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THE CONJURING – IL RITO FINALE di Michael Chaves

Il quarto e ultimo capitolo della saga cinematografica di The Conjuring è, come espressamente dichiarato nel titolo, quello conclusivo. Il rito finale, infatti, vuole chiudere in pompa magna l’avventura su grande schermo dei coniugi Warren, che saranno però traghettati, non si sa ancora in che modo e interpretati da quali attori, all’interno di meccanismi narrativi di una serialità più sincopata, come quella televisiva. Questa è già una certezza, e il The Conjuring Universe potrebbe regalare qualche altra sorpresa attraverso le sue tentacolari propaggini fatte di spin-off con protagoniste le entità maligne della saga [e non solo] riproposte in altri momenti temporali e in altre location.

Detto questo, l’ultimo capitolo della più riuscita e affascinante saga horror creata da James Wan [per chi scrive] si apre con un lungo prologo ambientato nel 1964, che vede Ed e Lorraine novelli sposi e in attesa della nascita della loro Judy. I due demonologi alle prime armi sono chiamati a indagare sull’infestazione di un vecchio specchio all’interno di un negozio d’antiquariato. L’entità che si nasconde in quell’oggetto è talmente malvagia e potente da mettere subito a rischio la gravidanza della medium. La piccola Judy nasce addirittura morta, nonostante la corsa in ospedale dei suoi genitori ma, attraverso la forza della preghiera, Lorraine riesce a riportare in vita la neonata e ad allontanare l’anima oscura arrivata a cercarla fino alla sala parto.

The Conjuring – Il rito finale, affidato a Michael Chaves come il precedente The Conjuring – Per ordine del diavolo [2021] – regista di casa nell’Universe e al timone anche di La Llorona – Le lacrime del male [2021] e The Nun II [2023], ha quindi l’importante compito di fare da ponte tra il primo [o uno dei primi] e l’ultimo [o uno degli ultimi] caso dei Warren. Ma non basta, perché il film deve mettere in scena la giostra dell’orrore a cui Wan ci ha abituati, declinata un po’ in minore a causa di un’autorialità meno riconoscibile e con assai meno guizzi di Chaves, mentre porta al massimo livello la seconda anima che The Conjuring ha mostrato fin dal suo primo capitolo: quella di una grande storia d’amore, di complicità, di reciproco rispetto e di estrema fiducia. La storia di una famiglia molto unita, i cui componenti si battono fianco a fianco e che hanno un senso di empatia verso il prossimo talmente alto da reputare il bene delle altre famiglie importante quanto quello per sé stessi.

Tra ghost story, horror esorcistico e epopea di una famiglia americana allo stesso tempo estremamente tipica quanto singolare, la storia de Il rito finale si sposta nel 1986. In Pennsylvania la famiglia Smurl acquista il misterioso specchio visto all’inizio al mercatino delle pulci e si ritrova in casa l’anima inquieta. I suoi attacchi si fanno sempre più violenti e culminano con lo stupro del capofamiglia, mentre è in preda a una paralisi notturna. Quando la richiesta di aiuto della famiglia arriva alla porta dei Warren, li trova in un momento un po’ particolare della loro vita e della loro carriera. I due demologi si sono congedati dalla missione per i gravi problemi cardiaci di cui soffre Ed. Judy, inoltre, ha da poco presentato ufficialmente il suo ragazzo in famiglia e lui non ha perso tempo e ha chiesto ai genitori la sua mano. Il caso degli Smurl, però, sempre attirare magneticamente i Warren, soprattutto la ragazza, che raggiunge la famiglia in pericolo e la casa infestata senza chiedere il consenso dei genitori che, in qualche modo, sono costretti a seguirla e a ritrovarsi a combattere contro la stessa entità che aveva messo a rischio l’esistenza stessa del loro nucleo familiare.

Come gli altri casi scelti come nucleo narrativo della quadrilogia, anche quello raccontato ne Il rito finale è tratto da uno dei documentati esorcismi praticati dai Warren, ma calando questo episodio all’interno del suo Universe e confrontandolo con i tre precedenti, a balzare subito agli occhi è la percentuale che la parte romanzata, che poi sarebbe anche quella maggiormente incentrata sulle dinamiche della coppia [o della famiglia], ha conquistato negli anni, arrivando in questo capitolo finale a occupare la fetta più grande della pellicola e molto probabilmente quella più interessante.

Tranne per qualche momento ben congegnato, infatti, la struttura più prettamente orrorifica, infatti, non regala grandi soddisfazioni, rimanendo a stagnare in un placido lago di fin familiare e già visto. Molto lontane le tensioni da incubo de L’evocazione – The Conjuring [2013] o le trovate quasi cartoonesche ma spaventose alla The Real Ghostbusters dell’Uomo Storto di The Conjuring – Il caso Enfield [2016]. Eppure gli ingredienti della ricetta dell’orrore sono gli stessi: una casa violata dall’inspiegabile, una famiglia in pericolo, una presenza spietata, un’altra famiglia sconosciuta come unica ancora di salvezza.

The Conjuring – Il rito finale sovverte le regole a cui la saga ci ha abituati: non è più una storia dell’orrore puntellata da piccoli momenti di vita quotidiana dei protagonisti; è un lungo e importante momento della vita familiare dei Warren, in cui si insinua l’orrore che cerca di destabilizzare il loro vissuto. Sia la backstory che fa da prologo [e che è del tutto scollegata dal caso “reale” da cui è tratto il film], che il peso riservato al personaggio di Judy, evidenziano che l’intesse primario stavolta è quello di mettere l’accento sul senso di famiglia, sulla storia d’amore, sull’importanza di trovare qualcuno che riesca a guardarti come Lorraine guarda Ed, mentre in soggiorno si aggira il feroce spettro di una vecchia, o come Ed guarda Lorraine, mentre recita un salmo esorcistico, schivando i colpi della posseduta.

Il focus è su ciò che poi, in poco più di 10 anni, è riuscito a differenziare i capitoli della saga dei Warren da molti altri titoli simili per sotto-Genere e tematiche, e che ha fatto affezionare così tanto il pubblico ai personaggi interpretati da Vera Farmiga e Patrick Wilson.

Se la serie dovesse rimanere un pensiero nella testa di Wan, i coniugi ci mancheranno davvero.

Luca Ruocco

UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA 

Regia: Michael Chaves

Con: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Mia Tomlinson, Ben Hardy, Rebecca Calder, Elliot Cowan, Kila Lord Cassidy, Beau Gadsdon, Molly Cartwight, Tilly Walker, Peter Wight, Kate Fahy, John Brotherton, Steve Coulter, Madison Lawlor, Orion Smith

Uscita sala in Italia: giovedì 25 settembre 2025

Sceneggiatura: Ian Goldberg, Richard Naing, David Leslie Johnson-McGoldrick

Produzione: Atomic Monster, New Line Cinema, Quebec Film and Television Tax Credit, The Safran Company, Warner Bros.

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Anno: 2025

Durata: 135′

InGenere Cinema

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