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MASTERS OF THE UNIVERSE: REVELATION [PARTE 2] + HE-MAN AND THE MASTERS OF THE UNIVERSE

Non c’è niente da fare: cinematograficamente e televisivamente il 2021 è stato per noi Amici di InGenereCinema.com nati negli anni ’80 come un grosso pacco regalo, da scartare con l’elettricità nei polpastrelli delle dita a causa dell’adrenalina. Una scatola grande, con carta luminosa e un grosso fiocco rosso. Dentro c’è un’enorme e succulenta fetta di nostalgia. Ebbene sì, dopo un anno terribile e oscuro, che ci ha sospesi al di fuori del tempo a cercare di ricreare una sorta di nuova normalità che potesse almeno distrarci dalla tragedia planetaria venuta fuori all’improvviso, lo stesso destino sembra aver deciso che questo fosse il momento giusto per riportarci nel calore e nella tranquillità del nostro liquido amniotico.

Il 2021 ci ha regalato, e continua a regalarci, piccole boccate d’aria di cultura anni ’80, quella che ci ha forgiati, che rappresenta le radici del nostro bagaglio pop.

Ci riferiamo ovviamente al ritorno su grande schermo degli acchiappafantasmi [i nostri] nel Ghostbusters: Legacy di Jason Reitman [ne abbiamo parlato qui], come all’esplosione di ben due serie parallele dedicate al mondo dei Masters of the Universe messe in cantiere da Mattel e Netflix e poi distribuite sulla piattaforma streaming.

Quello dei MOTU è un progetto multistrato, che avrebbe previsto anche la realizzazione di un film live action [per ora messo in pausa] e che, come abbiamo già avuto modo di spiegare qui, ha previsto la realizzazione di due serie animate: la prima, quella ideata da Kevin Smith di cui abbiamo già recensito i primi 5 episodi; l’altra, sviluppata da Rob David, pensata per i più piccoli e realizzata completamente in computer grafica.

Proviamo a tirare le somme di quanto accaduto quest’anno nei pressi di Eternia, innanzitutto chiudendo l’analisi della serie Revelation, con il rilascio degli ultimi 5 episodi.

La storia di Smith, che aveva messo in secondo piano – in maniera riuscita e intelligente – He-Man e Skeletor per raccontare una storia di Dominatori dell’Universo al femminile, con un occhio di riguardo verso personaggi secondare e ultimi, si era presentata ai fan dei MOTU con la sicurezza [e con un po’ di sana arroganza] di un sequel diretto Niente reboot o spin-off, nonostante il taglio narrativo deciso dal creatore. L’attenzione puntata sulla serie è stata tanta al momento del suo esordio in piattaforme, e non abbiamo nascosto anche il nostro gradimento. La storia veniva interrotta proprio con il ritorno in scena dei due protagonisti per eccellenza e con la trasformazione di Skeletor in Skelegod, dopo essere morto, aver trovato riparo animico all’interno dello scettro di Evil-Lyn e aver acquisito, una volta tornato in vita, il tanto agognato potere di Grayskull.

La trasformazione del Lord of Destruction in un villain fuori scala mette nel panico il gruppo di buoni che abbiamo riscoperto [o imparato a conoscere] e con Adam/He-Man gravemente ferito e privo di spada del Potere, non sembra che la storia possa prendere una piega differente. Ma il nostro principe è un uomo dalle mille risorse e, proprio perché con le spalle al muro, prova a farsi lui stesso tramite del Potere e decide di richiamarlo a sé anche senza lo storico catalizzatore.

Contro ogni più rosea aspettativa il piano funziona e il rampollo di re Randor si trasforma in un selvaggio grosso e violento [l’idea originale del concept di He-Man era proprio un barbaro, tra le altre cose] che mette in difficoltà la divinità dalla faccia di teschio, ma che è difficile da trattenere anche per i suoi vecchi amici e per suo padre.

E proprio il rapporto genitori/figli è uno dei temi portanti di questa ripresa di Revelation, che confluisce in un discorso più generale sui rapporti affettivi che sembrano regolare anche le esistenze dei Dominatori dell’Universo: Adam non riesce a sentirsi accettato e compreso da suo padre, e la furia che il barbaro [un doppio incontenibile versione Hulk dell’He-Man che conosciamo] sta per scaricargli contro sarebbe una perfetta traduzione della frustrazione vissuta dal principe.

In un meccanismo di estrema umanizzazione dei personaggi che ben conosciamo, Smith e i suoi ci fanno assistere anche ad un litigio di coppia tra Skelegod e Evil-Lyn, rifugiati all’interno di Grayskull e ci regalano anche un accenno di scena sensuale tra i due malvagi. Lyn, che però ha ormai il cuore colmo d’odio per il malvagio stregone che fin da giovane l’ha abituata a vivere per servirlo, ordisce un piano per prendere possesso pieno dei poteri, riportando Skeletor alla sua normale realtà di Stregone del Male [e di maschio], spostando nuovamente e in maniera definitiva la lancetta del focus della serie sul girl power.

D’ora in avanti, per gli ultimissimi episodi di Revelation, sarà un questione tra donne: una madre che deve ricucire le cicatrici nell’anima di una figlia che ha dovuto guardare crescere da lontano, provando comunque a proteggerla; una nuova maga che dovrà prendersi il carico di gestire e proteggere i segreti di Grayskull; una dea che, dopo aver ripreso pieno possesso del suo corpo e della sua vita, spinta da un rancore e da un’indifferenza enormemente cresciuti, dà il via a un piano di vendetta che prevede l’annientamento dell’intero universo, per riuscire a cancellare l’esistenza di un Lui protagonista di un rapporto tossico.

Punti più che interessanti, presi uno per volta, ma che vengono sviluppati in modo svogliato e ingeneroso, tradendo del tutto le aspettative che la prima parte della serie aveva alimentato.

Anche il ritorno in campo [e lo scontro finale] tra i due nemici di sempre, Skeletor e He-Man, non ha sapore e si risolve nell’indifferenza dello spettatore. I guizzi che avevano riempito la prima parte della stagione, qui non trovano degno sviluppo e, nell’arco dei 5 episodi, si affievoliscono e si spengono del tutto.

Anche la presenza di alcuni malvagi compari Skeletor [ma questo era già successo nella prima parte] si conclude con una semplice alzata di mano, per segnare la presenza… soprattutto sugli scaffali degli store in forma di action figure.

Se volessimo trovare l’idea che in questa Parte 2 funziona meglio, questa andrebbe di sicuro cercata nella “condivisione del potere”, che qui è qualcosa che rimbalza da un personaggio all’altro, che va conquistato e rende superiori, ma che non è più unicamente relegato all’interno di un oggetto o legato a un personaggio. Il potere trasforma, in bene ma anche in male, e condividerlo può portare sia alla vittoria che al tracollo.

Se volessimo cercare un punto di contatto con He-Man and The Masters of the Universe di Rob David, potremmo trovarlo proprio nella scelta di condividere il Potere: “è dentro di noi questo potere!”, ci viene detto già dalla sigla della serie pensata per i più giovani. E Grayskull aiuta semplicemente un gruppo di ragazzi, capeggiati da Adam, a diventare una versione migliore degli adulti che sarebbero dovuti diventare.

Qui si vuole esplicitamente ricreare personaggi e gruppi dalle basi: Adam è una trasposizione moderna del Mowgli de Il libro della giungla, cresciuto insieme ad un branco di tigri [tra cui un Cringer rimasto senza artigli]; Teela è una piccola e scaltra ladra con dei poteri magici che ancora non sa come usare e che inizialmente lavora per i cattivi [Kronis ed Evelyn], così come Duncan/Man-at-Arms, che è un giovane apprendista con grande predisposizione all’utilizzo delle tecnologie.

Anche i cattivi [e quelli che vengono definiti Bestiopoidi] sono rimaneggiati e modernizzati, seguendo la linea che per tutta la serie mescola la magia alla tecnologia [robot, droni, armi], partendo proprio da Evelyn e da Kronis [che poi diverrà Trap Jaw], ma arrivando a modificare completamente l’essenza stessa di Orko e, perché no, il design e la funzionalità della spada del Potere.

Anche le origini del malvagio Skeletor sono ri-raccontate, proprio a partire dalla shakespeariano zio Keldor [“in carne e ossa!”].

L’animazione in computer grafica è assai più riuscita e contemporanea rispetto a quella decisamente vintage ma in alcuni momenti poco curata di Revelation; e anche il design dei personaggi [soprattutto i buoni, che sono tutti giovanissimi – tigre a parte – proprio per agevolare al massimo l’immedesimazione dei giovani spettatori] è accattivante, luminoso… e in doppia versione! Standard e poi in variante “attraversati dal Potere”, proprio perché in questa serie non ci sarà più un “A me il Potere!”, ma un più comunitario “A noi il Potere!”.

Si viene così a creare una sorta di gruppo alla Power Rangers, che deve imparare a muoversi [nella nuova forma potenziata]: qui non si nasce eroi, lo si diventa non solo ereditando un Potere, ma crescendo con esso e, soprattutto, riconoscendosi come famiglia. Supportandosi e maturando fianco a fianco e poi, perché no, salvando Eternia dai cattivi.

 

Chiaramente lo script della serie è più semplificato e smart, ma non mancano momenti di ironia un po’ assurda, come quando i suoi scagnozzi domandano al Keldor già trasformato in Skeletor perché abbia deciso di darsi questo nuovo nome:

  • “Perché proprio Skeletor?”
  • “Come perché? Sono un teschio vivente!”
  • “E allora perché non Teskior?”

Insomma: A NOI il potere! E grazie a Netflix per averne catalizzato così tanto in un colpo solo.

Luca Ruocco

InGenere Cinema

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