Chi lo avrebbe creduto possibile? The Toxic Averger [o Il vendicatore tossico, come era conosciuto dalla generazione di chi scrive] torna in sala, con un remake-reboot, nel 2025. In Italia, a dire il vero, ci arriva per la prima volta al cinema, visto che l’originale del 1984 e i suoi tre sequel non ci passarono neanche vicino e trovarono difficoltosa anche una distribuzione home video.
Creato e diretto da Lloyd Kaufman, patron di casa Troma, che ne firma anche la regia [insieme a Michael Herz, per i primi tre film], il Vendicatore Tossico segna la piccola fortuna della sua casa di produzione, nonché il suo preciso perimetro di azione: commedie demenziali che abbracciano il Genere fantastico e non hanno paura di mostrarsi sporche, sgarbate, sessualmente esplicite e, soprattutto, anarchiche.
Ambientato a Tromaville, il film dell’’84 ironizzava su inquinamento sconsiderato e scorie tossiche, raccontando la storia di Melvin Ferd, un ragazzo timido e impacciato, impiegato come addetto alle pulizie in una palestra. Il ragazzo viene quotidianamente bersagliato dagli avventori che vanno lì ad allenarsi e un giorno, proprio per sfuggire da uno dei loro scherzi, finisce dritto in un contenitore di rifiuti tossici, che lo trasformano in un energumeno mostruoso e potente, pronto a vendicare soprusi e vessazioni [personali e della sua comunità] nella maniera più strampalata e splatter possibile.
In questo reboot scritto e diretto da Macon Blair, della durata di oltre 100’ e con Kaufman nello staff produttivo, il protagonista è Winston [il Peter Dinklage de Il Trono di Spade], addetto alle pulizie ma in un impianto chimico di proprietà del finto filantropo Bob Garbinger [Kevin Bacon]. Winston ha perso la donna che amava e si prende cura del figliastro Wade [Jacob Tremblay] come può. Non brilla per carattere e coraggio e, durante la peggiore delle giornate, scopre di avere un brutto male che potrebbe tentare di curare con un costoso intervento che, però, la sua assicurazione non copre. Dopo essere stato umiliato dal suo datore di lavoro, alle strette, l’uomo decide di derubare l’azienda per cui lavora. Il gobbo Fritz Garbinger [Elijah Wood] e i suoi folli scagnozzi, tutti al soldo di Garbinger, lo fanno accidentalmente fuori e tentano di disfarsi del corpo facendolo affondare nel liquame radioattivo che, ovviamente, non solo lo riporterà in vita, ma gli donerà nuova forma e forza fisica inaudita.
L’indigenza, la grave malattia e l’impossibilità di accedere alle cure per motivi economici, il senso di colpa nei confronti del figlio adottivo che forse non vedrà crescere, sono solo alcuni dei tasselli che cercano di creare sull’esile ma funzionale scheletro del Vendicatore Tossico un film con più sostanza e vigore, arrivando però a un risultato quasi opposto. Quello di snaturare l’anima stessa del progetto, annichilendo almeno in parte la follia nonsense, infantile e grossolana, che caratterizza la storia di un uomo che cadendo dentro un liquame radioattivo trova la rivincita contro la vita che non gli aveva mai riservato niente di meglio che diventare un mutante.
The Toxic Averger contiene ovviamente dei rimandi riconoscibili al film originale, come la scena della mattanza splatter all’interno del fast food e, se per quanto riguarda il look del protagonista una volta mutato si potrebbe trovare una certa soddisfazione [per coerenza e modernità], di certo a lasciare in testa un grosso punto interrogativo è la scelta stessa di mettere in piedi un’operazione come questa. Un reboot che vuole essere anche un grande omaggio a un certo tipo di cinema fortemente personale e riconoscibile, che però non può e non vuole avere la stessa anarchia dell’originale, anche perché chiama a raccolta grandi nomi e per forza di cose deve mostrarsi più solido e in qualche modo canonico. Il film rinuncia inoltre a tutta quella
carnalità un po’ laida, un po’ guascona, tipica del cinema Kaufman, per soppiantarla con momenti più seri, che fanno leva su emozioni e sentimenti più prodondi e che, ad esempio, trovano una spiegazione del tutto differente [e un po’ raffazzonata] al classico tutù rosa da ballerina che il Vendicatore indossa anche in questa sua nuova versione.
Per quanto riguarda il lato grafico, non ci si dovrebbe lamentare, perché The Toxic Averger con il suo mocio radioattivo fa fuori un bel po’ di gente cattiva con modalità davvero differenti e ludiche: si va dagli arti staccati, agli budellamenti, alle decapitazioni, alla corrosione.
Di certo il tutto risulterà più funzionale per chi non ha mai avuto modo di conoscere l’originale
della Troma, ma resta da verificare quanto la nuova generazione di spettatori possa apprezzare un’operazione di restart di questo tipo. Del tutto errato, ad esempio, è l’accostamento pubblicitario che si sta facendo [almeno qui in Italia] con la saga di Terrifier, che non solo presenta al pubblico un modo di mettere in scena lo splatter assai più estremo e tendente al macabro, ma che, contrariamente al film di Blair, non si propone mai di giustificare o accompagnare il sangue con brandelli credibili di storia. Il pubblico che si avvicina al Vendicatore pensando ci possa essere un apparentamento con il film di Leone, si troverà davanti a qualcosa di molto diverso, che potrebbe convincerlo di più, o farlo sentire tradito.
Luca Ruocco
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THE TOXIC AVENGER
Regia: Macon Blair
Con: Peter Dinklage, Luisa Guerreiro, Jacob Tremblay, Taylor Paige, Kevin Bacon, Sarah Niles, Julia Davis, Julian Kostov, Elijah Wood
Uscita in sala in Italia: martedì 28 ottobre 2025
Sceneggiatura: Macon Blair, Lloyd Kaufman, Joe Ritter
Produzione: Legendary Entertainment, Troma Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Anno: 2025
Durata: 102’
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