Midnight Factory affida la responsabilità di chiudere un’estate horror davvero importante e felice allo Sean Byrne di The Loved Ones [2009] e The Devil’s Candy [2015] che, a distanza di 10 anni dal suo ultimo film, torna alla regia di un thriller horror adrenalinico a base di squali che, però, non utilizza le creature acquatiche nel modo in cui Steven Spielberg e la sua marea [è il caso di dirlo] di epigoni ci hanno abituati negli ultimi 50 anni.
Con Dangerous Animals, il regista australiano prova a riscrivere con divertimento le regole dello sharkmovie e, in parte, anche della ozploitation, proponendo una storia che racconta di come il predatore più temibile e fuori controllo sia sempre e comunque l’uomo. Per farlo, si allontana dagli sperduti territori dell’Outback australiano, per scegliere come location della lotta per la sopravvivenza un luogo altrettanto sterminato e isolato: l’oceano. Al posto della classica casa sperduta fra i campi, allora, non può che esserci una grossa imbarcazione con a capo un folle omicida, Tucker [Jai Courtney] ossessionato dagli squali con cui tende spesso e volentieri ad apparentarsi, che si nasconde dietro ad una attività turistica sui generis: un’escursione subacquea proprio nei territori dei più pericolosi predatori con le branchie.
Dangerous Animals è un film che dimostra di saper dosare temi e dinamiche da thriller a quelle del survival, ma non dimentica mai la sua anima da horror slasher, Genere da cui eredita la figura del folle omicida senza scrupoli e apparentemente impossibile da fermare, scene di violenza molto grafiche, un bodycount spietato e, soprattutto, l’affascinante figura della final girl.
In questo caso si tratta di Zephy [una Hassie Harrison davvero grintosa], una giovane e indipendente surfista americana che nottetempo viene rapita dal folle assassino e si trova ad essere la sua potenziale ennesima protagonista di assurdi snuff in cui l’uomo trasforma le sue vittime in esche vive per squali voraci. Durante la prigionia nella stiva metallica, in parte condivisa con un’altra turista assai meno pervicace, la giovane americana si dimostrerà più forte e resistente di quanto potesse sembrare.
Tra villain da incubo e final girl che si piega ma non si spezza, si inserisce Moses [Josh Heuston], ragazzo un po’ ombroso ma dal cuore tenero che forse è l’unico ad essere riuscito a leggere l’animo di Zephy, e che le rimane legato anche se lei continua a sfuggirgli: prima volontariamente, perché ha paura a stringere legami che vadano oltre la passione di una notte; poi forzatamente, quando viene portata via dal rapitore che si considera un tramite scelto dalla natura tra l’essere umano e la specie acquatica che venera.
Assegnati i ruoli e definite le regole, il film di Byrne si mostra per quello che è: pura lotta per la sopravvivenza; un rapporto tra gatto e topo che riesce a coinvolgere lo spettatore, anche se
poggia su una dinamica più che riconoscibile. Ad alimentare l’interesse e a spostare il tutto su territori meno battuti sono proprio i due ingredienti a cui facevamo riferimento poco sopra: l’utilizzo di telecamere, VHS e fari, per i set notturni in cui il serial killer coinvolge gli squali nelle sue mattanze; e – ça va sans dire – lo stesso modus operandi dell’omicida che non arriva [quasi] mai personalmente a ultimare l’omicidio, ma preferisce servirsi dell’intervento di complici inconsapevoli che [ancora una volta “quasi”] per tutto il film si comportano in modo del tutto naturale, senza trasformarsi in mostri acquatici. La metafora che risale dalle acque profonde è quella della incapacità potenziale dell’uomo malvagio a compiere con le sue sole forze l’atto per il quale rapisce, ingabbia e sottomette.
Ovviamente non è da trascurare anche il fatto che, come in ogni slasher che si rispetti, il ruolo di “predatore” e di “preda” si scambiano più volte e questi cambi di rotta, oltre a donare dinamismo narrativo, lasciano segni indelebili sui corpi dei personaggi principali e nei cuori degli spettatori.
Byrne sa il fatto suo e lo dimostra anche orchestrando un lavoro certosino su suoni e colonna sonora. Dangerous Animals è un gioco al massacro che intrattiene e avvince: un film di squali, che è anche un ludico slasher, che è anche un thriller ad alta tensione, ma in parte anche una storia d’amore [e a questo forse si deve la chiusa in positivo che forse fa poco ozploitation].
Altri punti a favore sono anche l’utilizzo deciso di uno humour nero rilevante per l’intera durata del film, soprattutto grazie al personaggio di Tucker, e la limitata presenza di meccanici jumpscare. Non si urla al masterpiece, ma il suo bel lavoro lo fa.
Buona scelta di fine estate, Midnight.
Luca Ruocco
–
DANGEROUS ANIMALS
Regia: Sean Byrne
Con: Hassie Harrison, Josh Heuston, Rob Carlton, Ella Newton, Liam Greinke, Jai Courtney
Uscita in sala in Italia: mercoledì 6 agosto 2025
Sceneggiatura: Nick Lepard
Produzione: LD Entertainment, Brouhaha Entertainment, Range Media Partners, Oddfellows Entertainment
Distribuzione: Midnight Factory, Plaion Pictures
Anno: 2025
Durata: 98’
InGenereCinema.com Gazzetta del Cinema e della Cultura Horror, del Fantastico, del Bizzarro e dello Straordinario
