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SCREAM 7 di Kevin Williamson

Scream 7, nuovo capitolo della saga slasher meta-cinematografica nata nel 1996 con Scream – Chi urla muore diretto dal maestro Wes Craven e sequel diretto del capitolo VI [2023, regia di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett] è il primo film della saga a essere diretto dal creatore e storico sceneggiatore del primo film Kevin Williamson [che ha firmato anche gli script dei capitoli 2 e 4]. Ci si aspetterebbe, quindi, un capitolo che riesca ancora una volta a stravolgere [rendendole palesi] le regole stesse dell’horror slasher, così come il primo capitolo aveva fatto a fine anni ’90. Con Williamson al timone, Scream avrebbe di sicuro potuto portare a galla modalità e funzionamento dell’orrore contemporaneo per ricavarne collegamenti grotteschi e morbosi con i riflessi nella società contemporanea. Insomma, dopo due capitoli semplici ma compiuti nella loro piccolezza, che giocavano la carta del requel e in qualche modo cercavano di fare da ponte tra la saga che aveva mostrato al pubblico trucchi e ingranaggi del Genere, rendendo per la prima volta estremamente eterea e fluida la figura del killer, il ritorno in sella di uno dei due numi tutelari del mondo di Ghostface aveva fatto ben sperare. Non un piccolo passo in avanti, ma un grande balzo per tutti quelli che aspettavano di vedere davvero rinascere la saga che, per vivacità e intuizioni, ha regalato agli appassionati i momenti più importanti per l’evoluzione dello slasher contemporaneo.

Il ritorno di Williamson trascina, poi, con sé un bel gruppo di volti noti dello Scream-mondo: innanzitutto Neve Campbell, che riprende il suo storico ruolo di Sidney Prescott [aveva saltato il capitolo precedente] e si presenta nel suo ruolo di adulta moglie e madre, mentre cerca di ricostruire una quotidianità per quanto possibile lontana dai fatti di Woodsboro. Ci sono poi Courteney Cox [la giornalista senza scrupoli Gale Weathers] che rimane presenza costante anche in questo nuovo capitolo, al fianco di Mason Gooding e Jasmin Savoy Brown che, invece, arrivano direttamente dal film precedente. A loro si aggiungono camei, inseriti nella trama in modo utile al twist di cui poi parleremo, di David Arquette [il defunto Linus Riley], Scott Foley [dal terzo film] e soprattutto Matthew Lillard [il folle Stu del primo capitolo].

Scream 7, dopo la fuga a New York del sesto film, sembra voler riprendere bene il fuoco su Woodsboro, anzi, si avventura addirittura all’interno della casa in cui Sidney ha vissuto la mattanza finale, sfuggendo per la prima volta alle lame di Ghostface. Il film si apre, infatti, con due turisti appassionati di cronaca nera che, in maniera del tutto irrispettosa, affittano per una notte la casa del primo Scream, diventata b&b meta di macabri pellegrinaggi. La location è, ovviamente, addobbata al meglio per rimandare alle vicende accadute anni prima, al killer con la maschera urlante [riprodotto con un inquietante animatrone] e ovviamente alla saga nella saga “Stab”.

Nell’incipit è presente probabilmente il gancio meta-filmico più forte dell’intera operazione. Non solo per la presenza di nuovi fruitori che vanno a visitare, per niente in punta di piedi, un tempio dell’orrore della generazione precedente, ma anche perché si tirano in mezzo nel gioco orrorifico pezzi grossi come Craven, con Nightmare e La casa nera e Sean S. Cunningham con Venerdì 13. Come ci si aspetta, il prologo si chiude con un doppio omicidio che evidenzia la seconda cosa interessante di questo nuovo progetto: un livello grafico delle scene violente abbastanza generoso e spesso tendente allo splatter.

Quello che succede dopo, però, inizia a convincere via via sempre meno.

Il nuovo Ghostface lascia nuovamente Woodsboro [come se quello iniziale fosse un ultimo saluto ai bei tempi che furono], e inizia a seminare il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney ha tentato di ricostruire la sua vita. Attraverso video-messaggi con protagonista un invecchiato e sempre più fuori di testa Stu, che tutti credevano morto, la protagonista scopre bruscamente che la prossima vittima designata dell’infinito massacro del killer dall’identità cangiante è la sua figlia maggiore. Per salvarla, la donna dovrà riaprire le porte al passato che ha tentato di accantonare e affrontare, ancora una volta, l’orrore che la perseguita e che continua a fare strage di chiunque le stia attorno.

Se il film si era aperto mostrando un Williamson apparentemente molto interessato a rispolverare il discorso principe dell’intere saga, però, il “meta” di Scream 7 si fa sempre più sottile e a un certo punto sembra quasi scomparire, affogando in uno script più interessato al lato comedy e che è davvero pieno di personaggi e situazioni a un passo dal parodistico: un regista teatrale dall’aspetto e dagli atteggiamenti assai caricati e con battute da barzelletta, che dopo due pose scompare nel nulla; il produttore di una rete televisiva locale che ne è in qualche modo un riflesso; e poi giovanotti problematici che si lanciano tra le braccia di Ghostface pronunciando frasi strampalate come «Ci penso io.», o che vengono scambiati per l’omicida a causa di equivoci davvero troppo forzati per risultare credibili.

Scriviamo che il “meta” sembra “quasi” scomparire, perché in verità Williamson pare volerlo portare avanti e addirittura aggiornare, agganciandosi a discorsi attualissimi come l’AI e il deepfake, ma quello che poi arriva sullo schermo è un tentativo svogliato e senile, del tutto fuori fuoco e che del mondo etico e orrorifico che avrebbe potuto raccontare non intercetta che una parte davvero minima e banale, non arrivando per niente a far evolvere e trasformare la maschera urlante simbolo di Scream, che fin dall’inizio passa da un omicida all’altro diventando emblema della follia che in qualche modo si trasmette di corpo in corpo come un’infezione, in una maschera ancora più pericolosa che, pur non avendo bisogno di un vero corpo per agire, può impossessarsi dell’identità e del corpo di chiunque. Una maschera digitale e, perciò, ancora più infettiva e universale.

Il discorso della svogliatezza si confà anche alla regia di Williamson, che un sopraffino regista non è mai stato, ma che qui spreca la possibilità di dare guizzo e nuovi artigli alla sua creatura più preziosa.

E per quanto riguarda le famose “regole” del cinema horror? Ci sono evoluzioni o novità, almeno da questo punto di vista? Solo qualche abbocco e quello più a fuoco [e ripetuto] sottolinea che Sidney è ormai “Troppo vecchia per essere una sopravvissuta”. L’ex scream queen afferma anche, saggiamente, che sia giunto il momento “creare una nuova Sidney”, ovviamente rimandando alla figlia che la affianca in questo settimo e fiacco capitolo. Una nuova Sidney per una nuova generazione di Ghostface fan.

Le premesse, però, non ci sembrano le migliori e non una ma ben due nuove e convincenti scream queens la saga le aveva già trovate nei capitoli V e VI proprio nelle sorelle Carpenter: i personaggi affidati a Melissa Barrera e Jenna Ortega, che avevano un look moderno, parlavano alla nuova generazione e, soprattutto, erano ben calate non solo nell’horror, ma anche nella società contemporanea. E non è un problema di voler «rileggere Cime Tempestose come se fosse la prima volta», come si cerca affermare – polemizzando – nel film, anzi, è l’esatto contrario.

Luca Ruocco

SCREAM 7

Regia: Kevin Williamson

Con: Neve Campbell, Courteney Cox, Isabel May, Jasmin Savoy Brown, Mason Gooding, Anna Camp, Joel McHale, Mckenna Grace, Celeste O’Connor, Sam Rechner, Asa Germann, Mark Consuelos, Ethan Embry, Timothy Simons, Michelle Randolph, Jimmy Tatro

Uscita in sala in Italia: mercoledì 25 febbraio 2026

Sceneggiatura: Kevin Williamson, Guy Busick

Produzione: Spyglass Media Group, Project X Entertainment

Distribuzione: Eagle Pictures

Anno: 2026

Durata: 114’

InGenere Cinema

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