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C’ERA UNA VOLTA IL CRIMINE di Massimiliano Bruno

Dopo Non ci resta che il crimine [2019] e Ritorno al crimine [2021], Massimiliano Bruno torna nelle sale con l’ultimo capitolo della saga: C’era una volta il crimine. La banda, sempre composta da Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi e dallo stesso Bruno, si impoverisce di Alessandro Gassman di cui prende però il posto un convincente Giampaolo Morelli. Tornano anche Edoardo Leo e Ilenia Pastorelli [che qui però appaiono per poco più che un cammeo] e Giulia Bevilacqua.

Già i primi due capitoli, commedie che strizzavano l’occhio al Genere, tra viaggi nel tempo e sparatorie, celavano la loro maggiore debolezza in una sceneggiatura troppo spesso sbrigativa e un po’raffazzonata, che preferiva lasciar spazio alla battuta di spirito piuttosto che alla credibilità della vicenda. Con questo terzo capitolo, Bruno non ha raddrizzato il tiro; tutt’altro.

La commedia dalla poca credibilità si è spinta oltre, fino a diventare farsa. E questo, tutto sommato, potrebbe essere un vantaggio. Purtroppo, però, diventa una farsa che sembrerebbe non voler accettare di esserlo fino in fondo, come per esempio aveva fatto Corrado Guzzanti con il ben più riuscito Fascisti su Marte. Desidererebbe, invece, toccare tematiche profonde e – ahinoi – ancora estremamente attuali, volendo perfino emozionare e far riflettere.

Sorvolando sulla regia confusionaria e un po’ pasticciata di Massimiliano Bruno, la storia ambientata nel 1943 vede i Nostri riuscire – nei titoli di testa realizzati in animazione – a rubare la Gioconda ai francesi nel pieno della Seconda Guerra Mondale. Nel tentativo di tornare ai giorni nostri passando attraverso l’ennesimo portale inter-dimensionale aperto, però, la banda si trova a dover aiutare Adele [Carolina Crescentini] a recuperare sua figlia, finita in mano ai nazisti a causa di una serie di scelte e di equivoci compiuti dai nostri personaggi in maniera decisamente forzata.

È qui il punto: dov’è il confine tra la farsa e la commedia? Quand’è che il sopra le righe si spinge così oltre da diventare insensato? Al di là del gusto personale, è questo il maggior difetto dell’ultima opera di Massimiliano Bruno: non riuscire a prendere una posizione in tal senso, volersi servire dell’esagerazione farsesca senza però avere il coraggio di rimanere dentro quei confini. È come se Bruno e gli altri sceneggiatori si fossero divertiti nell’amplificazione di quella comicità buffoneggiante e inverosimile, per poi però ogni volta voler tornare a terra, alla realtà, alla verosimiglianza. Forse con l’intento di riconoscere una sorta di rispetto che alla guerra è dovuto, forse per una volontà dal sottofondo buonista di riderci sopra, sì, ma mai fino in fondo, ma il fatto è che il risultato ottenuto è proprio l’effetto contrario: C’era una volta il crimine ridicolizza l’infausta tragedia che è stata la Seconda Guerra Mondiale, la riduce a una barzelletta in cui è sufficiente cantare Faccetta Nera, o Bella Ciao, o fare una partita a carte con Pertini, o ancor peggio un servizio fotografico al Duce, per non essere ammazzati. Perché nonostante i portali inter-dimensionali, i viaggi nel tempo, le sparatorie e la battuta facile, C’era una volta il crimine continua a sottolineare ogni volta che qui non siamo su Marte: c’è il rischio continuo di essere fucilati ma, alla fine, per sopravvivere ai nazisti, ai fascisti, ai partigiani, basta essere simpatici.

Parliamoci chiaro: durante la visione si ride anche e siamo certi che la pellicola abbia le carte in tavola per riscuotere un buon successo al botteghino, ma il punto è che quella risata che inevitabilmente scappa davanti alla battuta di Giallini, di Morelli, di Tognazzi – tutti perfettamente in parte e in grande forma – nasconde nel profondo sempre un pochino di imbarazzo. È come se ci si sentisse in colpa di aver riso, proprio perché quell’intento farsesco di cui sopra non è schiettamente dichiarato ma, anzi, ogni volta che sembra finalmente decollare viene subito smorzato dalla necessità di Bruno di dar spessore alla tragedia.

Un merito, però, bisogna certamente riconoscerlo a C’era una volta il crimine: il production value del film è altissimo. Le location, i set, gli effetti speciali, i costumi, ogni aspetto tecnico è degno di una grande produzione, come del resto è la IIF di Lucisano. Soprattutto quando si parla di commedie, in Italia, non è facile trovare un film dallo spessore produttivo così valido, ed è chiaro che la Italian International Film e Rai Cinema abbiano voluto puntare il tutto per tutto sull’ultimo capitolo della saga spaziotemporale di Massimiliano Bruno.

Ci auguriamo che tutti gli sforzi possano essere ripagati e che possano soprattutto servire a riportare in sala un pubblico che, dopo il Covid-19, ormai si è disabituato al grande schermo.

Irene Scialanca

C’ERA UNA VOLTA IL CRIMINE

Regia: Massimiliano Bruno

Con: Giampaolo Morelli, Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Carolina Crescentini, Massimiliano Bruno, Edoardo Leo, Giulia Bevilacqua, Ilenia Pastorelli

Uscita in sala in Italia: giovedì 10 marzo 2022

Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Alessandro Aronadio, Andrea Bassi, Renato Sannio

Produzione: Italian International Film con Rai cinema

Distribuzione: 01 Distribution

Anno: 2022

Durata: 100’

InGenere Cinema

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