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VETRO – Intervista al regista Domenico Croce

In sala da poco più di una settimana, Vetro è l’opera prima di Domenico Croce, giovane regista già vincitore di un David di Donatello [insieme a Stefano Malchiodi] per il cortometraggio Anne. Un thriller psicologico claustrofobico e sospeso, un kammerspiel di nuova generazione debitore, tuttavia, di un grande classico hitchcockiano come La finestra sul cortile. Un oggetto interessante di cui abbiamo avuto il piacere di parlarne con il suo autore.

Qui di seguito il report della nostra chiacchierata.

Sigla, Amici dell’Horror. Sigla!

[Paolo Gaudio]: Ciao Domenico, benvenuto sulle pagine di InGenereCinema.com.

Domenico Croce: Ciao Paolo, è un vero piacere!

[PG]: “Vetro” è la tua opera prima: come sei stato coinvolto in questo progetto e cosa ti ha convinto ad accettare questa avventura.

[DC]: Vetro è arrivato nell’autunno 2020. Durante il primo lockdown Francesca Andriani e Guglielmo D’Avanzo di 10D Film [colleghi, ex-studenti CSC, ma soprattutto amici] mi presentano Daniele Basilio di Fidelio. Quella con Daniele si è rivelata la prima amicizia… nata in pandemia: è innegabile che quell’esperienza ci abbia un po’ cambiati e, sebbene ricordi quei mesi come un periodo quasi sfumato, rarefatto, il confronto con lui [sulle nostre idee e sul Cinema in generale] è tra le cose che ricordo con concretezza. Verso ottobre di quell’anno Daniele mi telefona per dirmi che ha letto un soggetto che l’ha lasciato senza parole: si trattava di “Vetro – La finestra sul cortile… 65 anni dopo”, scritto da Luca Mastrogiovanni e Ciro Zecca. A fine lettura gli confermo le stesse ottime impressioni di cui mi aveva parlato… e mi chiede se me la sarei sentita di collaborare con lui e Silvio Maselli [suo insostituibile socio] dirigendo il film. Non nego lo shock iniziale, ma io sono fatto così: se una strada che intendo percorrere presenta una sfida, ne sarò attratto. E Vetro presentava milioni di sfide! Era chiaramente aperto a una forma di sperimentazione, pur rimanendo nel Genere. E in più prometteva di “indagare” l’universo femminile: la maggior parte dei corti che ho fatto al CSC hanno donne per protagoniste o comunque personaggi femminili determinanti. Insomma, alla fine sembrava proprio quella cosa romantica lì: non ero io ad aver trovato Vetro, ma il film ad aver trovato me.

[PG]: Il tuo è un thriller psicologico ambientato quasi interamente in una stanza e retto sulle spalle di un unico personaggio: come hai scelto Carolina Sala? E cosa ti ha fatto dire che lei era quella giusta per questo ruolo?

[DC]: Siamo partiti con il casting di Lei e Lui pochi giorni dopo che Luca e Ciro avevano iniziato a scrivere la sceneggiatura. Era chiaro che avevamo bisogno di trovare la protagonista il prima possibile per far decollare il lavoro sulla messinscena. Federica Baglioni, la casting director, ha lavorato su decine e decine di self tape [provini video che gli attori inviano prima di arrivare al provino vero e proprio] per aiutarmi a comporre il quadro del personaggio. Carolina è spuntata con il secondo gruppo di self tape: dal video aveva già convinto tutti, era perturbante nella sua estrema semplicità [sentivi subito aria di mistero] e aveva un notevole approccio ai ritmi del testo. Io ho deciso però di non cantare subito vittoria, perché volevo essere certo che quella che avevamo davanti non fosse una soluzione, ma la soluzione. Ai provini dal vivo Carolina ha vinto la sfida più grande: se chiudevo gli occhi sentivo un personaggio, quando li riaprivo ne riuscivo a percepire un altro. Aveva capito che stavo cercando un doppio personaggio… e quindi, ancora una volta, ho pensato che fosse stata Lei a trovare noi.

[PG]: In “Vetro” il fuori campo gioca un ruolo decisivo in termini di narrazione e di tensione, quanto è difficile drammatizzare ciò che la macchina da presa non inquadra?

[DC]: Il fuori campo è una delle sfide di cui sopra. Non so quando ho avuto l’idea… di inquadrarlo: muovere la macchina come se potessimo vedere cosa succede al di là delle pareti… come se fossero di vetro. Mi sembrava un’idea che ci ponesse decisamente nella stessa condizione della protagonista, ovvero ottenere una cornice della “realtà”, ma non l’intero quadro percettivo. Infatti molto spesso è lei, con il suo sguardo, che lancia questi movimenti “a vuoto” sul vuoto… ma questo è diventato evidente solo in post, mentre sul set faceva molto strano fare una panoramica su un muro o un carrello verso una porta. Il montaggio del suono ha fatto il resto.

[PG]: Guardando il tuo film è davvero difficile non pensare al fenomeno degli Hikikomori, lo conoscevi prima di lavorare a “Vetro”? E cosa ne pensi?

[DC]: Ne avevo sentito parlare, ma non avevo mai approfondito. Vetro orbita attorno a questo fenomeno e, una volta letto il soggetto, ho cercato di documentarmi… per poi scoprire che non esiste una documentazione “specifica” al riguardo. Mi spiego: quello hikikomori è un fenomeno [non una patologia, né un qualche tipo di disturbo clinico] e, in quanto totale, risulta come un bacino che accoglie riflessioni di tipo sociale, scientifico, culturale ecc. Hikikomori Italia è un’associazione che ha, tra i propri obiettivi, quello di monitorare il fenomeno nel nostro Paese e fare informazione al riguardo. La stessa Fidelio si è già interessata all’argomento, producendo il documentario Essere hikikomori. Quello che più mi ha impressionato è quanto un “fenomeno” possa ferirci, non una “malattia” universalmente riconosciuta. È qualcosa che obbliga tutti a fermarsi e riflettere: il paragone è estremo, ma da una parte è come un suicidio… che fa molte più vittime “agendo” una sola volta. Gli hikomori sono principalmente giovani donne e uomini, ma anche i genitori [o chi “vive” con loro] sono tremendamente coinvolti. Informandomi ho cominciato a connotarlo come un paradosso sociale e ho concluso che l’Arte, parlandone anche solo collateralmente, potesse far luce su questa particolare ombra.

[PG]: Grazie mille Domenico e in bocca al lupo per il tuo film e i tuoi prossimi progetti.

[DC]: Grazie a voi! Crepi/viva il lupo e auguri a tutti!

Paolo Gaudio

Roma, aprile 2022

InGenere Cinema

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