Orfeo di Virgilio Villoresi è un oggetto cinematografico raro: un film che respira artigianalità, dedizione e un amore quasi devoto per il cinema, l’animazione e la letteratura buzzatiana da cui trae ispirazione. È impossibile non percepire l’immenso lavoro dietro ogni fotogramma: la cura maniacale, la complessità tecnica, il dialogo continuo fra professionalità diverse che si muovono all’unisono per cercare di realizzare il migliore dei film possibili.
Eppure, proprio questa creatura tanto preziosa porta con sé un problema strutturale evidente: Orfeo sembra diviso in due film distinti. Il primo atto, per scelta consapevole del regista, richiama il tono sospeso e artificiale dei film di un certo cinema d’epoca. Il risultato è un linguaggio volutamente innaturale, con dialoghi “troppo scritti”, una recitazione che suona finta anche a causa di un doppiaggio forzato. Tutto concorre a creare una distanza netta con lo spettatore, che fatica a entrare nel racconto anziché esserne attirato. È come se quel mondo, che avrebbe avuto bisogno di un minimo di realismo iniziale per radicarsi, restasse invece privo di agganci emotivi autentici.
Ma qualcosa cambia radicalmente quando Orfeo scende negli inferi per cercare la sua Eura. Da quel momento il film si trasforma: l’astrazione del luogo dà finalmente senso a quell’atmosfera irreale che prima risultava fuori posto. Qui Villoresi sembra liberarsi, e con lui la messa in scena: Orfeo diventa una perla di maestria visiva, di immaginazione pura, di un cinema che osa e trova la sua ragione d’essere proprio nello sbilanciamento, nella rarefazione, nel mito.
Questo secondo atto rivela un autore capace di scelte coraggiose e profondamente coerenti. La tecnica mista stop motion/live action non è un semplice alternarsi di
linguaggi, ma una vera e propria fusione, un ibrido fluido, un Chi ha incastrato Roger Rabbit all’inferno.
Il risultato è sorprendente, quasi ipnotico: un mondo in cui il confine tra reale e animato è così sottile da diventare poesia.
Orfeo è un’opera che rischia, sperimenta, osa; è, dunque, aria pura per il panorama cinematografico italiano contemporaneo. Peccato che un primo atto così impostato raffreddi i motori e ritardi l’ingresso emotivo nella pellicola. Ma una volta superata quella soglia, ciò che Villoresi offre è qualcosa di raro: un viaggio che si ricorda, un cinema che rimane negli occhi, nella mente e nel cuore. Andate al cinema a vederlo, non ve ne pentirete.
Irene Scialanca
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ORFEO
Regia: Virgilio Villoresi
Uscita in sala in Italia: giovedì 27 novembre 2025
Con: Luca Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock, Vinicio Marchioni, Lorenzo Talotti
Sceneggiatura: Virgilio Villoresi, Alberto Fornari
Produzione: Fantasmagoria
Distribuzione: Double Line
Anno: 2025
Durata: 74’
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