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ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE di Arnaldo Catinari

Ci risiamo. Con Alla festa della rivoluzione, la Lucisano Media Group confeziona l’ennesimo prodotto che ambisce a intercettare un immaginario alto — storico, letterario, perfino ideologico — salvo poi smarrirsi in una messa in scena che tradisce ogni promessa.

Il riferimento a Gabriele D’Annunzio, evocato più che realmente interrogato, pesa come un macigno. Il Vate, al cinema, continua a essere una presenza ingombrante e sfuggente: lo si cita, lo si imita, lo si riduce a icona svuotata, ma raramente lo si comprende o si critica. E qui il problema non è tanto l’ambizione, quanto l’incapacità di trasformarla in visione. Il risultato è un simulacro, un esercizio di stile ma senza stile.

1919. Nell’incandescente clima politico che precede il fascismo, Beatrice, una determinata spia al servizio della Russia, è a Fiume il giorno in cui il vate ed eroe di guerra Gabriele D’Annunzio dà il via alla sua rivoluzione visionaria. Ma proprio durante la festa d’insediamento si trova coinvolta in un attentato alla vita del Poeta-Guerriero. Scoprire quali sono i nemici della rivoluzione è di prioritaria importanza: per Beatrice che è lì per proteggere D’Annunzio, per Pietro, il capo dei servizi segreti italiani combattuto tra dovere e ideali, e per Giulio, un medico, disertore della Grande Guerra, vicino agli ambienti anarchici. Sullo sfondo di una rivoluzione che intende cambiare il mondo, le vite di Beatrice, Pietro e Giulio si intrecciano rivelando una realtà in cui intrighi politici, amori impossibili e vendette private collideranno finendo per modellare non solo il loro destino ma anche quello di Fiume, di D’Annunzio e dell’Italia, che all’alba degli anni 20 si trova ad un bivio cruciale tra dittatura e rivoluzione.

A cedere per prima è la scrittura, firmata da Arnaldo Catinari e da un redivivo Silvio Muccino, che sembra riportare in superficie certe ingenuità mai del tutto risolte. La sceneggiatura si muove su binari prevedibili, costruita su conflitti meccanici e dialoghi che oscillano pericolosamente tra il didascalico e l’involontariamente grottesco. Ci sono scambi che sembrano usciti da una soap opera [di quelle più stanche, più reiterative] e che finiscono per depotenziare ogni possibile tensione drammatica. Non c’è sottotesto, non c’è ambiguità: tutto è esplicito, dichiarato, e proprio per questo privo di peso.

In questo vuoto, gli attori arrancano. Riccardo Scamarcio prova a dare corpo e misura a un personaggio che sulla pagina non esiste davvero, mentre Maurizio Lombardi si ritrova intrappolato in una recitazione costretta, priva di appigli solidi. Se interpreti strutturati faticano a restare in piedi, è inevitabile che i più giovani, lasciati senza direzione né protezione, finiscano per soccombere del tutto, accentuando la fragilità complessiva del film.

Quello che resta è un senso di occasione mancata, l’ennesima. Perché Alla festa della rivoluzione non è solo un brutto film: è un film che avrebbe potuto essere altro, e che invece sceglie costantemente la via apparentemente più facile, più televisiva, più inerte.

Tuttavia, osservando il contesto più ampio in cui opere come questa prendono forma, un clima che negli ultimi anni ha spesso guardato con sospetto, quando non con aperta diffidenza, a ogni slancio autoriale, si ha oggi la vaga impressione che qualcosa stia cambiando. Come se una lunga stagione, fatta di parole urlate più che pensate e di politiche incapaci di comprendere davvero il valore culturale del cinema, stesse lentamente esaurendo la propria spinta.

Forse è proprio nelle crepe di questo esaurimento che può insinuarsi una nuova possibilità. Non immediata, non garantita, ma concreta. Perché il nostro cinema, quando smette di inseguire modelli stanchi e torna a interrogarsi sul presente con libertà e rigore, ha ancora la forza di sorprendere. E magari, un giorno non troppo lontano, di tornare a contare davvero.

Paolo Gaudio

ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE

Regia: Arnaldo Catinari

Con: Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Darko Peric, Riccardo Scamarcio, Daniele Paoloni, Luca Tanganelli, Susanna Acchiardi, Tim Daish, Giuseppe Gaiani, Julien Bouanich

Uscita sala in Italia: giovedì 16 aprile 2026

Sceneggiatura: Arnaldo Catinari, Silvio Muccino

Produzione: Italian International Film, Rai Cinema

Distribuzione: 01distribution

Anno: 2026

Durata: 98′

InGenere Cinema

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