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SUPER MARIO GALAXY – IL FILM di Aaron Horvath e Michael Jelenic

Era letteralmente scritto nelle stelle. Dopo tre anni dal primo fortunato sodalizio tra Illumination e Nintendo, la casa dei Minions riporta al cinema l’idraulico più famoso del mondo dei videogiochi e, tenendo fede all’implicita promessa della principessa Peach sul voler esplorare “un immenso universo di galassie la fuori”, promette con Super Mario Galaxy – Il Film  di bissare gli incassi da capogiro del suo predecessore con un seguito in stile Cliff Bleszinsky, “bigger, better and more badass” [sempre per restare in ambito di citazioni videoludiche]. Il titolo, che va a citare i due storici platform per Nintendo Wii, non è un semplice adattamento del materiale originale, quanto piuttosto una base per consolidare il successo cross-mediale di Nintendo, mai così convinta della forza delle proprie saghe. Ve lo anticipiamo subito: squadra che vince, non si cambia. Super Mario Galaxy è tutto ciò che era il primo film ma ampliato ed espanso all’inverosimile, con tutti i pro, e soprattutto i contro, che ne derivano.

Dopo aver sconfitto Bowser e salvato il Regno dei Funghi, le gesta di Mario e Luigi sono divenute note in tutto il cosmo, tanto da diventare favole della buonanotte che la Principessa Rosalinda, madre degli Sfavillotti e personaggio chiave del primo storico Super Mario Galaxy, legge ai pargoli nel suo osservatorio. Questa pace idilliaca viene infranta quando una notte Bowser Jr., il figlio di Bowser, attacca la casa della principessa delle stelle, e rapisce Rosalinda senza troppe difficoltà con lo scopo di sfruttare i suoi poteri per conquistare l’universo grazie ad un progetto incompiuto del padre. Appresa la notizia da uno sfavillotto, Mario, Luigi, Peach e Toad partono all’avventura alla ricerca di Rosalinda, accompagnati da Yoshi, il tenero dinosauro aggiuntosi al gruppo per ultimo, e da un Bowser in miniatura che collabora suo malgrado con i buoni.

Ci si accorge ben presto, guardando il film ed assistendo alla velocità elevatissima di eventi, che gli sceneggiatori interni ad Illumination non solo non hanno corretto il tiro, ma, forse schiacciati dagli impliciti paletti imposti da Nintendo stessa, hanno esacerbato ulteriormente tutti gli aspetti più criticati del primo capitolo. La sceneggiatura di Matthew Fogel si limita a far rimbalzare i personaggi da una situazione [o livello] all’altra senza un attimo di respiro, utilizzando il pretesto delle galassie per inserire una quantità di scenari, personaggi e camei così alta da far girare la testa. Dai Pikmin, all’accessorio Rob, per arrivare ad un sostanzioso contributo alla storia da parte di Fox Mccloud, il protagonista della celebre serie di Rail-shooter Star Fox. È tanta carne al fuoco; troppa. Il tutto con un ritmo forsennato, asfissiante sul lungo andare, che deluderà in particolare tutti quei fan che si aspettavano un approccio [per quanto più possibile] posato, o comunque in linea con i lievi toni malinconici del videogioco originale. Il film è un gigantesco ‘spot’ di tutto ciò che è Nintendo, omaggiando in particolare le creature del padre della società Shigeru Miyamoto. Se è vero che un appassionato di videogiochi si può divertire molto facilmente a riconoscere i suoi beniamini, dall’altra parte il film taglia le gambe di netto a chiunque non sia un fan o un giovanissimo, poiché non è in grado di sopperire alle sue mancanze con una trama degna di essere seguita. Le interazioni tra i comprimari sono simpatiche ma ridotte all’osso, gli archi narrativi non trovano mai compimento o vengono risolti in fretta e furia, e l’indubbio carisma innato dei singoli personaggi dopo un po’ non basta più a far carburare un’esperienza stancante, con tante sequenze visivamente splendide quante sono le stelle in cielo, ma con la carica creativa di una lampadina fulminata.

Se è vero che è un peccato che Galaxy sul fronte narrativo non faccia altro che crogiolarsi nel suo stesso fanservice, questo non vuol dire che il film non possa comunque essere divertente. Il lavoro svolto da Illumination sarà anche convenzionale, ma è tutt’altro che pigro. I personaggi sono animati con una cura maniacale; anche solo il modo in cui si muovono gli da molto più carattere di quanto faccia la scrittura, trovando il punto d’incontro perfetto tra la fedeltà al videogioco ed un design più fresco ed espressivo. L’animazione è ancora una volta di qualità eccelsa; pulitissima, dinamica, ricca di dettagli, eccezionale nei molteplici scontri. Capita anche che ci siano momenti più sperimentali, come le sequenze in cui il film passa da 3D a 2D a grafica ad 8 bit senza soluzione di continuità, o quando la storia di Fox Mccloud viene raccontata tramite una breve sequenza in 2D a cavallo tra il citazionismo dei cartoni anni ‘80 ed il machismo americano di Top Gun [molto calzante, contando che Glen Powell dà la voce alla volpe spaziale]. La colonna sonora onnipresente [ora finalmente quasi completamente priva di snervanti canzoni pop] è perlopiù composta da riarrangiamenti in salsa hollywoodiana di pezzi iconici della libreria Nintendo e delle musiche tratte daii giochi coinvolti, ed è forse l’elemento che più di ogni altro riesce a ricatturare la magia del videogioco da cui il film prende il nome.

Il film rimane sempre in bilico tra cinismo corporativo e genuino affetto per le opere di Miyamoto, ma sconforta che tutti gli aspetti innegabilmente validi del film poggino sul nulla più assoluto. È tutto bello, bellissimo da vedere e da sentire, ma ammirato l’ammirabile non c’è niente per cui valga la pena scavare più a fondo se non per vedere se il proprio personaggio preferito abbia qualche cameo sullo sfondo. A Super Mario Galaxy, e per estensione al primo capitolo, continua a mancare non tanto una maggior profondità di scrittura o di trama, quanto un collante, qualcosa di più coraggioso e pensato che renda il film nel complesso migliore delle singole parti che lo compongono. Visto l’output della società di Chris Meledandri, diventa sempre più difficile credere che ci sia interesse per qualcosa di un po’ più elaborato, e questo è forse l’aspetto che lascia più sconsolati.

Super Mario Galaxy è, più che un film appassionante, un vero e proprio museo che racchiude più di quarant’anni di storia del personaggio e più in generale dell’illustre casa di sviluppo giapponese. È un film imponente nel senso più puro del termine, che stordisce per la frenesia del ritmo, per la mole sterminata di citazioni e richiami, e che può lasciare piacevolmente coinvolti per tutta la sua durata grazie alla qualità [è il caso di dirlo] stellare della produzione. È un lavoro svolto più che dignitosamente, ma che non è né più né meno di una montagna russa costante. Come tutte le attrazioni, è divertente per il tempo che dura e può soddisfare come esperienza. Dopo tutto non tutte le esperienze nascono uguali e non tutti i film necessitano di una struttura classica a tre atti per essere goduti; il cinema è principalmente un’arte visiva. È anche vero che la seconda volta che si ripetono gli stessi errori, anche i fan più affezionati si meriterebbero un prodotto in grado di far battere il cuore per il presente e non solo per il passato.

Giovanni Ardizzone

SUPER MARIO GALAXY – IL FILM

Regia: Aaron Horvath, Michael Jelenic

Con le voci di: Claudio Santamaria [Super Mario / Chris Pratt], Emiliano Coltorti [Luigi / Charlie Day], Valentina Favazza [Peach / Anya Taylor Joy], Fabrizio Vidale [Bowser / Jack Black], Manuel Meli [Bowser Jr. / Benny Safdie], Luisa D’Aprile [Rosalinda / Brie Larson], Nanni Baldini [Toad / Keegan-Michael Key], Yoshi [Donald Glover], Raffaele Carpentieri [Fox McCloud / Glen Powell]

Uscita in sala in Italia: mercoledì 1 aprile 2026

Sceneggiatura: Matthew Fogel

Produzione: Illumination Entertainement, Nintendo

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 98’

Anno: 2026

InGenere Cinema

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