Sergio Bonelli Editore in occasione della passata edizione di Lucca Comics & Games ha portato in libreria in edizione cartonata e di grande formato Se la notte chiama, avventura dal lungo respiro dell’indagatore dell’incubo pubblicata nella serie regolare da edicola sugli albi 465 e 466, tra maggio e giugno del 2025, che oltre all’albo omonimo includeva anche il secondo e conclusivo capitolo intitolato “Chi è sepolto in questa casa?”.
Una storia nata dalla penna della sceneggiatrice [e curatrice del personaggio di Tiziano Sclavi] Barbara Baraldi espressamente per le matite e le chine del maestro dell’oscurità Corrado Roi, che aveva chiesto alla scrittrice di poter lavorare su una fiaba oscura.
Nelle profondità del bosco di Wildsborough, ciò che è sepolto non dovrebbe essere disturbato, ma certi luoghi celano in sé mistiche presenze e, laddove le ombre sottili dei rami si incupiscono e cala la notte, il sottile velo che separa vivi e morti si assottiglia, aprendo varchi su regni sinistri. Ed è in questo spazio intricato che si muove Wilderman, entità ancestrale, terrificante creatura fatata, re degli incubi della dolce Siobahn. Un passato dimenticato, una mente ingannata, offuscata da leggende di folklore magico e segreti taciuti, che Dylan dovrà decifrare sulla scia di sangue di cui sono intrise le orme della ragazza.
La doppia storia si apparenta per molti versi con altre avventure “fuoriporta” di Dylan Dog: viaggi che portano l’old boy lontano da Londra, spesso in piccoli paesi in cui gli abitanti sono decisamente tipi sopra le righe e non vedono di buon occhio i forestieri.
Dylan arriva in questi piccoli centri chiamato da una cliente in difficoltà o, come in questo caso, acconsente ad accompagnare chi lo assume per indagare su un mistero che ha il sapore di un serial alla Twin Peaks o di uno di quei folk horror tanto tornati di moda grazie all’ondata dell’eleveted horror alla Robert Eggers o alla Oz Perkins [per citarne solo due].
Ritornando al fumetto SBE due buoni esempi di questa tipologia di avventure dylaniate possono essere il dittico “I segreti di Ramblyn” e “La belva delle caverne” [numeri 64 e 65 del 1992, scritti da Sclavi e disegnati da Montanari & Grassani] o “Aracne” e “La profezia” [numeri 110 e 111 del 1995, scritti da Gianfranco Manfredi, che in questo caso condividono con la storia di Baraldi anche Roi ai disegni].
Chi frequenta da un po’ il mondo dell’indagatore dell’incubo sa che Dylan, spesso malvolentieri, deve allontanarsi dal suo habitat per seguire le tracce del mistero e del soprannaturale. E se, soprattutto nei primissimi anni, i veri e proprio viaggi da lui compiuti si concentravano nello Speciale annuale, anche la serie regolare gli ha concesso più di una trasferta durante la quale rischiare di non rientrare più a casa.
Nella lunga fiaba nera di Baraldi e Roi il mood da horror rurale cammina a filo tra il reale e l’incubo: Siobhan, la fragile cliente ossessionata da trascorsi scioccanti e parzialmente dimenticati che la legano a un misterioso essere selvatico metà uomo metà albero, Wilderman, soffre di gravi crisi di sonnambulismo, che offrono a lei e al lettore un passaggio agile da un mondo all’altro.
Ma, come da tradizione, il popolo di Wildsborough è ricco di personaggi e presenze grotteschi e inquietanti: Freya, la proprietaria dell’unica locanda del borgo, creata a partire dalle fattezze della performer Diamanda Galás, che accoglie Dylan e Siobhan con un poco cortese “Malvenuti”; un bibliotecario rimasto ancorato a ritmi decisamente tranquilli e poco attuali; un esperto forense dall’aspetto ferino, con due zanne da cinghiale che gli fuoriescono dalla bocca deforme; un’anziana donna che porta sempre con sé la sua capretta. Ognuno di loro nasconde un segreto, possiede forse parte della verità che Siobhan sta cercando di riportare a galla dal mondo dei sogni. Ma come anticipato la storia rimane sempre sospesa tra il vero e il sognato, quindi è più che giusto che fra i protagonisti ci siano anche gli abitanti della foresta che fa da casa e da madre al Wilderman: gli animali notturni – forse dei famigli – che la popolano [un gufo, un pipistrello, un serpente, un tasso, una iena e una volpe, protagonista di una bellissima scena in cui conduce i due protagonisti umani alla scoperta di parte della verità, attraverso un vicoletto strettissimo]; ma anche il piccolo popolo, che prende dispettosamente di mira la popolazione del piccolo villaggio ai limiti del bosco.
Ma fra le ombre scurissime in pieno stile Roi che infestano la pagine, le stradine e il bosco, Se la notte chiama è una fiaba dell’orrore che racconta la tragicità della malattia e dell’amore, il desiderio, il rifiuto, la maternità e la gravità [intesa come peso] come che può derivare da una scelta.
Le parti più fiabesche, che raccontano le origini del Wilderman, o si addentrano nel bosco oscuro per avvicinare la protagonista alla sua verità, diventano veri e propri incubi su carta, grazie alle chine del maestro del fumetto. Incubi popolati da creature fatte di carne, legno e radici, che a volte si avvicinano in maniera inquietante ai supplizianti di Hellraiser.
Forse non il miglior Dylan della passata annata, chi scrive ha preferito Una forma reversibile di morte [numero 470, di Baraldi e Nicola Mari], ma di sicuro una storia riuscita e assai personale, sia per quanto riguarda lo script, che per i disegni.
La postfazione è firmata da Franco Busatta [“Linee d’ombra”] e ad arricchire il volume c’è anche il dialogo tra Barbara Baraldi e Corrado Roi intitolato “Di sogni, storie e inchiostro…”.
Luca Ruocco
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DYLAN DOG – SE LA NOTTE CHIAMA
Autori: Barbara Baraldi, Corrado Roi
Editore: Sergio Bonelli Editore [www.sergiobonellieditore.it]
Pagine: 210
Illustrazioni/Foto: Sì
Costo: 29,00 euro
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