logan

Produzione: Lionsgate Films, Universal Pictures, GK Films

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 127’

InGenere Cinema

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