Home / Recensioni / Home Video / ROB ZOMBIE COLLECTION

ROB ZOMBIE COLLECTION

Quando nel 2004 arrivò in Italia, con un anno di ritardo, La casa dei 1000 corpi, il primo film di Rob Zombie [leader del gruppo alternative metal White Zombie], nessuno avrebbe potuto immaginare quello cosa, a solo un anno di distanza, lo stesso autore avrebbe potuto riservare al pubblico.

Un secondo capitolo dedicato alla famiglia Firefly, killer family protagonista del primo lungometraggio, che stringeva il focus attorno a tre dei suoi tanti e folli componenti. Nel 2005 La casa del diavolo catapultò Zombie nella lista dei nuovi autori horror americani da attenzionare. Erano gli anni della moda del torture porn e dopo uno slasher un po’ cartoonesco e molto violento che cavalcava quel sotto-Genere, ispirandosi in maniera dichiarata allo slasher cult Non aprite quella porta, il regista inchiodava gli spettatori alla poltrona con un film violento e spietato, sia graficamente che verbalmente, ma ancor più difficile da accettare rispetto al primo, proprio perché si trattava di un racconto estremamente credibile, reale.

Clown assassini, folli scienziati da b-movie, killer deformi venivano eclissati [anche se non cancellati] dai personaggi più realistici della famiglia [l’Otis di Bill Moseley o la Baby di Sheri Moon] o, almeno, da versioni meno grottesche di sé stessi [come nel caso del Capitano Spaulding di Sid Haig che si fa via via sempre più umano, acquistando in drammaticità, abbandonando il trucco senza perdere in ferocia].

Il cinema horror che propone Rob Zombie mostra in ogni momento di essere cosciente del Genere di cui fa parte e si fa via via più raffinato, cercando subito di troncare quel senso di comunanza che La casa dei 1000 corpi aveva trovato con il suo pubblico di riferimento grazie a citazionismo e una buona dose di ironia che aveva quasi il medesimo peso specifico della violenza splatter.

Nell’horror che da La casa dei 1000 corpi Zombie racconta ai suoi spettatori, la paura è più vicina che mai. Come succedeva già nel cult di Hooper, da cui tutto ha inizio, la famiglia è il focolaio di un male mortifero. L’aggravante, in questo caso, è che questa non sia più una sorpresa, un caso: nella società e nell’America vissute dalla famiglia Firefly [e dai personaggi dei film che seguiranno] la famiglia è un’istituzione sociale già profondamente in difficoltà, anzi, del tutto distrutta.

Zombie ne fotografa, a volte più freddamente altre con macabra ironia, gli ultimi spasmi, il malessere mentale e fisico, la sporcizia, l’eccesso [che diventa spesso senso del kitsch]. La famiglia, che dovrebbe essere nido e protezione, diventa minaccia agli ultimi barlumi di “normalità”; così come la casa che si fa habitat per gli assassini e gabbia per le loro vittime. Tutto questo mentre, in uno strano e ossessivo gioco di maschere, il senso del disturbante trasforma il nume di riferimento Ed Gein [da cui era figliato Leatherface] in Charles Manson [di cui il personaggio di Otis pronuncia anche una famosa frase durante una delle scene più violente de La casa del diavolo].

Piccoli ma importanti punti chiave, tutti questi, riscontrabili anche nell’ultimo capitolo della saga dei Firefly [3 from Hell, arrivato nientemeno che nel 2019], ma che sono presenti anche in tutti gli altri film di Zombie: non dimentichiamo che il claim del suo Halloween 2 era “La famiglia è per sempre”.

Il regista/musicista l’horror lo ha navigato davvero in lungo e in largo: stiamo scrivendo di una saga, ma nella sua filmografia è possibile trovare un remake [Halloween – The Beginning], che è anche un reboot; e poi sequel [Halloween 2, La casa del diavolo e 3 from Hell], horror d’autore [La casa del diavolo e Le streghe di Salem], horror indie [31] e horror comedy [The Munsters].

Alla ricerca del vero “Mostro” e dell’origine del “Male”, Zombie trascina lo spettatore nell’America Profonda, attraverso location di frontiera, case per niente accoglienti che sono specchio della devianza morale dei suoi occupanti, rifugi da belve feroci; e poi motel, freakshow…

Tornando ai Firefly, La casa dei 1000 corpi [2004] era stata di sicuro una bella sorpresa, all’interno del panorama horror che lo aveva accolto, anche grazie ai film e ai registi di cui era debitore [Non aprite quella porta, 1974, e Tobe Hooper in primis, abbiamo detto]. Non dimentichiamo che Zombie si è dimostrato da subito uno fra i registi più “preparati” e “colti” del suo Genere. Ma La casa del diavolo [2005] fu il vero fulmine a ciel sereno. Nonostante i buoni presagi del primo capitolo [i due film sono legati tematicamente e temporalmente], La casa del diavolo rappresenta ancora oggi uno dei capitoli più importanti della nuova cinematografia horror americana, con una chiusa finale da manuale, con i tre pezzi grossi della famiglia Firefly suicidariamente su un’auto in corsa contro il fuoco di un posto di blocco deciso a fermare per sempre l’attività criminale dei tre folli omicidi.

La violenza compiuta impunemente dalla famiglia Firefly è imperdonabile, ma nel suo rispecchiarsi in quella dei cosiddetti buoni [le forze dell’ordine, in questo secondo capitolo] si mostra quasi come rilesso deformato o un’amplificazione di uno sporco più comune e dilagante.

I film dei Firefly fanno questo: sporcano lo schermo col linguaggio corrosivo e crudo usato dai protagonisti, in alcuni momenti ancor più tagliente delle immagini proposte. Quello sporco si posa sui personaggi e si trasforma nei folti capelli e nelle barbe incolte, in quelle che, ad esempio, trasformano il personaggio di Otis [Bill Moseley], nell’arco della notte che divide La casa dei 1000 corpi da La casa del diavolo, o che tramutano il Michael Myers di John Carpenter in una sorta di enorme e pericoloso accattone e la sua maschera neutra in una deturpata icona quasi in decomposizione. E il lavoro di Zombie è proprio quello di riportare a galla, sullo schermo, tutto questo sporco.

Con La casa del diavolo sembrava essersi chiusa in modo epico la vita di Otis, Captain Spaulding e Baby. E da lì la carriera del regista del dittico dedicato alla degenere famiglia Firefly aveva preso giustamente altre strade. Sempre attraversando il meraviglioso mondo del Genere horror. Ma ecco la sorpresa: in 3 from Hell [2019] ritroviamo i tre assassini sull’auto. Otis, Baby e Spaulding sono riusciti a sopravvivere alla folle corsa contro il braccio armato della legge. Sono finiti in un carcere di massima sicurezza, acquistando una grande notorietà e trovandosi a essere diventati leader di un movimento popolare che li esalta e ne chiede la scarcerazione.

Il loro cammino verso il “fine pena mai”, però, è segnato. Ancor più per il capofamiglia, Spaulding, il primo ad arrivare all’iniezione letale e ad uscire dal film [a causa delle brutte condizioni di salute di Haig, scomparso poi qualche mese dopo]. Mentre Baby, diventata ancor più mentalmente instabile e pericolosa [“stravagante” a detta del barbuto fratello], si vede rifiutare uno sconto di pena; Otis finisce ai lavori forzati. Proprio in questo momento il terzo componente dei 3 from Hell, Foxy [Richard Brake], fratellastro dei due pluriomicidi, spunta fuori e scatena una carneficina per far evadere il carcerato.

A livello narrativo durante questa nuova esplosione di violenza dei Firefly perderà la vita il personaggio affidato a Danny Trejo, nient’altro che un cameo ma che segnerà il futuro svolgimento dell’avventura in crime della banda. In secondo luogo, più importante, il buon Foxy è interpretato da quel Brake che era uno dei pochi punti positivi di 31, dove vestiva i panni del villain per eccellenza DoomHead, a cui era affidato anche il più che riuscito prologo.

Ancora una volta gli ingredienti ci sono tutti [visivi, verbali, a-morali], stavolta ci sono anche personaggi a cui ci siamo morbosamente affezionati, ma 3 from Hell diventa molto presto una semplice riproposizione dei fatti raccontati ne La casa del diavolo. Parliamo proprio degli scheletri narrativi dei due film che, senza sbrodolarci, si rispecchiano l’uno nell’altro in punti troppo riconoscibili: fuga, ricongiungimento familiare, momento di nascondersi prendendo ostaggio una famiglia [identici anche molti appuntamenti sottostanti, dalla faccia scorticata alla fuga di una delle vittime dalla casa con inseguimento in cortile], tentativo di scomparire raggiungendo un “posto segreto”…

Midnight Factory e Plaion Pictures dedicano un imperdibile cofanetto in Limited Edition Midnight Classics proprio a Zombie e ai suoi Firefly: la Rob Zombie Collection!

Ben 4 dischi, di cui uno carico solo di sanguinosi contenuti extra, con inoltre un esclusivo booklet, 3 Cards da Collezione che riproducono i poster dei tre film inclusi nel box:

La casa dei 1000 corpi [2003]

La casa del diavolo [2005]

3 From Hell [2019] in versione unrated disponibile per la prima volta in home video in Italia, in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Di seguito l’infinita lista di contenuti extra [trailer, interviste, commenti audio, spot, scene eliminate, errori sul set, featurette…] suddivisi per dischi.

La Casa dei 1000 Corpi:

  • Commento audio con il regista e sceneggiatore Rob Zombie
  • Il making of de “La casa dei 1000 corpi”
  • Featurette 2003
  • “Tiny F**ked a Stump” [featurette del 2003]
  • Teaser Trailer 1 e 2
  • Trailer italiano

La Casa del Diavolo:

  • Intervista sanguinosa
  • Tributo a Matthew McGrory
  • Video musicale di Buck Owens “Satan’s got to get along without me”
  • Pubblicità Mary, la scimmia umana
  • Pubblicità natalizia di Spaulding
  • Video amatoriale di Otis
  • Scene eliminate
  • Errori sul set
  • Il Morris Green Show

3 From Hell:

  • Commento audio con il regista e sceneggiatore Rob Zombie

Blu-Ray Bonus:

  • La Casa dei 1000 Corpi: Interviste a cast e staff; Dietro le quinte; Test del Dr. Satana; Test del professore; Provino Dennis Simple; Le prove del Cast
  • La Casa del Diavolo: Speciale “30 giorni all’inferno”: il The Making of di: La casa del diavolo
  • 3 From Hell: “To Hell and Back”: Il Making of 3 From Hell

InGenere Cinema

x

Check Also

IL RE DI CUORI: In libreria il romanzo di Andrea Cavaletto

Torino oggi. L’affascinante professore d’arte Nereo Barbaro è un uomo pieno di ...