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TWO SISTERS: Intervista al regista Diego Carli

Two Sisters, presentato in anteprima al Giallo Berico, è il nuovo cortometraggio di Diego Carli che lo scrive partendo da fatti realmente accaduti 400 anni fa sui Monti Lessini di Verona. Un lavoro in costume che, attraverso una storia di stregoneria e inquisizione, racconta di quanto sia complesso – in alcune circostanze –  discernere tra bene e male, in un modo culturale governato allo stesso tempo da ferree credenze religiose e da cupe superstizioni.

Two Sisters di Carli è anche una storia di amore familiare e di sacrificio, di un destino segnato che scalpita finché può di fronte alla forza del pregiudizio.

Visti la tematica per noi molto interessante e l’impegno dell’autore nel mescolare storia vera, dramma e orrore, non potevamo che incontrarlo per parlare meglio di questo cortometraggio stregonesco.

[Luca Ruocco]: “Two Sisters” si inserisce all’interno di una riscoperta folk dell’horror contemporaneo. Il tuo trasporto per le figure più oscure e misteriose del folklore era già ben visibile in un tuo lavoro del 2008, il cortometraggio “Orçe”. Da dove nasce questo tuo interesse?

[Diego Carli]: L’Ispirazione prende dalla zona in cui vivo, sto ai piedi dei monti Lessini di Verona, posto carico di leggende, fiabe, racconti spesso tratti da fatti realmente successi, ce ne sarebbero di storie da rappresentare senza troppa fatica, fanno parte delle tradizioni di montagna di questi luoghi che gelosamente vengono custodite dai suoi abitanti, una montagna forse poco battuta dalle rotte turistiche usuali e per questo ancora, selvagge in certi punti.

[LR]: Per il tuo “Two Sisters”, poi, ti ricolleghi direttamente a fatti realmente accaduti sui Monti Lessini, circa 400 anni fa. Ci dai qualche informazione in più riguardo all’episodio che ti ha fatto scattare la molla per scrivere e girare la tua storia di stregoneria?

[DC]: Questa era una zona controversa alla fine del XV secolo: Venezia sarebbe stata coinvolta in una guerra contro le più importanti potenze europee, nel frattempo qui si intensificavano i pattugliamenti sui confini mai del tutto delineati tra Impero Asburgico, Vescovado di Trento e Repubblica di Venezia. Fu anche una zona di processi: dal Tirolo al Trentino fino alla Serenissima, spesso falsi, spesso non portati a termine come il processo di Innsbruck a settanta persone accusate di stregoneria e poi invalidato, ma la fobia cominciava a crescere, la storia è ispirata ad un fatto vero, una giovane ragazza fu accusata di stregoneria forse per la sua bellezza prorompente grazie alla sua gioventù, forse per la sua esuberanza ribelle e giovanile, cercò di fuggire ma fu bruciata, ecco, il tema della fuga mi è sempre piaciuto e l’ho voluto rappresentare a modo mio.

[LR]: Come spesso accade in una storia che parla di streghe e di inquisizione, nel tuo corto è molto difficile suddividere i personaggi in buoni e cattivi. Nello specifico, in “Two Sisters” il ribaltamento è doppio, visto come va a finire la storia delle due giovani sorelle. In più parti da un brano del “Malleus Maleficarum” che di buoni sentimenti davvero non gronda, anche se all’epoca era considerato un testo scritto ad uso di chi stava dalla parte giusta…

[DC]: La frase all’inizio l’ho voluta mettere perché è scioccante. E pensare che era nella mentalità dell’epoca, la donna era inferiore all’uomo per la società del tempo, viveva per sposarsi e fare figli, la sua massima aspirazione. E’ vero che nel film non ci sono buoni o cattivi, giusti ingiusti, non c’è speranza nel futuro, l’unico amore che c’è e tra le due sorelle che tentano di proteggersi l’un l’altra da un male più grande di loro.

[LR]: Nel tuo corto il male prende vita quasi come risposta. Come se volesse accontentare chi lo cerca in modo cieco e ossessivo. Quando si manifesta ci troviamo di fronte a piccoli ma incisivi elementi di mutazione, che danno concretezza al paranormale. Con chi hai collaborato per gli effetti di “Two Sisters”?

[DC]: Gli effetti sono stati concordati assieme a Edoardo Olivieri che è stato il DOP del film e che ha seguito la post produzione. Per ciò che riguarda le scene con effetti speciali, abbiamo volutamente limitato il digitale per recuperare l’artigianalità di un certo cinema del passato che a nostro avviso è più efficace e si avvicina di più al concetto del vero.

[LR]: Non possiamo non spendere qualche parola anche sulle due attrici che hanno vestito i panni delle sorelle, in questa storia di pregiudizio, amore e sacrificio. Come le hai scelte e come è stato lavorare con loro?

[DC]: Ritengo Jenni Tatani e Marianna Caporali siano due promesse del cinema italiano, lavorare con loro è un piacere, un emozione, una crescita: danno molto, mettono del proprio e quando si gira donano tutto, anima e corpo al personaggio. Meravigliose pur giovanissime, quando girammo avevano quindici anni. Sono state mie allieve alla mia scuola di cinema, avevamo anche indetto un casting ma nessuna risultava credibile come loro due, le ho preparate per due anni [da quando ne avevano 13!] con prove intensive in palestra e sul posto, sotto la pioggia, sotto il sole, col freddo e col caldo, studiando le azioni fisiche e lo spessore psicologico, parlando molto per cucirle addosso due caratteri intensi e difficili e per farle entrare nel mondo che io volevo. Insomma strepitose.

[LR]: Altro elemento su cui hai puntato molto è la musica. Ci parli del lavoro fatto sulla colonna sonora? Quali sono stati i riferimenti che hai fornito a chi l’ha realizzata?

[DC]: La musica è il trenta per cento del successo del film per me. Ho avuto la fortuna di incontrare in primis la disponibilità del coro Tenebrae di Londra che ha aderito al progetto con entusiasmo fornendoci la loro versione del Miserere Dei Meus di Allegri, in più tutta la colonna sonora è pensata e realizzata dal Maestro Luigi Maria Mennella che ha saputo miscelare suoni antichi e moderni e dando il suo contributo personale ad ogni scena, il Maestro Leonardo Landini che ha studiato la musica del finale che cambia totalmente registro come desideravo e Camilla Carli che ha interpretato Lachrimae Antiquae Pavan di John Dowlandper ocarina e arpa.

[LR]: Immagino che “Two Sisters”, dopo la presentazione alla rassegna Giallo Berico stia iniziando il suo percorso festivaliero. Hai già appuntamenti da segnalare ai nostri Amici dell’Horror?

[DC]: Certo. Per gli amici di Milano saremo il 12 giugno al Drag Me to fest Part II, inoltre siamo presenti a Las Vegas ad un importante festival di cinema di Genere: The Fear Faire Film festival, e nel frattempo abbiamo vinto in India come miglior corto all’Horror Bowl Movie Awards e chi vivrà vedrà.

[LR]: Grazie, Diego. Alla prossima.

[DC]: Grazie a voi e viva il cinema!

Luca Ruocco

[Roma, aprile 2022]

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